CRONACA

"Una potente droga chiamata internet", l'intervento del neuroscienziato Gessa

gianluigi gessa (archivio l unione sarda)
Gianluigi Gessa (archivio L'Unione Sarda)

L'intervento di Gian Luigi Gessa, neuropsichiatra e farmacologo cagliaritano, che su L'Unione Sarda parla dei pericoli di internet e di come alcuni contenuti della rete possano creare dipendenza.

***

Tutte le specie animali per perpetuarsi devono nutrirsi, figliare e distruggere i propri nemici. Non farebbero questo se non provassero un irresistibile piacere nel farlo. Devono anche ricordare come ripetere queste esperienze gratificanti. Il piacere e il desiderio suscitati da sesso, cibo, vittoria su un pericoloso predatore sono sostenuti da sostanze chimiche, i neurotrasmettitori, prodotte e rilasciate dalle cellule nervose, i neuroni, nelle aree del cervello definite le aree del reward (piacere).

Nella sua storia millenaria l'uomo ha scoperto che alcune droghe (alcol, cocaina, morfina) riproducono in modo esagerato il piacere e il desiderio normalmente suscitati dagli stimoli naturali.

Nel tempo, l'uomo ha inventato la distillazione dell'alcol, la pipa, la sigaretta, l'ago e la siringa, al fine di fare arrivare la droga nel cervello velocemente e in alta concentrazione, aumentandone gli effetti prodotti. La capacità delle droghe di riprodurre in modo intenso e duraturo le stesse emozioni suscitate dallo stimolo naturale è alla base della loro capacità di produrre dipendenza. Questa è la risposta compensatoria da parte del cervello alla stimolazione intensa, ripetuta ed eccessiva da parte delle droghe: il centro del piacere diventa meno sensibile non solo all'effetto delle droghe, ma anche a quello dei neurotrasmettitori che ne veicolano l'azione.

Pertanto, diminuisce il piacere prodotto dagli stimoli naturali e quello evocato dalle droghe stesse. Rimane il desiderio del piacere iniziale e per ottenerlo è necessario aumentare l'assunzione della droga. Recentemente si è scoperto che stimoli naturali come l'assunzione di cibo (grassi e zuccheri), il gioco d'azzardo e certe attività sportive possono produrre, se praticate in modo eccessivo, una dipendenza definita di tipo comportamentale o non-drug .

Questa dipendenza è mediata dalla stimolazione eccessiva dei centri del piacere da parte delle droghe endogene, quegli stessi neurotrasmettitori con cui le droghe esogene competono nella loro azione.

Negli ultimi decenni, l'uomo ha scoperto che la rete può diventare un mezzo insuperabile per attivare il centro del piacere. In realtà non è la rete che produce dipendenza ma alcuni dei suoi contenuti. Quelli più efficaci nel dare dipendenza sono gaming, gambling, social e porno/cybersex. La loro capacità di seduzione nasce dal fatto che la stimolazione virtuale riproduce in modo "sopranormale" quei comportamenti istintivi legati alla sopravvivenza della specie, sesso, vittoria su un nemico, vincita di denaro, prestigio. Virtuali.

Come nella dipendenza dalle droghe, anche quella da Internet è caratterizzata da malessere psicofisico e produce nella vittima le stesse nefaste conseguenze nei rapporti interpersonali, nel lavoro, nel rendimento scolastico. Inoltre, attraverso i moderni metodi di brain imaging è stato dimostrato che nella corteccia prefrontale dei dipendenti dalla rete sono rilevabili gli stessi deficit funzionali presenti nei soggetti dipendenti da cocaina, eroina, alcol, gioco d'azzardo e cibo.

Questi deficit sono ritenuti responsabili della impulsività, compulsività e labilità emozionale di questi soggetti. Un'importante differenza che rende Internet più insidioso delle droghe nel produrre dipendenza è che queste possono essere controllate dalla legge o dal costume: consumare alcol al lavoro è disdicevole o ti può mettere nei guai, mentre non esistono "astemi" nei confronti della rete e l'atteggiamento verso i soggetti dipendenti è di compiacenza, scetticismo o ignoranza sulla sua pericolosità sociale.

Una popolazione di utilizzatori della rete dovrebbe essere protetta: i bambini in genere, i bambini con problemi psicosociali e i soggetti vulnerabili per psicopatologie quali depressione, ansia e isolamento. I diabolici produttori di virtual reality games hanno reso questi contenuti particolarmente efficaci nel produrre dipendenza nei bambini e adolescenti: la partecipazione a questi giochi implica una continua presenza in rete.

Lasciare anche per bisogni fisiologici porta penalità e perdita di punteggio. I produttori di questi programmi hanno interesse a negare i pericoli della rete come nel passato l'industria del tabacco contestava la pericolosità del fumo e le ricerche del suo legame con il cancro.

Gian Luigi Gessa

(Neuropsichiatra, farmacologo e docente di Neuropsicofarmacologia all'Università di Cagliari)

© Riproduzione riservata

COMMENTI


UOL Unione OnLine

Cronaca

PIÙ LETTI
Loading...
Caricamento in corso...