CRONACHE DALLA SARDEGNA

Il saluto del sindaco Zedda
"A si biri in paxi e in saludi"

"Spetta a me, il più giovane sindaco che la città di Cagliari abbia mai espresso, porgerle il saluto affettuoso ed il caldo benvenuto dell'intera comunità cagliaritana", comincia così il disciorso del sindaco di Cagliari, Massimo Zedda.
massimo zedda sindaco di cagliari (foto fiorella sanna)
Massimo Zedda, sindaco di Cagliari (foto Fiorella Sanna)

"Al di là del protocollo e dei saluti formali, ciò che sento di esprimere e di trasmettere è l’abbraccio ideale dell’intera città: abbraccio che si diffonde da questo così come dagli altri antichi e nuovi quartieri, uniti dalla comune venerazione della Altissima Patrona della Sardegna. Penso - continua Zedda - alla mia cara nonna che non c'è più, che abitava a pochi passi da questa Basilica, devotissima del culto della Vergine di Bonaria e che avrebbe dato vent’anni della sua vita per essere qui, oggi, alla Sua presenza, Santo Padre, insieme ad altre migliaia di devoti, per celebrare la sua cara Madonna, sempre avvertita vicina ed amica".

Per il sindaco di Cagliari gli antichi vincoli che legano la comunità cagliaritana e l’intero popolo della Sardegna al culto della Madonna di Bonaria "sono oggi rafforzati dalla condivisione del Suo messaggio, Santo Padre, così nuovo, così forte, così coinvolgente; tanto che in esso si riconoscono cattolici e non cattolici, credenti e non credenti, donne e uomini comunque mossi da buona volontà e dal comune amore per il prossimo".

Nell’indirizzo del Suo pontificato, continua il Primo cittadino di Cagliari, "che è di fede cristiana, di solidarietà umana, di attenzione e di impegno a favore dei più deboli, di apertura e di rinnovamento, di pace tra gli uomini e tra i popoli - in questo indirizzo, si riconosce l’intera comunità cagliaritana, che è oggi comunità multietnica, multirazziale, multireligiosa. E non potrebbe non riconoscersi la città di Cagliari in questa direzione essendo una città, una civiltà che nasce e cresce anche grazie all'incontro con le diverse culture del Mediterraneo".

"Il Suo, Santo Padre, è l’invito di un Papa che viene da lontano ma che da tutti – in Sardegna, in Italia e nel mondo – è sentito vicino, anzi vicinissimo. E' l'invito ad un nuovo “umanesimo“, non più fondato sulla cultura di pochi e per pochi, ma sulla riscoperta della dignità della donna e dell'uomo e sui loro insopprimibili diritti al lavoro e a una vita degna di essere vissuta. Un invito in cui alla consapevolezza dei problemi e dei mali del mondo si accompagnano la fiducia nelle donne e negli uomini di buona volontà - quale ne sia la fede o il colore della pelle - e la speranza nella possibilità che dal comune impegno possa nascere un mondo migliore: un mondo in cui i valori primari non siano la ricchezza, il potere e la finanza fine a sé stessa, ma il lavoro, il comune benessere, la solidarietà umana, la cooperazione tra i popoli, la pace. Prima di tutto vengono le donne e gli uomini, e primi fra tutti vengono gli ultimi, gli oppressi, coloro che hanno poco o che non hanno nulla, i poveri, i deboli, gli emarginati".

Noi, continua Zedda, "ci collochiamo nel solco di questo insegnamento e, coerentemente, ci adoperiamo per tradurlo in politica quotidiana. Politica che deve avere come strada maestra – per tutti i politici – il rigore, la sobrietà, la trasparenza e il disinteresse personale".

"La nostra comunità e le comunità di tutti i paesi e le città della Sardegna che oggi sono qui, sono ricche di storia, di tradizioni, di cultura e d'identità. Eppure, nonostante questo patrimonio di valori, oggi a Cagliari e nell’intera Isola si vive una fase di crisi drammatica, che coinvolge innanzitutto le nuove generazioni e gli strati e le categorie più deboli della popolazione. Penso a quei giovani che nei secoli passati partirono dall'Italia, dalla Sardegna per cercare fortuna in Argentina: anche oggi, Santo Padre troppi nostri giovani sono costretti a lasciare questa città e questa terra bellissima con la speranza di trovare migliori condizioni di vita. Dobbiamo lavorare per creare qui queste condizioni".

Il pensiero è rivolto al presente e al futuro perché "nonostante tutto, le nostre comunità esprimono speranza, fiducia nel futuro, forza d’animo e di carattere così tipiche di noi Sardi. Abbiamo superato altro, supereremo anche questa. E la Vergine di Bonaria, che per noi rappresenta la stella dei naviganti in pericolo, ci aiuterà, ne siamo certi, a superare anche l’attuale tempesta. Ancora un saluto a Lei, Santo Padre, insieme al saluto, nuovamente, a tutti i presenti e anche a coloro che incontrerà nelle altre piazze, nelle altre vie e nei luoghi che ancora visiterà. E mi sia consentito di ringraziare tutti coloro che hanno contribuito con il loro lavoro – mattina, sera e notte, in particolar modo nelle ultime settimane, negli ultimi giorni – a rendere Cagliari il più accogliente possibile per ospitare Lei e le centinaia di migliaia di persone che oggi animano la nostra città. Confidiamo, Santo Padre, nella Sua paterna benedizione e nel Suo aiuto. Grazie ancora, di tutto cuore, per aver voluto trascorrere un'indimenticabile e bella giornata con tutti noi. A atras bortas, come si dice da noi, e a si biri in paxi e in saludi".


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