CRONACA

"Le minacce dei 'somari' non fermeranno la mia battaglia pro vaccini". Intervista a Roberto Burioni

roberto burioni (ansa)
Roberto Burioni (Ansa)

I vaccini continuano a far discutere. E uno dei principali, indiscussi animatori del dibattito è Roberto Burioni, medico, accademico e divulgatore pesarese, che ha fatto della battaglia “pro-vax” una vera e propria missione.

Per i fautori dell’obbligo vaccinale è un punto di riferimento, quasi un paladino (oltre 410mila i suoi follower su Facebook). Per i “no vax”, invece, è il nemico pubblico numero uno, tanto da essere quotidianamente subissato di critiche, offese e persino minacce di morte.

Il suo ultimo libro si intitola, molto eloquentemente, “La congiura dei somari – Perché la scienza non può essere democratica” (Rizzoli).

Ma la sua campagna “anti-ignoranza” non è certo finita.

Tanto che “a ottobre sarò di nuovo in libreria”, annuncia a UnioneSarda.it.

Obbligo sì, obbligo no. Autocertificazione sì, autocertificazione no. I vaccini continuano a fare discutere la politica. Che ne pensa?

"Non mi sento di commentare il dibattito politico in corso. Non sono aggiornato, anche perché le posizioni cambiano continuamente. Trovo però che ci sia molta confusione e questo, di certo, non va bene".

Allora andiamo al sodo: i vaccini servono?

“Sono indispensabili”.

A cosa?

"A prevenire epidemie. Solo se ci si vaccina si tengono lontane. Prenda il Messico: da quando hanno iniziato a vaccinare contro il morbillo non ci sono più epidemie di morbillo. Da noi invece, nel 2015, quando avevamo un tasso di vaccinazioni inferiore al Ghana e alla pari della Namibia ci sono state epidemie. E questo accade per un'unica e semplice ragione: le mancate vaccinazioni".

I detrattori dell'obbligo parlano di business delle case farmaceutiche...

"Le case farmaceutiche non sono enti di beneficenza, quindi è legittimo che pensino ai ricavi, come le aziende che producono airbag o cinture di sicurezza. Ma non è certo con i vaccini che guadagnano, lo dicono i numeri".

Ovvero?

"Il fatturato e il giro d'affari dei vaccini è molto, molto piccolo. Stando a dati recenti è pari all'1,4% delle spese sanitarie. Si parla di qualche milione, mentre soltanto i farmaci per l'ulcera muovono circa un miliardo di euro".

Quindi sbaglia chi sostiene che i vaccini vadano a ingrassare la cosiddetta Big Pharma?

"Certo. Se la mettiamo in questi termini, gli interessi delle case farmaceutiche li fanno quelli che non vaccinano i propri figli".

Un giudizio sul ministro della Salute Giulia Grillo?

"Non posso dare giudizi, visto che non ha ancora fatto niente. Potrò iniziare a giudicare quando il suo ministero inizierà a prendere qualche provvedimento".

In Sardegna e in altre regioni l'obbligo vaccinale imposto dal decreto Lorenzin aveva causato un assalto ai centri vaccinali, con lunghe code e altri disagi. Colpa delle strutture sanitarie o del caos burocratico?

"Non conosco le dinamiche della sanità pubblica. Ma da medico posso dire che le norme devono essere chiare e che i vaccini non solo si devono fare, ma devono essere anche facilmente disponibili. Se dico ai cittadini: da domani bisogna cambiare tutti i decoder della tv, quando vanno nei negozi i decoder ci devono essere".

Internet, in teoria, è un grande strumento di conoscenza. Invece veicola ignoranza. La teoria delle "legioni di imbecilli" di Umberto Eco vale anche per la medicina?

"Sì. Anche se per la medicina la questione è più complessa. Perché chi va a cercare informazioni mediche su internet non solo non sa, ma è anche in uno stato d'animo poco tranquillo".

In che senso?

"Nel senso che se non so nulla di macchine fotografiche e cerco informazioni su internet e ne trovo di sbagliate, pazienza. Ma se ho un sintomo e cerco informazioni sbagliate sulla malattia che lo può provocare le conseguenze possono essere catastrofiche".

Lei è molto attivo sui social. Perché ha deciso di condurre la sua battaglia attraverso i canali web?

"Da medico, di fronte alla continua diffusione di bugie, ho ritenuto fosse mio dovere morale intervenire, mettendoci la faccia. E i social media sono il miglior veicolo per farlo".

Per le sue prese di posizione viene spesso anche insultato e minacciato. Come reagisce di fronte a queste cose?

"Le ho messe in conto. Certo, quando minacciano di morte me o la mia famiglia fa male. Ma gli insulti, purtroppo, fanno parte del gioco. In questi anni mi hanno dato del rettiliano, del massone, della reincarnazione di Jenner. Mi chiamino pure come vogliono. Da laziale mi posso offendere solo se mi danno del romanista".

Ha in progetto altri libri?

"A ottobre ne esce un altro".

Verrà a presentarlo anche in Sardegna?

"Mi piacerebbe molto".

Che rapporto ha con l'Isola?

"Splendido. Collaboro spesso con il mio amico e collega Aldo Manzin, professore ordinario di Scienze biomediche all’Università di Cagliari, e ci vengo spesso anche in vacanza, nella zona di Alghero. È un luogo davvero meraviglioso".

Luigi Barnaba Frigoli

(Unioneonline)

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