CULTURA

Alluvioni di Capoterra, il punto sulle opere in un convegno a Cagliari

L'incontro alla facoltà di Ingegneria di Cagliari, organizzato dall'Ordine degli ingegneri
il convegno (foto luigi almiento)
Il convegno (foto Luigi Almiento)

Di migliorare no, non ci spera più nessuno. Per quanto riguarda il clima, soprattutto legato a catastrofi come le alluvioni sempre più gravi e frequenti, possiamo solo rallentare il peggioramento in cielo e attrezzarci quaggiù, al suolo.

E allora bisogna muoversi, perché il cambiamento del clima è sì nel futuro, tranne che per la parte che è già arrivata. E che già uccide e distrugge.

Capoterra è spesso l'epicentro di questi disastri, e le opere di mitigazione del rischio ci sono, nel senso che ci si lavora. Troppo lentamente, per lotti a volte infiniti, anche perché la burocrazia rallenta la spesa dei fondi regionali e statali già stanziati.

Il punto su queste opere di mitigazione sui rii San Girolamo e Santa Lucia, cioè quelli che a Capoterra esondano quando ci sono piogge torrenziali, è stato fatto oggi in un convegno alla facoltà di Ingegneria di Cagliari, organizzato dall'Ordine degli ingegneri, che assieme a geologi e meteorologi cercano di individuare soluzioni salvavita.

Ormai, in zone come quella di Capoterra ma non solo lì, è necessario progettare includendo nei parametri anche le alluvioni, sempre più frequenti e ordinarie. Ma anche ai cittadini spetta un compito: quello di essere informati e pronti, così come fin da bambini lo sono i giapponesi per quanto riguarda i terremoti. Per non morire più in automobile mentre si cerca scampo dalla furia delle acque. Per quanto riguarda questo aspetto, da fare non c'è tanto, ma quasi tutto.

Luigi Almiento

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