CRONACA SARDEGNA - CAGLIARI

l'indagine

Lavoratori trattati come schiavi
Cagliari, nel mirino due call center

La "responsabile" potrebbe essere denunciata con l'accusa di caporalato
un call center (archivio l unione sarda)
Un call center (Archivio L'Unione Sarda)

Le loro condizioni di lavoro erano paragonabili a quelle dell'Europa dei primi del '900: 3,78 euro l'ora, nessuna possibilità di cambiare turno, costanti vessazioni da parte di una superiore che in realtà non lo era, minacce di allontanamento, licenziamenti senza giusta causa e obbligo di firmare dimissioni in bianco prima dell'assunzione.

I funzionari dell'Ispettorato del lavoro di Cagliari e Oristano hanno scoperto questa situazione, al termine di un'indagine su due società di call center del capoluogo per conto di una importante società nazionale fornitrice di energia elettrica.

I titolari delle imprese dovranno pagare sanzioni per quasi 110mila euro, con un recupero di contributi omessi o evasi da versare nelle casse dell'Inps pari a 497.851 euro.

Al centro degli accertamenti le posizioni lavorative di 128 dipendenti.

Secondo gli ispettori erano stati assunti con contratti di collaborazione continuativa che mascheravano rapporti di lavoro subordinato.

Per gli ispettorati eseguire le verifiche non è stato facile: le due società cambiavano continuamente il luogo di lavoro, scegliendo appartamenti in città come sede dei call center.

Al momento dell'accertamento, i dipendenti si sono barricati all'interno ed è stato necessario l'intervento dei carabinieri per entrare.

Gli ispettori hanno accertato che "nei confronti dei dipendenti veniva esercitato uno stringente potere direttivo che si manifestava attraverso minuziose indicazioni sulla gestione della telefonata e l'imposizione di specifiche frasi da utilizzare con il cliente, con conseguenti rimproveri verbali nei confronti degli operatori che si discostavano".

Al comando c'era una sorta di direttrice che controllava ogni cosa, veniva pagata più degli altri e sul personale aveva potere di "vita o morte". "L'esercizio del potere disciplinare - spiegano i funzionari - poteva giungere fino all'allontanamento dei lavoratori, senza alcuna tutela, e con la richiesta di firmare

lettere di dimissioni in bianco all'atto dell'assunzione".

Nei confronti della donna potrebbe scattare anche una denuncia in Procura per il reato di caporalato.

(Unioneonline/F)

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