CRONACA SARDEGNA - PROVINCIA DI CAGLIARI

Seconda Guerra Mondiale

Leandro Corona, il soldato eroe di Maracalagonis fucilato a 19 anni: la lettera prima di morire

Si era rifiutato di combattere contro gli Alleati e i partigiani, per questo fu ucciso. Suo nipote legge la lettera scritta ai familiari prima dell'esecuzione
un immagine della seconda guerra mondiale (foto wikipedia)
Un'immagine della Seconda Guerra Mondiale (foto Wikipedia)

Un eroe a 19 anni. Aveva lasciato Maracalagonis quando era un ragazzino, non ci è più tornato.

Durante la Seconda Guerra Mondiale era stato fucilato assieme a quattro soldati continentali che ora riposano assieme in una tomba di un cimitero nei pressi di Firenze. Una storia straordinaria, iniziata nel 1944 quando il soldatino di Maracalagonis, Leandro Corona, scrisse una lettera alla famiglia prima di essere fucilato.

Fu l'ultimo pensiero del soldato, ucciso dai nazifascisti a Campo di Marte. Aveva rifiutato di combattere contro gli alleati e i partigiani. Un gesto eroico che gli costò la vita.

Nel 2008 il presidente Napolitano lo insignì della medaglia d'oro, il Comune di Maracalagonis gli ha dedicato una strada.

Oggi un nipote dell'eroe, Mario Corona, poliziotto in pensione, leggerà quella lettera. "Per me non piangete", aveva scritto Leandro ai familiari. "Sono sicuro che il buon Dio accetterà il mio sacrificio. Tutti vi ricordo, in particolare babbo, mamma, i fratelli, la sorella e i parenti tutti".

Mario Corona, con la foto e la lettera di Leandro (foto Andrea Serreli)
Mario Corona, con la foto e la lettera di Leandro (foto Andrea Serreli)

Fu il cappellano a prendersi cura della lettera e a farla recapitare a Maracalagonis. Oggi la lettura nella casa de "Su coru de Mara" alla presenza del sindaco Mario Fadda, dell'associazione nazionale di Polizia di Stato, sezione di Maracalagonis, dell'associazione Sa Cedra e delle altre associazioni locali e della cittadinanza, protagoniste in questa settimane delle manifestazioni in ricordo dei Caduti: mostre sulla guerra, convegni, dibattiti, cerimonie in chiesa e di fronte al Monumento dei Caduti.

Dopo l'armistizio dell'otto settembre del 1943, ai soldati era stato dato il rompete le righe. Quattro giorni dopo, con la liberazione di Mussolini, l'ordine di rientro ai propri reparti.

Corona, assieme ad altri ragazzi, non ubbidì. Il ritorno alle armi avrebbe significato combattere contro gli stessi alleati (e i partigiani) che prima erano stati al suo fianco. Fu arrestato alle cascine dove si era rifugiato. Quindi la fucilazione.

Ora Leandro riposa assieme agli altri quattro eroi, suoi amici, nel cimitero di Vichi del Mugello. Fu uno degli amici, un certo Targetti, a scrivere a sua volta ai familiari. "Con me - aveva scritto - sta per essere fucilato un amico, Leandro: seppellitelo vicino a me e alle altre tre vittime di questa esecuzione". Così fu fatto.

"Una storia che mi ha commosso", ricorda Mario Corona, il nipote del soldato eroe che leggerà la sua lettera al pubblico a conclusione di una settimana di celebrazioni per i Caduti di tutte le guerre, promossa da associazioni locali e dal Comune.

"Leandro - ha detto il sindaco Mario Fadda - fa parte della nostra storia. Si rifiutò di combattere contro i partigiani e gli alleati. Gli costò la vita. Una scelta eroica, uno straordinario affetto ai valori patriottici".

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