CRONACA - ITALIA

Diciotti, spariti 50 migranti. Don Soddu (Caritas): "Non sono detenuti"

Sono andati via decine di migranti sbarcati dalla nave Diciotti e affidati alla Cei o al centro di Messina, come riferiscono fonti ufficiali del Viminale.

A quanto si apprende, dei 50 migranti mancanti all'appello, sei si sono allontanati il primo giorno di trasferimento, tra cui due eritrei attesi dalla Diocesi di Firenze domenica, altri 19 si sono allontanati due giorni fa e tredici, destinati a varie diocesi, ieri.

"Più di 50 degli immigrati sbarcati dalla Diciotti - ha commentato il ministro degli Interni Matteo Salvini - erano così 'bisognosi' di avere protezione, vitto e alloggio, che hanno deciso di allontanarsi e sparire! Ma come, non li avevo sequestrati? È l'ennesima conferma che non tutti quelli che arrivano in Italia sono 'scheletrini che scappano dalla guerra e dalla fame'. Lavorerò ancora di più per cambiare leggi sbagliate e azzerare gli arrivi".

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"Ricordiamo che, per la legge, - dichiarano i sottosegretari all'Interno, Stefano Candiani e Nicola Molteni - queste persone hanno libertà di movimento e quindi non sono sottoposte alla sorveglianza dello Stato. Erano così disperate che hanno preferito rinunciare a vitto e alloggio garantiti per andare chissà dove".

"È l'ennesima prova - concludono - che chi sbarca in Italia non sempre scappa dalla fame e dalla guerra, nonostante le bugie della sinistra e di chi usa gli immigrati per fare business".

SODDU: "NON È UNA FUGA" - "Non è una fuga, non sono detenuti - precisa don Francesco Soddu, presidente della Caritas Italia -. Che qualcuno non si era reso reperibile lo sapevamo, pensavamo si potessero rintracciare. Sappiamo che questa tipologia di persone è difficile, per le storie che ha alle spalle. Questi migranti non volevano rimanere in Italia, volevano ricongiungersi con parenti e amici che erano in altri Paesi".

"Io sono stato anche questa mattina da loro - riferisce don Soddu - e ho visto nei loro occhi una storia non solo drammatica, direi davvero terribile della loro vita, ho letto la disperazione; poi, ciascuno la calibra a suo modo. Ma il volto di queste persone testimonia quanto siano disperati".

"E poi - prosegue - come si fa a dichiarare che 'si sono dileguati'? Si fugge da un carcere o se si è inseguiti e non mi pare sia questo il caso. Noi abbiamo offerto accoglienza, il gesto si spiega con la disperazione di chi ha attraversato prima il deserto e poi il mare, di chi è stato nelle carceri libiche e ora si trova qui a decidere della propria vita, anche con decisioni poco razionali su cui tutti ci interroghiamo".

(Unioneonline/D)

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