CULTURA

#unlibrodascoprire: "Il salto della lepre" di Giovanni Soldati. Un insolito giallo "interiore"

In Italia si scrivono e si pubblicano molti gialli e polizieschi ogni anno.

Tanti, troppi si assomigliano tra loro, centrati come sono sulla classica figura del poliziotto disilluso, di buon cuore, emarginato ma ricco di umanità e intuito.

Giovanni Soldati sceglie di discostarsi nettamente da questi cliché in fondo rassicuranti e con il suo "Il salto della lepre" (DominioniEditore, 2016, Euro 13,00, pp. 174) ci regala invece un giallo insolito, per certi versi spiazzante.

Un romanzo in cui l'indagine non è tanto focalizzata sugli eventi ma sui meccanismi psicologici e sui turbamenti d'animo dei protagonisti.

A dare l'avvio al libro è la decisione di Ian Angelini, quarantenne dalla vita assolutamente normale, di sparire per sempre, all'improvviso.

Angelini ha alle spalle un passato poco limpido, frequentazioni non proprio cristalline. Le riesuma e ottiene una nuova identità con cui fuggire in Argentina.

Deve però attendere il momento propizio a Zurigo.

Nel frattempo lo ricerca un commissario di polizia, Adriana Veri, più spinta da interesse personale che da senso del dovere.

È attratta dalla scelta di Ian di dare una scossa alla propria vita, anche lei è attratta dall'idea di un salto verso l'ignoto.

Entrambi, Ian e Adriana, sono come la lepre che dà il titolo al libro e che viene narrata in una antica leggenda ligure.

Una lepre che preferì gettarsi nel vuoto piuttosto che essere raggiunta dal cacciatore, preferì comunque l'incertezza del salto nel vuoto.

Entrambi saranno accontentati nella loro voglia di ignoto ma in una maniera totalmente inaspettata perché Soldati riesce a creare un racconto per niente scontato.

Fa crescere quasi naturalmente i personaggi, le loro consapevolezze e i loro dubbi.

Alimenta le loro umanissime ansie, i rimorsi, le paure e i desideri.

Scava nel loro profondo senza mai scadere nel banale, nella semplicità che sa di consolazione.

Ci ricorda, pagina dopo pagina, che gli uomini - e ancora di più le donne - sono esseri complessi, "marchingegni" delicati, da maneggiare con cura.

Mai monolitici e mai monotoni, se li si sa raccontare - e Soldati sa farlo - e se non si ha paura di affrontare la luce ma anche il buio e l'ignoto che ogni animo umano cela spesso anche a se stesso.

Roberto Roveda

© Riproduzione riservata


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