CRONACA SARDEGNA - GALLURA

il caso

Tempio, vecchi buoni fruttiferi trovati in un cassetto: bufala o verità?

Una 90enne potrebbe incassare 300mila euro. Ma la notizia, presentata in modo credibile, somiglia molto a "frottole" circolate in Rete. Abbiamo approfondito
tempio pausania (archivio l unione sarda)
Tempio Pausania (Archivio L'Unione Sarda)

Il sospetto che fosse una bufala è stato il primo pensiero. Troppo strana una fortuna capitata a una signora sarda, di tempio Pausania, e che nessuno ne abbia saputo nulla.

Ma la mail arrivata alla redazione di Unionesarda.it conteneva anche i documenti di identità della nonnina e una lettera accompagnatoria firmata da un avvocato, che in effetti esiste, indirizzata a Poste Italiane.

Quindi abbiamo deciso di verificare, ed ecco quello che ci hanno spiegato sul ritrovamento fortunato avvenuto in una casa di Tempio, che potrebbe fruttare ben 300mila euro.

Una 90enne del posto, Lidia M., avrebbe recuperato, frugando tra foto antiche e ricordi di famiglia, dei buoni fruttiferi postali emessi negli anni Cinquanta. O ne reclamerebbe il pagamento a Poste Italiane.

I parenti avrebbero incaricato l'Associazione italiana risparmiatori, con sede a Roma, di recuperare il gruzzoletto.

Fin qui il contenuto della mail.

Uno "schema", quello descritto, molto, troppo simile a "bufale" messe in piedi e in circolazione in passato. Per far notizia o per ottenere visibilità.

Vista una certa insistenza, provando ad andare a fondo siamo riusciti a contattare l'associazione e a parlare con colui che dice di essere uno dei referenti, Luigi Ingrosso.

Questo dimostrerebbe che l'associazione esiste. Ma non è sufficiente, quindi facciamo domande e lui spiega: "Nella sola Sardegna stiamo seguendo diversi casi; teniamo conto che in Italia esistono circa 10 miloni di titoli di Stato, compresi anche libretti bancari, che non sono mai stati riscossi. Un vero e proprio tesoro sommerso".

Ma non finisce qui.

Perché la Posta non dovrebbe pagare i buoni fruttiferi?

"Perché sostiene che sono prescritti. A differenza di altri Paesi come Germania e Francia dove i titoli di Stato vengono sempre pagati, da noi esiste una prescrizione decennale. Il problema è stabilire da quando decorra".

Ossia?

"I dieci anni per Poste partono dalla scadenza. In realtà, come ha stabilito anche la Cassazione, devono iniziare dal momento in cui la persone interessata ritrova i titoli. Se non so di avere un diritto come posso esercitarlo?".

Come sono i particolari del caso della nonnina di Tempio?

"Il ritrovamento è avvenuto nel 2016. Quei buoni erano stati sottoscritti dal marito, nel frattempo venuto a mancare, negli anni Cinquanta. Lei non ne sapeva nulla e sono saltati fuori solo qualche tempo fa. Si tratta di quattro titoli per un totale di 25mila lire".

Oggi quanto valgono?

"Il problema è proprio questo. Attraverso i nostri consulenti abbiamo calcolato il valore, considerando gli interessi legali, la rivalutazione e la capitalizzazione. Esattamente quello che fanno le banche. All'epoca gli interessi erano molto alti, raggiungevano anche il 15-20%. Moltiplicati anno per anno e decennio per decennio, aggiungendo la capitalizzazione, arriviamo a 300mila euro".

Cosa succede ora?

"Abbiamo dato incarico a uno dei nostri legali che segue la vicenda e gli scenari possibili sono fondamentalmente tre. Una risposta negativa da parte di Poste Italiane, basata sul fatto della prescrizione essendo passati 40 anni in totale; oppure una interlocutoria con un'offerta di pagamento inferiore; o, ancora, potrebbero sposare in pieno la nostra richiesta".

La vostra associazione non farà tutto questo gratis: quale sarebbe il ritorno?

"Per associarsi si paga una quota una tantum. Se la signora Lidia non dovesse ottenere nulla allora nulla è a noi dovuto. Se dovesse ricevere il pagamento a noi spetterebbe il 5% della cifra ottenuta".

Sabrina Schiesaro

(Unioneonline)

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