CULTURA

Lo stilista Antonio Marras veste un dizionario ispirato alla Deledda e a Maria Lai

Esposti nell'atelier milanese dell'artista 16 vocabolari trasformati in opere da ammirare

Forare, sporcare, tagliare e incollare: l'artista si fa artigiano al servizio della parola.

Lo stilista algherese Antonio Marras ha "vestito" lo Zingarelli, per molti il dizionario per antonomasia, realizzando sedici opere d'arte, una delle quali porta il nome di Grazia Deledda. Con una dedica speciale alla sua musa, l'artista Maria Lai.

Sedici universi di parole nelle quali il vocabolario si fonde con altri elementi e con materiali inusuali, che vanno dalle garze ai cactus, dai brandelli di stoffa che diventano oggetti d'arte, da ammirare attraverso una teca.

La collaborazione tra l'artista e Zanichelli, casa editrice dello Zingarelli, e le opere sono state presentate oggi a Milano, nell'atelier dello stilista algherese, dove resteranno fino al 21 novembre.

Otto di questi oggetti saranno poi protagonisti di una serata al Mudec, il Museo delle Culture del capoluogo lombardo, dove si terrà un'asta di beneficenza. Madrina della serata sarà Geppi Cucciari.

Alla presentazione hanno preso parte anche Irene Enriques e Gianluca Gorazi di Zanichelli
Alla presentazione hanno preso parte anche Irene Enriques e Gianluca Gorazi di Zanichelli

Come è nata la collaborazione con Zanichelli?

"Da una loro proposta 'indecente', che si è sviluppata nell'ambito della loro campagna di sensibilizzazione sulla lingua italiana e straniera. Mi hanno chiesto di customizzare, anzi vestire un vocabolario. In realtà poi il progetto si è sviluppato e i vocabolari da plasmare sono diventati sedici. Più che vestirli (o rivestirli), ho pensato di intervenire su questi volumi, che mi evocano ricordi dell'infanzia e dell'adolescenza e in generale della scuola. E hanno quell'odore particolare della carta, che mi è molto caro. Il dizionario poi è un oggetto che contiene tutte le parole della nostra lingua, che pesa, perché - come dice lo scrittore Andrea Camilleri - 'le parole hanno un peso'".

Come è iniziato il processo creativo?

"Ho chiesto alla casa editrice di farmi recapitare una trentina di volumi bianchi e intonsi. Da Milano li ho portati nel mio laboratorio ad Alghero. Continuavo a guardarli per capire come affrontarli. Mi affascina sporcare, imbrattare, rendere impuro, porre a contatto superfici e oggetti diversi. Per farlo ho usato i materiali più strani, dal fil di ferro fino ai gomitoli realizzati con lana di pecore, ma anche oggetti del passato che ho ritrovato o in cui mi sono imbattuto in quest'ultimo periodo. Materiali che ho provato a incastrare, fondere, incollare con quella materia che è la carta. Con operazioni di accumulo, stratificazione e assemblaggio, ma anche suture e bruciature".

Alcune delle opere in esposizione nell'atelier milanese di Marras
Alcune delle opere in esposizione nell'atelier milanese di Marras

Con quale stato d'animo ha realizzato queste opere?

"Ho lavorato prima con grande paura e pudore, poi con una foga, una spinta, una passione simile a uno stato di trance. L'urgenza di tradurre in segno quel che c'è intorno e dentro di me, nel tempo, si è fatta sempre più pressante. Come se avessi avuto qualcosa che voleva venire fuori e non riuscivo ad arginare. Sembravo entrato in un'altra dimensione per il fortissimo coinvolgimento fisico ed emotivo.

Di quali strumenti si è servito?

"Attrezzi inusuali per uno stilista, come trapani e frese. I vocabolari hanno ferite e abrasioni: infatti è un lavoro sulla sofferenza, sul taglio, sul dolore, sulla separazione, sull'addio, sull'amputazione. Ho forato la carta, per cercare varchi e trovare una luce".

L'elemento femminile è centrale in questi lavori?

"Sì, in verità tutto questo progetto è dedicato a una donna, Maria Lai, perché è lei che mi ha preso per mano e condotto nel mondo dell'arte. I sedici vocabolari hanno il nome di altrettante donne - vere e proprie icone -, tutte dalla vita travagliata e avventurosa: un’attrice, una bandita, una poetessa, una botanica. Da Frida Kahlo a Pina Bausch, fino a Eva Calvino Mameli. E ovviamente Grazia Deledda".

L'opera dedicata a Grazia Deledda
L'opera dedicata a Grazia Deledda

Da dove ha tratto l'ispirazione per l'opera dedicata alla scrittrice sarda?

"Da un frammento di oggetto che era alla base della piastra su cui si appoggiano i ferri da stiro. C'è una sorta di uno sguardo malinconico, che rasenta la tristezza, silenzioso così come dalle foto ho sempre immaginato fosse lo sguardo della Deledda. Per la copertina ho utilizzato una grafia e alfabeto tutti i miei, in cui ho immaginato di scrivere qualcosa. Forse qualche pagina di 'Canne al vento'".

Alessandra Favazzo

(Unioneonline)

antonio marras ha trasformato 16 vocabolari in altrettante opere d arte (questa dedicata a grazia deledda)
Antonio Marras ha trasformato 16 vocabolari in altrettante opere d'arte (questa dedicata a Grazia Deledda)
lo stilista algherese davanti alle sue creazioni
Lo stilista algherese davanti alle sue creazioni
ha utilizzato materiali compositi tra cui gli occhi di una bambola
Ha utilizzato materiali compositi, tra cui gli occhi di una bambola
le opere esposte nell atelier milanese dell artista
Le opere esposte nell'atelier milanese dell'artista
un momento della presentazione (marras insieme a irene enriques e gianluca gorazi di zanichelli)
Un momento della presentazione (Marras insieme a Irene Enriques e Gianluca Gorazi di Zanichelli)
musa ispiratrice del progetto per marras l artista maria lai
Musa ispiratrice del progetto per Marras è l'artista Maria Lai
l opera intitolata a frida kahlo
L'opera intitolata a Frida Kahlo
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