CRONACA SARDEGNA - PROVINCIA DI CAGLIARI

la storia

"Io, ex detenuto del carcere di Uta, ora ho un'altra vita piena di amici veri"

Si faceva chiamare Homer, e l'esperienza in cella lo ha profondamente segnato
il carcere di uta (archivio l unione sarda)
Il carcere di Uta (Archivio L'Unione Sarda)

"Vorrei raccontare la mia storia di ex detenuto al carcere di Uta - ha spiegato quando ha contattato la redazione di Unionesarda.it - non tanto per far sapere quanto accaduto o i motivi che mi hanno portato in cella, ma per dire qualcosa di quel periodo della mia vita".

Homer, questo il soprannome che il nostro lettore ha deciso di usare, ha scritto una lettera in cui parte dal giorno del trasferimento all'istituto di pena. Chiede l'anonimato perché "a parte genitori e fratelli, nessuno sa ciò che ho vissuto".

***

"Tutto ebbe inizio a marzo 2018 quando, in modo del tutto inaspettato, vennero a prendermi i carabinieri per portarmi a Uta. Sapevo invece che dovevo finire di scontare a casa ai domiciliari. Essendo un paziente psichiatrico per via di una forma medio/grave di depressione e ansia, lascio solo immaginare lo stordimento che ho avuto per la forte agitazione che m'aveva provocato l'ansia una volta che gli agenti si sono presentati a casa. Per tutti i nuovi giunti in penitenziario, c'è un medico che fa una pre visita; e lo stato d'ansia era così elevato da causare una forte aritmia e 120/180 di pressione e tale da somministrarmi 15 gocce per calmarmi. Ero molto spaventato e totalmente frastornato.

Sono stato portato in sezione e sistemato in cella. La mia paura iniziale era l'impatto/approccio con la struttura e con gli altri detenuti; ma, senza darmi una spiegazione apparente, sono riuscito a tranquillizzarmi quasi subito. Tre giorni dopo la carcerazione, venne a trovarmi il mio avvocato e mi disse che mi trovava bene. Infatti, a fine colloquio, gli chiesi di sentire i miei familiari per rassicurarli del fatto che ero sereno. Due giorni dopo vennero a trovarmi al colloquio, e la commozione fu comprensibile ma ribadii la mia serenità.

Pian piano, per quanto lo consenta il luogo, ho iniziato ad adattarmi e a fare amicizia con i compagni di sezione... alcuni sono diventati i miei migliori amici.

Per quanto soffra di depressione, di carattere sono sempre stato un giullare e con gli amici più stretti era un continuo ridere e scherzare assieme. E non mancavano anche i momenti delle confidenze. Una cosa fondamentale per me è stata la semi totale accettazione da parte dei compagni di sezione della mia omosessualità, e sono stato accettato senza pregiudizi, razzismo e omofobia. L'unica nota "stonata", a riguardo, sono stati alcuni episodi di bullismo dovuti dall'eccessiva confidenza che un paio di loro s'erano presi quando capitavano i momenti in cui si scherzava assieme. E questo perché sicuramente avevano notato il mio essere indifeso e insicuro di carattere.

Le cose buone che ho avuto modo di fare sono state: farmi un check-up generale, in quanto c'è l'infermeria centrale; trascorrere i momenti in cui avevamo gli orari d'uscita dalle celle a giocare a carte; passare del tempo nelle celle degli amici tra pranzi e caffè assieme, a chiacchierare sia in cella che in sala socialità; andare in palestra, in biblioteca.

A parte l'eccessiva confidenza che s'erano presi quel paio di detenuti, un'aggressione ingiustificata da parte di un compagno di sezione (col quale avevo legato molto), conclusa con la riconciliazione tra noi due, e qualche screzio/incomprensione/fraintendimento con un paio di detenuti un po' più problematici, posso assolutamente dire che al 95% ho vissuto questi 6 mesi di galera anche meglio di quanto potessi immaginare.

Questo mese ho festeggiato 7 mesi dal giorno in cui tutto è finito (pena e carcerazione), e purtroppo ho ancora difficoltà a smaltire ciò che ho vissuto per quasi 3 anni. Ma, cosa più importante, non c'è giorno in cui non pensi ai pochi, ma ottimi, amici che mi sono creato là dentro.

È assurdo ma vero: un pezzo del mio cuore e una parte di me sono rimasti ancora a Uta. Non certo per il luogo, dato che non ci tengo a tornare, ma per le amicizie create. D non c'è giorno in cui non provi nostalgia ripensando a loro... Proprio a loro voglio far sapere, in un modo o nell'altro, che mi mancano tantissimo, e che per loro ci sarò sempre... ovunque e sempre. Vi voglio un mondo di bene ragazzi, e la cosa che mi renderà felice è sapere che state bene. Mi basta questo. Vi abbraccio forte. Il vostro Homer".

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