CRONACA

Caso Diciotti: lettera con proiettile al procuratore di Agrigento che segue l'inchiesta

il procuratore di agrigento luigi patronaggio a destra (foto ansa)
Il procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio, a destra. (Foto Ansa)

Era diretta al procuratore capo di Agrigento Luigi Patronaggio la lettera arrivata al Palazzo della Procura siciliana, contenente un proiettile, minacce come "zecca sei nel mirino" e riferimenti all'inchiesta che vede indagato il ministro dell'Interno Matteo Salvini in relazione al caso Diciotti, la nave che lo scorso 16 agosto aveva tratto in salvo 177 migranti al largo dell'Isola di Lampedusa ed era poi rimasta bloccata per cinque giorni al porto di Catania.

La busta, contenente anche un simbolo di Gladio passa ora al vaglio della Polizia scientifica e della Digos, mentre la Procura di Caltanissetta, competente a livello territoriale e informata sui fatti, ha aperto un fascicolo contro ignoti e per voce del procuratore Amedeo Bertone invita tutti ad abbassare i toni, ricordando che "il pm ha il dovere di indagare e non può essere colpevolizzato perché fa il proprio dovere. Insomma, è un fatto che crea certamente allarme. Si è creata una reazione a catena...".

Proprio nella mattinata di oggi, il Premier Giuseppe Conte era tornato sul caso della nave Diciotti nel suo discorso al Senato, cogliendo l'occasione per nuove critiche a Bruxelles sulla gestione del fenomeno migratorio: "Non è stata una bella pagina per l'Europa, che ha perso l'occasione per dare concretezza a quei principi di solidarietà e responsabilità che vengono costantemente evocati come valori fondamentali dell'ordinamento europeo".

Dopo i fatti di agosto, la Procura di Agrigento aveva seguito la prima fase dell'inchiesta per chiarire la dinamica della vicenda Diciotti e "individuare scafisti e soggetti dediti al favoreggiamento della immigrazione clandestina", e il procuratore Patronaggio si era recato personalmente a bordo della nave per "conoscere le condizioni dei 177 migranti superstiti", dichiarandole "critiche".

A queste prime battute era poi seguita l'indagine sulle responsabilità istituzionali, in primis quelle del ministro dell'Interno Matteo Salvini, con l'invio di un fascicolo al Tribunale dei ministri di Palermo e quindi a Roma per la richiesta di autorizzazione a procedere in Senato.

La missiva di oggi viene dopo altre minacce indirizzate a Patronaggio, cui è stata già rafforzata la scorta attiva dal suo ingresso nel pool antimafia a metà anni '90.

(Unioneonline/b.m.)

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