ECONOMIA

l'allarme

Sardegna, frane e alluvioni
"Un territorio ad alto rischio"

I dati di Confartigianato Sardegna parlano anche della contrazione degli investimenti contro il dissesto
una frana a villasimius (archivio l unione sarda)
Una frana a Villasimius (Archivio L'Unione Sarda)

Ci sono più di 2.300 chilometri quadrati di territorio che in Sardegna sono a rischio frane e alluvioni.

L'allarme arriva da Confartigianato Sardegna che nelle parole del suo presidente Antonio Matzutzi parla di un'Isola "troppo vulnerabile" e ricorda la necessità di "stanziamenti per difendere popolazione, imprese e infrastrutture".

Da questi dati emerge come 338 Comuni, ossia l'89,7% dei 377 totali, presentino aree con elevata o molto elevata pericolosità da frana o media pericolosità idraulica. A rischio quindi ci sono "138.179 abitanti, 58.228 edifici, 10.701 attività produttive, 28.674 addetti e 684 beni culturali".

Sono questi i dati dell'ultimo rapporto Ispra sul Dissesto idrogeologico in Italia elaborati dall'Ufficio studi Confartigianato Sardegna.

"Dopo le tragedie in termini di vite umane, e dopo i disastri che hanno colpito infrastrutture ed edifici, soprattutto nell’ultimo decennio – aggiunge Matzutzi – ogni anno nella nostra regione torna d’attualità il tema della lotta contro il dissesto idrogeologico".

I danni della recente alluvione a Pirri (Archivio L'Unione Sarda)
I danni della recente alluvione a Pirri (Archivio L'Unione Sarda)

In particolare, per quanto riguarda le frane, le aree a rischio comprendono una superficie di 5.411 chilometri quadrati e di questi 1.498 sono a rischio elevato e molto elevato.

Sulla pericolosità idraulica, l’area a medio rischio corrisponde a una superficie di 857 chilometri quadrati, il 3,6% dell’intero territorio regionale.

"Sarebbe opportuno - dice il presidente di Confartigianato - realizzare e gestire la manutenzione delle opere pubbliche necessarie per difendere famiglie, imprese e patrimonio culturale da frane e alluvioni. Purtroppo, però, s’investe sempre meno in prevenzione, messa in sicurezza e ripristino. Nel corso degli ultimi anni, infatti, l’economia italiana ha registrato una caduta degli stanziamenti pubblici, situazione che rende il territorio più vulnerabile alle conseguenze dei cambiamenti climatici come ogni volta, purtroppo, viene evidenziato dopo gli effetti disastrosi delle ondate di maltempo".

Gli investimenti contro il dissesto, secondo una recente analisi dell'associazione, sono passati da 49,9 miliardi di euro del 2010 (valutata in media triennale) a 35,4 miliardi di euro del 2017, con una riduzione del 14,5 miliardi, pari al -29,1%.

(Unioneonline/s.s.)

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