POLITICA

L'analisi

Pedale e frizione per andare avanti: il commento di Luca Telese

Sia Di Maio che Salvini ballano sulla doppia pedaliera, fra accelerate a tavoletta e frenate brusche. Fino a quando?
luca telese (ansa)
Luca Telese (Ansa)

"Conte non ha più la mia fiducia!". L'avrà detto veramente, Matteo Salvini, come ci raccontano i retroscena di La Repubblica di queste ore? E se davvero il leader della Lega lo ha detto ai suoi, perché in pubblico continua a ripetere - lo ha fatto anche ieri - "il governo va avanti"?

Quando ho intervistato il leader della Lega, due settimane fa, mi ha detto spavaldo: "I giornaloni non fanno che inventarsi litigi tra di noi, ma questa maggioranza durerà". Nella stessa intervista, però, mi ha anche spiegato: "Noi sul caso Siri non molliamo un millimetro".

Veniale incoerenza, grande furbizia o tattica spregiudicata? Giudicate voi, perché non è così importante. Se volete capire questo strano congegno automatizzato del governo gialloverde - qualcosa del tipo "ti amo, ti ammazzo" - non pensate alla vecchia logica di formale coerenza politica tra una dichiarazione e l'altra. Il leader di una volta ragionava così: se ho detto questo, conseguentemente devo dire quest'altro, anche se non è vero. Adesso accade il contrario: anche se ieri ho detto A, oggi posso dire B, mimando la lingua diacronica dei social.

Quindi immaginate per un attimo di non trovarvi a Palazzo Chigi, ma che vi siate accomodati sul sedile dell'istruttore, in una macchina in cui fuori c'è appeso il targhino "scuola guida". Al vostro allievo dovete spiegare che per andare avanti è necessario un gioco di pedale e frizione, pedale e frizione, pedale e frizione. Se non lo fa lui, intervenite voi con la doppia pedaliera a compensare. Così la macchina procede anche se l'allievo imbranato si sarebbe piantato al semaforo.

Dieci giorni fa, a Roma, ho intervistato Giancarlo Giorgetti, l'uomo della Lega di governo, notoriamente il più insofferente nei confronti dei costi politici dell'alleanza con il Movimento 5 Stelle. Senza nascondere nulla dietro le perifrasi del vecchio politichese, Giorgetti ha spiegato benissimo perché la Lega morde il freno, perché litiga con i suoi alleati, perché ha una idea diversa sulle grandi opere o sull'inchiesta che ha colpito Siri. Poi, quando gli ho chiesto, "ma allora la maggioranza si rompe?", Giorgetti ha sorriso e ha fatto un pausa. Accade lo stesso, in modo speculare con il M5s. Chiedi a Paola Taverna e ti dice: "Per noi il caso significa che la Questione morale viene prima di tutto". Allora, le chiedi, sta per saltare tutto? E e lei: "Perché? La questione la risolve Conte, poi continuiamo con il contratto di governo".

Un tempo un conflitto tra partiti di queste dimensioni, esplicitato con tanta brutalità, sarebbe deflagrato in una inevitabile guerra parlamentare. Invece Giorgetti, giunto alla domanda delle cento pistole, ha pigiato anche lui sul pedale della frizione e ha cambiato marcia: "Vedi, i corpi intermedi si sono fusi, i partiti tradizionali non esistono più. Adesso ci sono solo il leader e il popolo". Poi una pausa: "La cinghia di trasmissione è diventata cortissima. Il leader decide, e, finché ce l'ha, raccoglie il consenso facendo girare la ruota".

Ancora una volta una metafora meccanica. Le ideologie sono evaporate, gli assi cardinali del politica sono confusi, sia Di Maio che Salvini ballano sulla doppia pedaliera, mantenendo l'equilibrio fra pedale e frizione, fra accelerate a tavoletta e frenate brusche. Domanda successiva: fino a quando? Fino alle europee, senza ombra di dubbio. E quando si scrutineranno i voti solo due risultati potranno fondere le bronzine. Sarà come aprire il cofano del governo per controllare acqua e olio e se il M5s andrà sotto il 20%.

L'ultima domanda è questa: perché Salvini preferisce restare sul sedile della scuola guida, a giocare con la doppia pedaliera, quando avrebbe la forza per impugnare il volante? Semplice. Perché non vuole ritrovarsi Silvio Berlusconi seduto nella sua macchina, né discutere con lui su dove debba andare il centrodestra. E perché si è convinto che per non interrompere la sua luna di miele con gli elettori del centrodestra, non deve apparire come l'uomo che scalpita per prendere il controllo della guida.

LUCA TELESE

GIORNALISTA E AUTORE TELEVISIVO

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