CRONACA SARDEGNA - PROVINCIA DI CAGLIARI

Bonifica cave, il caso arriva in tribunale: i Comuni pronti a costituirsi in giudizio

il sindaco di isili luca pilia
Il sindaco di Isili, Luca Pilia

Bonifica cave: il caso arriva in tribunale e i comuni di Isili, Villanova Tulo e Nurallao sono pronti a costituirsi insieme visto che sono stati citati come parti contro interessate.

Anche le miniere di questi tre comuni sono interessate dalla richiesta di bonifica, Punta su Corongiu a Isili, Cugumadda a Villanova Tulo e Pitzu Rubiu a Nurallao.

Il SAE e recupero ambientale dell'assessorato regionale dell'industria ad inizio anno aveva invitato la ditta che gestiva le cave (SVI.MI.SA) ad effettuare gli interventi di messa in sicurezza e recupero ambientale, ma la società come risposta ha proposto un ricorso al Tribunale Amministrativo della Sardegna.

Un ricorso contro la Regione stessa, l'assessorato all'industria ma che ha messo in una condizione poco comoda anche i comuni nel cui territorio ricadono le aree da bonificare. Il timore è quello che se il ricorso della società fosse accolto l'onere di una messa in sicurezza potrebbe ricadere sulle amministrazioni comunali.

"Secondo noi - ha detto il sindaco di Isili Luca Pilia - chi ha tratto profitto da un territorio attraverso lo sfruttamento minerario ha un obbligo, anche morale, di adoperarsi per realizzare una qualche forma di riparazione nei confronti delle comunità interessate restituendo una condizione di benessere e sicurezza ambientale".

"Si stanno rimbalzando le competenze" ha detto il sindaco di Villanova Tulo Pino Loddo "io ho chiesto degli interventi fin dal 2010 quando mi sono insediato, sono stati fatti anche dei sopralluoghi ma la zona è deturpata gravemente".

Secondo la SVI.MI.SA infatti questa responsabilità sarebbe decaduta nel momento in cui ha rinunciato alla titolarità della concessione mineraria nel 2009. Proprio per questo la situazione si complica rendendo più difficile individuare "chi" deve fare "cosa". Ma la condizione di queste aree risulta infatti compromessa. I cantieri di coltivazione sono abbandonati da diversi anni, non vi sono cartelli di pericolo e sarebbe necessario avere almeno delle recinzioni. È necessario dunque arrivare ad una chiarificazione di responsabilità al più presto e i primi cittadini auspichino che non debbano essere le loro comunità a pagare ancora una volta.

Sonia Gioia

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