CRONACA SARDEGNA - CAGLIARI

il dolore

"Il miracolo di Amelia: l'amore dopo la morte" VIDEO

Gli ex campioni cagliaritani Corrado Sorrentino e Rossana Pintus raccontano la perdita della figlia

"Siamo invincibili. Mia moglie e io abbiamo provato un dolore immenso, inimmaginabile. Nulla ci spaventa, neanche la morte ci può più distruggere".

I campioni di nuoto e ginnastica artistica Corrado Sorrentino e Rossana Pintus sono i genitori di Amelia, l'angelo di sette anni strappato al loro amore da una patologia rarissima e silente: il volvolo intestinale. Ha lottato cinque giorni in un lettino del Brotzu, il 16 novembre papà e mamma hanno dato l'assenso alla donazione degli organi: "Siamo entusiasti all'idea che la bambina continui a vivere attraverso qualcun altro. Certo non è Amelia come l'abbiamo conosciuta, comunque è stata lei a offrire ad altri l'opportunità di vedere con i suoi occhi un mondo che può essere tanto brutto ma anche molto bello, se lo sai guardare".

Cattolico?

"Non voglio offendere i credenti, quindi mi limito a dire che, se c'è un Dio, con noi è stato veramente cattivo. Ero in sala operatoria durante il parto, ho visto Amelia crescere e morire martoriata. Mai creduto al disegno superiore, e se ci fosse sarebbe di una crudeltà mostruosa".

Perché avete scelto di fare un bagno nel dolore nella scuola della piccola?

Interviene Rossana: "Era il compleanno dell'amichetta del cuore. Ho comprato un pensierino da parte di Amelia e l'abbiamo portato in classe. Una sorpresa per la maestra e i compagni. L'aula è al primo piano, salire quelle scale è stato doloroso. Quando abbiamo rotto il ghiaccio i bambini sono stati fantastici, nel banco di nostra figlia hanno messo un vasetto con un fiore di cui avranno cura, lo faranno crescere per lei".

Si insegue il dolore per esorcizzarlo?

Rossana: "Sono cosciente della necessità di attraversarlo. Lo cerco tutti i giorni, non voglio scappare da ciò che mi aspetta".

Il ritorno alla vita quotidiana?

"È tutto irreale, difficile da spiegare. È il buio che abbiamo dentro, siamo parte del dolore. Durante il giorno ci stanno vicine un sacco di persone, in qualche modo andiamo avanti, però la sera, dentro casa, quel buio ci inghiotte".

Rossana: "Anche aprire il portone o passeggiare in piazza Garibaldi stimola il ricordo di mia figlia, tutto è Amelia".

Sui social ha raccontato l'assenza. Perché?

"Intanto mi piace scrivere, è un modo per sfogarmi e descrivere chi e cosa era Amelia. Trascorso il primo periodo c'è il rischio che si perdano nella memoria micro dettagli della nostra vita insieme".

La solidarietà aiuta?

"Il primo post che ho pubblicato su facebook era una richiesta d'aiuto, non sapevo come fare, cosa fare. Migliaia di persone ci sono state vicine. È doveroso tenere il contatto con chi ci ha dato la mano per un attimo, ci ha tenuto a galla mentre rischiavamo di andare a fondo. Non ho la possibilità di incontrare tutti, alcuni vivono in Russia e negli Stati Uniti. La Rete è l'unico modo che ho per dire grazie".

Rossana: "Tantissimi ci hanno scritto, anche chi ha incontrato nostra figlia in spiaggia solo per qualche minuto. Si faceva notare, aveva una voglia di vivere contagiosa che non passava inosservata".

Chi ha commesso errori?

"Nessuno. La bambina ha accusato il malessere sabato notte, la rotazione dell'intestino è stata rapidissima ma penso che non ci siano responsabilità di chicchessìa. Tutto è iniziato con un mal di pancia, chi avrebbe potuto pensare al peggio? In ospedale abbiamo vissuto sensazioni che non dimenticheremo. Sono stati professionali ma soprattutto umani, un medico con quarant'anni di esperienza quante persone ha visto morire? Eppure piangeva".

Il futuro?

"Ormai non viviamo neppure alla giornata ma al minuto. Quel che è accaduto è immodificabile, dobbiamo trovare il lato positivo di una storia assurda. Un senso devo coglierlo per mia figlia. Mischiando scienza e spiritualità capisco che lei ha avuto il compito di far esplodere l'amore tra la gente. Tutti sono colpiti, dicono di aver afferrato l'importanza della vita, la nostra missione è quella di far restare vivo questo sentimento".

L'obiettivo dell'associazione intitolata ad Amelia?

"Regalare un ecografo al pronto soccorso pediatrico dopo che l'équipe sarà formata adeguatamente per usarlo. Un'ecografia la fai in cinque minuti e può evitare problemi molto più gravi. Forse se l'avessero fatta ad Amelia avrebbero visto l'accumulo di sangue e oggi non saremmo qui a parlarne. Nel suo caso i medici sono stati sviati dalla glicemia alta che faceva pensare al diabete. E poi vogliamo offrire l'occasione di fare sport a chi non ce l'ha, stabilendo delle gratuità legate al reddito. Voglio portare la proposta al Coni".

Un consiglio a chi soffre?

"Quante volte mi sono adirato con Amelia per le briciole fatte cadere sul pavimento: oggi le vorrei, quelle briciole. Perdiamo tempo in cose inutili, successo, medaglie, progetti e ripicche, poi capiamo che la vita è un'altra. Va vissuta senza sprecare neppure un attimo".

Paolo Paolini

© Riproduzione riservata

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