CRONACA SARDEGNA - CAGLIARI

Pubblico impiego

Furbetti del cartellino, Sardegna regione con più licenziamenti nel 2018

Dodici procedimenti avviati e undici licenziamenti portati a termine, dieci sono al Poliambulatorio di Sorso
il ministro giulia bongiorno (ansa)
Il ministro Giulia Bongiorno (Ansa)

Ricordate il tipo che timbrava in mutande e poi se ne tornava serenamente a dormire? O le impiegate che risultavano in ufficio e invece erano tutte contente a far shopping? Qualcuno è stato beccato perfino in chiesa a pregare durante l'orario di lavoro; c'è chi invece era solito andare dall'amante oppure, classico dei classici, al mare. "Malcostume italiano? No, l'assenteismo è un reato, una truffa aggravata", dice il ministro della Funzione pubblica Giulia Bongiorno, che nel ddl Concretezza - approvato nei giorni scorsi al Senato - ha introdotto un giro di vite rispetto alla legge Madia per fermare i "furbetti del cartellino". Per chi viene colto in flagrante scatta un procedimento disciplinare e, dopo trenta giorni, se le accuse sono fondate, scatta il licenziamento in tronco.

I NUMERI - Nel 2018 la Sardegna è la regione italiana con il maggior numero di licenziamenti di dipendenti pubblici. Sono undici, su dodici procedimenti avviati: dieci al Poliambulatorio di Sorso, l'altro era il comandante della polizia locale di Arzachena. Detto così sembra ben poca cosa, invece - precisa il ministro - "è solo la punta dell'iceberg, il fenomeno è molto più ampio" e si è riscontrato che nella stragrande maggioranza dei casi scoperti, questi andavano avanti da molti anni grazie alla complicità e all'omertà di colleghi e superiori. Ecco dunque le misure dal 2019: videosorveglianza, impronte digitali, identificazione facciale o dell'iride. Alla Camera di commercio di Nuoro un sistema simile - la rilevazione della forma delle dita - esiste già da una decina d'anni. "Nessuno si è mai lamentato", sottolinea il presidente Agostino Cicalò, "siamo tra i pochi in Italia così severi? Mah, mi chiedo invece come mai gli altri non abbiano già superato il vecchio badge per il controllo delle presenze".

LA REGIONE - Dice Alessandro De Martini, direttore generale della Regione, che vere "mele marce" a parte, "uscire a prendere il caffè senza timbrare, per tanti dipendenti sembra non sia un problema. Anzi, c'è la radicata convinzione che sia consentito". Ovviamente non è così: chi deve allontanarsi dall'ufficio per qualsiasi motivo, che debba andare al bar o a soccorrere la madre malata, deve chiedere l'autorizzazione. "Qualche anno fa, quando dirigevo un assessorato", racconta De Martini, "feci una circolare che consentiva di non fare richiesta al superiore per la pausa-caffè a metà mattina, chiedendo però di timbrare l'uscita e il rientro e di recuperare quel quarto d'ora. Bé, tre sindacati mi hanno denunciato, sono finito davanti al magistrato del lavoro, che poi mi ha dato ragione. Credo che non ci si renda neppure conto di quanto si rischia con questi comportamenti, da una sanzione fino al licenziamento. Io sono estremamente favorevole all'introduzione delle impronte digitali".

SOFFIATE E CONTROLLI - Il ministero fa sapere che si possono fare denunce anonime, segnalando alle autorità le condotte illecite, oppure chiamare il 117 fornendo il proprio nome. Ancora: è stata rinnovata la convenzione con la Guardia di finanza che fa blitz sul campo, e i carabinieri del Nas fanno spesso controlli a campione, "soprattutto nei periodi di festa andiamo negli ospedali e verifichiamo che i proprietari dei cartellini timbrati siano effettivamente in servizio".

Cristina Cossu

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