CULTURA

Il caso

Assistenti vocali servili e sottomesse: l'allarme dell'Unesco

Secondo uno studio realizzato dall'Unesco le voci nate dall'intelligenza artificiale sarebbero troppo "ubbidienti"
immagine simbolo (foto da google)
Immagine simbolo (foto da Google)

Donne servili e sottomesse: è questa l'accusa lanciata dall'Unesco e rivolta alle assistenti vocali utilizzate dai colossi proprietari dei più noti dispositivi elettronici e commercio.

Voci femminili programmate a fornire risposte come fossero donne di altri tempi, ubbidienti e remissive, e che secondo Unesco non dovrebbero esistere in una società emancipata.

L'allarme arriva dal rapporto "Se potessi, arrossirei", che è anche la risposta standard di Siri, l'assistente di Apple, quando riceve un insulto. Nell'occhio del ciclone anche le "troppo cortesi" Alexa e Cortana.

E secondo gli studiosi la motivazione di una simile impostazione sessista nasce dal fatto che troppe poche donne, al momento, lavorano nell'ambito dell'intelligenza artificiale: appena il 12 per cento. Un dato che deve spingere a riflettere, anche perché di questo passo la tecnologia e, di conseguenza, il futuro, saranno disegnati solo dagli uomini.

"Macchine passivamente obbedienti con voci di donne entrano nelle nostre case, nelle nostre auto e nei nostri uffici. La loro sottomissione influenza come la gente reagisce alle voci femminili e come le donne si esprimono", spiega Saniye Gülser Corat, direttore della parità di genere all'Unesco.

La soluzione, quindi, appare andare nella direzione dell'incentivare le donne a diventare esperte di tecnologie avanzate in modo da poter dare il loro contributo all'intelligenza artificiale.

Ma la strada, purtroppo, è ancora lunga.

(Unioneonline/v.l.)

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