CRONACA SARDEGNA - NUORO E PROVINCIA

Il processo

Le intercettazioni: "La banda di Orgosolo voleva uccidere un complice"

Dalle intercettazioni lette durante il processo alla banda che aveva progettato il furto della salma di Enzo Ferrari spunta il piano per far fuori un complice
il pm ganassi al processo per il sequestro di titti pinna (foto l unione sarda calvi)
Il pm Ganassi al processo per il sequestro di Titti Pinna (foto L'Unione Sarda/Calvi)

L'udienza si accende all'improvviso, nel processo che si sta celebrando davanti al Tribunale di Nuoro contro Giulio Cesare Mulas e altri 12 coimputati. Il maresciallo dei carabinieri che ha condotto gran parte delle indagini risponde alle domande del pm della Dda di Cagliari Gilberto Ganassi: "In un'intercettazione, parlano di un delitto da compiere ad Orgosolo", rivela il sottufficiale in aula.

Il dialogo richiamato è quello che una cimice piazzata nella Peugeot dell'orgolese Giovanni Succu, residente in Provincia di Piacenza, captò il 14 marzo del 2017. Due settimane dopo scattò l'ondata degli arresti dei carabinieri di Nuoro, nell'operazione "Tutti Innocenti", inchiesta madre del processo-stralcio di Nuoro per associazione a delinquere.

Nei piani della banda anche il furto della salma di Enzo Ferrari.

In quell'auto ci sono Antonio Francesco Pipere, 52 anni, di Orgosolo, e Giovanni Succu. "Solo supposizioni investigative", attacca il difensore degli imputati Angelo Magliocchetti chiedendo di leggere in aula l'intercettazione: "Mi dica dove pianificano un omicidio".

SA TOCCADA - I difensori degli imputati non hanno ancora la trascrizione dell'intercettazione e chiedono al giudice Cannas di leggerla in aula. Il maresciallo non attende invitato da Ganassi. "Li dammus una toccada...", inizia così quel dialogo tra Pipere e Succu che ad un certo punto così prosegue: « ...intanto tim tap tam dac, bisonzat che l'ucchidet". Secondo le deduzioni investigative, sa toccada sarebbe stata destinata ad un altro orgolese, Velio Tommaso Marini, anche lui finito nell'inchiesta e che faceva parte dell'associazione a delinquere che trafficava in armi e fiumi di droga a cui capo c'era un altro orgolese, Giovanni Antonio Mereu, noto Caddina. Sia Caddina che Marini risiedevano in Emilia. Marini, è nipote di zia Grazia Marine, condannata per essere stata la carceriera di Silvia Melis. "Mi dica di che altro parlano - afferma Ganassi - si tratta della nostra deduzione".

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