CRONACA ITALIANA

Morti d'amianto, 18 anni a Schmidheiny
Risarcimento da 30 milioni per Casale

Diciotto anni di reclusione per disastro doloso. E' la sentenza di condanna nei confronti di Stephan Schmidheiny, ex manager dell'Eternit e unico imputato rimasto a rispondere del reato di disastro doloso e omissione di cautele antinfortunistiche per la strage dell'amianto.
la protesta
La protesta

La multinazionale è accusata di aver provocato circa 3.000 vittime, tra morti e malati, nei 4 stabilimenti italiani di Casale Monferrato (riceverà 30,9 milioni di indennizzo), Cavagnolo, Rubiera e Bagnoli. Schmidheiny in primo grado era stato condannato a 16 anni. Gli sono stati contestati i reati dal 1977 in poi, mentre la parte precedente è prescritta.

LACRIME E COMMOZIONE - La condanna è stata pronunciata in un'aula gremita di pubblico e di parenti delle vittime. Sono oltre 2000 infatti le parti offese costituite parte civile per aver contratto mesotelioma pleurici e malattie da amianto come l'asbestosi dopo aver lavorato o vissuto nei comuni di Casale Monferrato, Cavagnolo, Bagnoli e Rubiera. La sentenza estende la responsabilità dell'imputato anche per le vittime di Bagnoli e di Rubiera, per cui invece in primo grado era stata dichiarata l'intervenuta prescrizione.

DUE ANNI IN PIU' - due anni in più rispetto alla pena inflitta in primo grado sono stati inflitti al magnate svizzero di 66 anni, unico imputato rimasto al processo Eternit dopo la morte, avvenuta il 21 maggio scorso, del barone belga Louis De Cartier De Marchienne, a 92 anni. In ogni caso, non avrebbe commesso il fatto prima del 1966. Il giudice Alberto Oggè ha anche stabilito la revoca nei suoi confronti delle sanzioni accessorie e civili, e di quelle civili per la Etex. Entrambi, Schmidheiny e De Cartier De Marchienne, erano stati condannati a 16 anni, il 13 febbraio 2012, per disastro doloso permanente e omissione dolosa di misure antinfortunistiche. Il pg Raffaele Guariniello aveva chiesto 20 anni di pena.

RISARCIMENTI - Nei risarcimenti alle parti civili spicca quello stabilito per il comune di Casale Monferrato, quello più colpito dalla strage della multinazionale dell'amianto con almeno metà delle vittime complessive: la Corte d'Appello ha sancito un risarcimento di 30,9 milioni di euro, a fronte dei 25 stabiliti in primo grado. Ha destato invece stupore il mancato riconoscimento all'Inail che, come sottolinea nicola pondrano presidente del fondo vittime dell'amianto, aveva già promosso azioni di recupero molto dispendiose.Alla Regione Piemonte sono stati attribuiti 20 milioni.

Poi, 100 mila euro per ogni sindacato ammesso come parte civile e 70 mila euro per le associazioni ambientaliste wwf e legambiente. Per i familiari delle vittime sono stati riconosciuti 30 mila euro ciascuno.

LA SENTENZA NEL DETTAGLIO - Per quanto riguarda Schmidheiny, il giudice ha stabilito che il periodo in cui gestì la Eternit va dal giugno del '76, per gli stabilimenti di Casale (Alessandria), Cavagnolo (Torino) e Bagnoli (Napoli) e dall'80 per quello di Rubiera (Reggio Emilia), e arriva fino al giugno dell'86 per Casale e Cavagnolo, fino all'85 per Bagnoli, fino all'84 per Rubiera.

L'imputato è stato quindi assolto per il periodo che va dal giugno del '66 al '76 per non aver commesso il fatto. Resta penalmente responsabile per gli anni seguenti. La lettura del dispositivo è proseguita con l'elenco dei risarcimenti alle numerose parti civili.

IL SUPER RISARCIMENTO - Ammonta a 30,9 milioni di euro la somma che la Corte d'Appello di Torino ha accordato al Comune di Casale Monferrato con la sentenza del processo Eternit. Nella città della provincia di Alessandria la multinazionale dell'amianto aveva il suo stabilimento italiano più importante, e il numero delle vittime è più elevato che altrove.


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