CRONACA SARDEGNA - PROVINCIA DI CAGLIARI

come in un FILM

"Luciana mi insegna a camminare di nuovo" VIDEO

Alfio ha avuto un grave incidente quattro anni fa a Cagliari. "Non potrà più camminare", gli avevano detto. Ma qualcosa ha cambiato il corso del destino

Per raccontare la storia d'amore di Alfio e Luciana si potrebbe iniziare da un incidente in moto. Quello che nel 1990, a Decimomannu, è costato la vita al fratello di lei, che dopo quella tragedia è finita, non a caso, per fare la fisioterapista (lavora al centro Fkt di Villasor) e guidare verso la riabilitazione pazienti ortopedici. Oppure quello che, quattro anni fa, sull'Asse mediano di Cagliari, ha causato ad Alfio varie fratture fra cui quelle di due vertebre cervicali e una prognosi iniziale terrificante: tetraplegia. "Lei non potrà più camminare", gli spiegarono un mese dopo, al risveglio dal coma farmacologico. Oggi non solo è in grado di alzarsi e restare in piedi, nell'imponenza del suo metro e 88 centimetri per 95 chili ("Prima ne pesavo 106") ma riesce, appoggiato a un tripode, a camminare e, aiutato da Luciana, a salire le scale della casa dove vivono insieme.

Oppure, per raccontare questa storia che, dopo un articolo del Corriere della Sera di qualche giorno fa, sta attirando l'attenzione di una sfilza di trasmissioni televisive, si potrebbe cominciare dallo sport. Alfio, 52 anni, ha sempre giocato a pallacanestro e correva ogni giorno sulla sabbia del Poetto. È lo sport, spiega, ad aver limitato i danni dell'incidente: "Ho avuto un arresto cardiaco ma ero al 170 per cento di capacità polmonare, quindi avevo tanto ossigeno nel corpo e il cervello non è andato in ipossia".

Le mani sugli occhi

Ma forse, per raccontare questa storia, conviene iniziare da un giorno del 2017. Due anni dopo l'incidente, Alfio Uda, sulla sua sedia a rotelle, assiste alla messa con gli altri pazienti del centro di riabilitazione Santa Maria Bambina, a Oristano. Sono stati anni duri: ospedali, piaghe da decubito, in giugno la morte della moglie Stefania, uccisa da un tumore. "Lei, il fratello Maurizio e la zia Rosa mi sono stati sempre vicino", dice l'uomo. Lui non si è mai arreso. I suoi progressi, grazie alle fisioterapiste del Marino, hanno stupito i medici. La prognosi è stata ammorbidita: da tetraplegia a emiplegia. "Qualcuno, alle mie spalle, mi ha messo le mani sugli occhi". Luciana, 46 anni, gli aveva promesso che sarebbe andata a trovarlo. Di persona non si erano mai visti. La fisioterapista di Decimo, figlia di un pilota di caccia inglese che Alfio aveva conosciuto durante il servizio di leva, aveva saputo dell'incidente e gli aveva chiesto l'amicizia su Facebook: "Volevo aiutarlo", sorride lei. "Nessun secondo fine".

Lui: "Come le sue dita mi hanno sfiorato ho avvertito (non esagero) una scossa elettrica in tutto il corpo. Ho preso quelle mani senza riaprire gli occhi e le ho portate alle labbra, per baciarle, e poi sul cuore. E ho sentito una pace profondissima, totale".

È lei a proseguire: "Mi sono chinata per dargli un bacio sulla guancia e ho sentito il suo profumo. Mi ha sorpreso. Spesso persone con traumi meno gravi del suo si lasciano andare, si trascurano. Invece avevo davanti un uomo dal fisico possente, l'aspetto curatissimo, lo sguardo intenso. Mi son detta: 'Che figo pazzesco'. Lui mi ha guardato a lungo, da capo a piedi, e infine ha mormorato: 'Sei bellissima'. E io lì, come una deficiente". Colpo di fulmine: "Abbiamo capito subito di essere innamorati", sorride lui. Mai provato prima niente di paragonabile, giurano entrambi. "Se per incontrarla era necessario avere quell'incidente - aggiunge lui - sono pronto a rifarlo altre dieci volte. Con lei le mie motivazioni sono quadruplicate". E i miglioramenti continui.

Alleati

Lei: "Le amiche mi dicevano che ero pazza, mi domandavano chi me lo facesse fare. All'inizio, anch'io ero esitante. Temevo che stare con un disabile mi avrebbe complicato la vita. Vedevo barriere dappertutto". Invece, spiegano tenendosi per mano, gli ostacoli si superano. Escono spesso, viaggiano. Vogliono sposarsi. È stata lei, nel novembre 2017, a convincere lui a muovere i primi passi da solo dopo l'incidente: "Un'emozione intensissima", sorride lui. Che ha un consiglio per chi è alle prese con le conseguenze di un trauma grave: "Continua ad amarti e non mollare mai. Incazzarsi ti fa disperdere energie e ti distoglie dalla guarigione".

Marco Noce

© Riproduzione riservata

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