ECONOMIA

Bankitalia

Il governatore Visco: "Senza Ue l'Italia sarebbe più povera" VIDEO

"Il taglio delle tasse non deve pesare sul deficit", ha detto il numero uno di via Nazionale

"Saremmo stati più poveri senza l'Europa, lo diventeremmo se dovessimo farne un avversario".

Queste le parole del governatore Ignazio Visco, che ha difeso il ruolo fondamentale dell'Ue - anche nell'ambito della politica economica - nelle sue Considerazioni finali che hanno accompagnato la Relazione annuale di Bankitalia.

Secondo Visco, "addossare all'Europa le colpe del nostro disagio è un errore; non porta alcun vantaggio e distrae dai problemi reali".

Ha precisato che "quelli che sono talvolta percepiti come costi dell'appartenenza all'euro sono in realtà il frutto del ritardo con cui il Paese ha reagito al cambiamento tecnologico e all'apertura dei mercati. Quasi tutti gli altri paesi hanno fatto meglio di noi".

Il governatore ha poi ribadito ancora una volta la necessità di "una strategia rigorosa e credibile di riduzione del debito" e "riforme strutturali di ampio respiro".

"Solo un’attenta disciplina di bilancio e solide prospettive di ritorno a più alti tassi di crescita dell’economia possono far risalire la fiducia nel mercato dei titoli pubblici e ridurre i rendimenti verso quelli prevalenti nel resto dell’area euro", ha avvertito il numero uno di via Nazionale.

Poi alludendo a reddito di cittadinanza e flat tax ha dichiarato che "aumenti della spesa pubblica o riduzioni di entrate vanno inseriti in un quadro che ne garantisca la sostenibilità finanziaria e ne precisi intenti, priorità e fonti di finanziamento".

Visco ha parlato infine anche del tema dell'immigrazione, fenomeno che aiuta ad arginare la crisi demografica italiana.

"Può dare un contributo alla capacità produttiva del Paese, ma vanno affrontate le difficoltà che incontriamo nell'attirare lavoratori a elevata qualificazione così come nell'integrazione e nella formazione di chi proviene da altri Paesi", ha detto il governatore.

"Da qui al 2030 senza il contributo dell'immigrazione la popolazione di età compresa tra i 20 e i 64 anni diminuirebbe di tre milioni e mezzo, calerebbe di ulteriori sette nei successivi 15 anni. Oggi per ogni 100 persone in questa classe età ce ne sono 38 con almeno 65 anni; tra 25 anni ce ne sarebbero 76", ha concluso.

(Unioneonline/F)

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