CRONACA ITALIANA

Manda un sms al datore di lavoro:
"Mio figlio è morto", ma era una bugia

Una 50enne di Ferrara condannata dal giudice a 8 mesi di reclusione e 400 euro di multa.
la scrittura di un sms
La scrittura di un sms

Con una freddezza e un cinismo incredibili, una 50enne aveva finto la morte del figlio di 7 anni per non andare al lavoro e nascondere una serie di illeciti. Ma, scoperta e sbugiardata, è stata denunciata e condannata a 8 mesi di reclusione e 400 euro di multa.

Teatro della squallida vicenda è Ferrara. Nel febbraio di 3 anni fa la donna viene assunta con un contratto a tempo determinato da un'impresa che si occupa di sistemi di allarme. Il suo compito è quello di trovare nuovi clienti. All'inizio tutto procede bene, poi a maggio i titolari le fanno presente la necessità di avere 4.500 euro da due clienti, che ancora non avevano pagato. "Ci penso domani, non preoccupatevi" è la rassicurazione della dipendente. Il giorno successivo, però, non si presenta al lavoro e quando il responsabile tecnico la chiama al telefono lei risponde: "Scusate, mio figlio è caduto in piscina ieri sera. Ha battuto la testa ed è ricoverato in gravi condizioni a Bologna". L'azienda si mostra comprensiva, ma il giorno dopo arriva un terribile sms: "Mio figlio purtroppo non ce l'ha fatta. E' morto durante la notte". I titolari esprimono il loro rammarico, e ribadiscono alla donna di prendersi tutto il tempo di cui ha bisogno per sbrigare le pratiche e riprendersi da un tale dolore. Trascorre una settimana e manda un altro messaggio: "Abbiamo fatto il funerale. Non vedo l'ora di tornare al lavoro per lasciarmi questa tragedia alle spalle". Passano le settimane, i mesi, e di lei nessuna notizia. Poi l'avvocato della ditta fa qualche verifica: nessun giornale ha mai parlato di quanto accaduto, e all'anagrafe non risulta nessun bambino morto. La 50enne, quindi, si era inventata tutto; suo figlio di 7 anni era vivo e vegeto. Il raggiro serviva solo per intascare quei 4.500 euro che doveva recuperare da due clienti. Inevitabile la denuncia, sfociata poi nella condanna per appropriazione indebita aggravata dal rapporto di lavoro, truffa e recidiva semplice.


UOL Unione OnLine







Più Letti
Loading...
Caricamento in corso...