ECONOMIA

i dati

Sardegna, gli stranieri sono 55mila. E producono 1 miliardo l'anno

Il Rapporto della Fondazione Moressa. Il 48% ha un lavoro, producendo un "valore aggiunto" per circa un miliardo di euro.
un magazzino cinese a cagliari (archivio l unione sarda ungari)
Un magazzino cinese a Cagliari (Archivio L'Unione Sarda/Ungari)

Quasi 55mila. Precisamente: 54.224. Sono i cittadini stranieri residenti in Sardegna e rappresentano il 3,3% della popolazione isolana.

È il nuovo dato fornito dal Rapporto curato dalla Fondazione Leone Moressa, illustrato dall'assessore agli Affari generali Filippo Spanu e dalla ricercatrice Chiara Tronchin.

Guardando i numeri, si scopre che il 42% dei cittadini non italiani residenti nella nostra regione vive in provincia di Sassari, mentre il 29% abita nel Cagliaritano.

Per Spanu si tratta di "una risorsa per l'economia sarda, offrono un apporto prezioso alla crescita delle comunità con positive ricadute sul prodotto interno lordo. Lo confermano i dati del Rapporto annuale sull'economia dell'immigrazione".

Quanto ai Paesi di provenienza, il 26% viene dalla Romania, seguono Senegal (8,9%) e Marocco (8%).

Altro dato significativo, è che il 47,9% della popolazione straniera in Sardegna ha un'occupazione. Si tratta di circa 26mila occupati, che con il loro lavoro producono un valore aggiunto che ammonta a un miliardo di euro, pari al 3,2% del totale regionale.

Quanto agli imprenditori, sono 11mila quelli non italiani, il 5,9% del totale degli imprenditori che operano nell'Isola.

Proprio le imprese gestite da stranieri hanno fatto registrare una crescita di quasi il 10% negli ultimi cinque anni. Per contro, diminuiscono le imprese guidate da sardi, che nello stesso periodo hanno evidenziato un calo del 5,2%.

Ancora, si legge nel rapporto, i contribuenti nati all'estero rappresentano il 3,6% del totale e hanno versato un Irpef netta per quasi 30 milioni di euro.

"In un Paese che invecchia - ha sottolineato Chiara Tronchin - diminuisce la popolazione in età lavorativa. L'immigrazione è in grado di rallentare questo processo anche se oggi gli immigrati svolgono lavori meno qualificati che, se da una parte riducono la concorrenza con gli italiani, dall'altra hanno una minore produttività e impatto fiscale".

(Unioneonline/l.f.)

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