ECONOMIA

Agricoltura

Vini autoctoni sardi, 11 tipi salvati dall'oblio

Il prezioso risultato è stato ottenuto grazie al progetto Akinas, condotto e coordinato da Agris Sardegna
immagine simbolo (archivio l unione sarda)
Immagine simbolo (archivio L'Unione Sarda)

Salgono a 32 i vini autoctoni sardi iscritti nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite (RNVV).

Dopo i primi 21, 15 da vino e 6 da tavola iscritti pochi mesi fa, se ne sono aggiunti altri 11: i bianchi Bianca addosa, Sinnidanu, Doronadu, Pansale e Granatza. E i rossi Aniga bragia, Nigheddu polchinu, Procu nieddu e i rosati Rosonadu, Licronaxu rosa, Nuragus arrubiu.

Il prezioso risultato è stato ottenuto grazie al progetto Akinas, condotto e coordinato da Agris Sardegna.

Il progetto ha coinvolto figure di ricercatori specialisti su tematiche quali biodiversità viticola, archeologia, storia, vite selvatica, fisiologia vegetale e con attrezzature dedicate come la Cantina Sperimentale e il laboratorio di biologia molecolare di Agris per lo studio del DNA della vite: degli "unicum" a livello regionale.

"L'iscrizione delle varietà di vite al RNVV è fondamentale per la coltivazione dei vitigni e la commercializzazione del vino da essi ottenuto", spiega Gianni Lovicu, responsabile Agris settore vitivinicolo. "È importante per le aziende sarde perché permetterà di avere una base di varietà di vite antiche, ricche di storia ed uniche al mondo utili per ottenere nuove tipologie di prodotto".

"Giova ancora ricordare - conclude - che la grandissima parte di questa varietà è un 'unicum' della Sardegna, cioè sono coltivati esclusivamente e si trovano tracce documentali solo nell'isola".

Il progetto Akinas, tuttavia, non si ferma e altre varietà sono oggetto di studio.

(Unioneonline/v.l.)

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