CRONACA SARDEGNA - PROVINCIA DI CAGLIARI

la manifestazione

A Gergei oltre 700 studenti da tutta la Sardegna per parlare di accoglienza

Immigrazione e lotta alla mafia: questi i temi affrontati da centinaia di giovanissimi nella manifestazione di Libera Sardegna che si è tenuta nella struttura di Su Piroi
la manifestazione (foto eleonora frongia)
La manifestazione (foto Eleonora Frongia)

Un bene confiscato alla mafia e ora centro del volontariato e luogo di accoglienza: qui ieri, a Gergei, si sono riuniti centinaia di studenti per parlare di immigrazione e legalità. Tra loro uno studente di Cagliari.

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Oltre 700 studenti, provenienti da tutta la Sardegna, "dal nord al sud" precisano dall’organizzazione, hanno partecipato alla manifestazione Liberaidee, che si è svolta a Gergei, nella struttura di Su Piroi, ieri mattina.

"La scelta della location non è casuale - spiega Giampiero Farru, presidente di Libera Sardegna - dato che ci troviamo in un bene confiscato a un organizzazione criminale di stampo mafioso, affidato a un'associazione di Cagliari, La Strada, che lo gestisce per uso sociale: come centro di incontro del volontariato, nonché come luogo di accoglienza per svariati gruppi".

Nel cuore silvestre del Sarcidano, circondati da una vegetazione arborea e lussureggiante, centinaia di giovani menti hanno ballato, danzato, discusso, in un’alternanza serio/faceto sorprendente.

Due i temi sostanzialmente trattati: l’immigrazione e la legalità.

"Dobbiamo dare la parola ai giovani. Siete voi, del resto, il futuro", ha spiegato Davide Pati, vicepresidente di Libera Nazionale. La mattinata del 15 dicembre 2018 è il culmine di un progetto di Libera più vasto e articolato, che ha messo costantemente al centro i ragazzi.

Tre giorni prima, infatti, gli alunni dell’IIS Buccari – Marconi di Cagliari avevano già saggiato le campagne gergesi, raccogliendo le bacche del mirto dal bene confiscato, lavorate poi dall’Istituto Agrario di Senorbì, per essere imbottigliate infine dai volontari delle associazioni della Trexenta. Come ci ha confermato un alunno dell’Istituto di Senorbì: "Il raccolto di quest’anno è stato abbondante e ne siamo soddisfatti".

Hanno presenziato all’incontro anche alunni della scuola secondaria di primo grado di Gergei.

"Vogliamo poter vivere in un mondo senza mafia", ha affermato Cinzia – una ragazzina delle scuole medie – con la mano tremolante che cercava di tenere fermo il gelato, tradendo così un po’ d’emozione.

Ma di emozioni intense – e davvero forti – se ne sono vissute quando Amor, un senegalese sulla trentina, ha preso in mano il microfono e, con il ritmo caldo e coinvolgente delle canzoni africane, ha realizzato il miracolo, facendo ballare i 700 studenti astanti, dal primo all’ultimo.

"L’accoglienza è questo, l’accoglienza è unione. Accoglienza è accettare persone che scappano da guerre, fame, malattie o che semplicemente cercano una vita migliore", ha commentato successivamente il preside del De Castro di Oristano Pino Tilocca, prima di lasciare la parola a due suoi studenti.

"Il nostro percorso di alternanza scuola lavoro di quest’anno - ci ha spiegato Fabrizio, diciasettenne del Liceo Classico di Oristano - si articola sul tutoraggio degli immigrati che frequentano il CPIA di Oristano.

"Che è ospitato nella sede della scuola che dirigo", chiosa Tilocca, a sottolineare il suo personale impegno per i valori della solidarietà e della comune convivenza.

Non sono mancati i saluti dell’Amministrazione Comunale di Gergei. "A nome del Comune, benvenuti. Questo luogo - ha detto il primo cittadino Rossano Zedda indicando con la mano le campagne circostanti - era la realizzazione di un sogno diventato realtà: un hotel, una pista da go kart. Si è scoperto, col trascorrere del tempo, che era in mano alla mafia. È stato confiscato e destinato a nuova vita".

"E ora ci siete voi, il futuro della nostra società, i futuri difensori della legalità", è stato il commento di chiusura di Farru. Non senza un riferimento ai problemi più imminenti del presente.

"Speriamo che Salvini si dimostri un buon ministro dell’Interno", commenta una voce speranzosa, flebile, di un immigrato nigeriano. Sì, proprio quella di un nigeriano. La prova che la geografia non ingabbia l’universale sete di giustizia. E la speranza di un mondo migliore. Che è l’ultima a morire, anche in tempi eticamente grami quali i nostri.

Alessio Cozzolino

(Liceale, Cagliari)

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