CRONACA - MONDO

Migranti, anche l'Italia boccia la revisione di Dublino: ecco cosa prevede

Si spacca il fronte mediterraneo davanti alla riforma del Principio di Dublino, in discussione oggi a Lussemburgo.

Italia in prima fila, e poi Spagna, Austria, Romania, Ungheria, Slovenia e Slovacchia hanno detto no alla proposta della presidenza bulgara sul ricollocamento migranti nel sistema Ue.

Tra i punti più controversi dell'ultima versione di Dublino, "Dublino III", ci sono le direttive per cui è al Paese di primo ingresso che vanno inoltrate le richieste di asilo. Un aspetto che naturalmente è problematico per Stati geograficamente più esposti, come il nostro o come la Grecia, soprattutto con l'aumento dei flussi degli ultimi anni.

I disegni di riforma prevedono di fissare un meccanismo automatico di ripartizione che possa sostenere questi Stati, con relative sanzioni per chi non rispetta le regole.

Ebbene, il primo testo elaborato dalla Commissione fissava la quota massima di accoglienza per ciascun Paese al 150%, calcolata sulla base della popolazione e del Pil prodotto, e una penale di 250mila euro per chi rifiuta.

LA RIFORMA BULGARA - La proposta è passata alla Camera, ma ora il Consiglio Ue - presieduto per questo semestre dalla Bulgaria - ha messo sul tavolo un compromesso che non piace affatto al neoministro dell'Interno Matteo Salvini, oggi assente in Aula perché impegnato con la fiducia del governo Conte.

In sostanza, nel disegno, si punta più alla responsabilità di chi accoglie che alla solidarietà di chi deve aiutare. Una prima modifica riguarda il meccanismo di redistribuzione, che sarebbe su base volontaria quando un Paese raggiunge il 160%, ed è obbligatoria solo oltre il 180%. I bulgari hanno inoltre proposto di abbassare la multa per chi rifiuta di prendersi carico dei richiedenti asilo, da 250mila euro a 30mila.

E, infine, si chiede al Paese di primo ingresso di occuparsi dello status del migrante per almeno dieci anni: è la cosiddetta "responsabilità stabile", che Italia, Cipro, Malta, Spagna e Grecia hanno chiesto ridurre a 2 anni.

IL NO ANCHE DELLA GERMANIA - "Siamo aperti ad una discussione costruttiva ma non pronti ad accettarla nella sua attuale forma", ha dichiarato il sottosegretario tedesco Stephen Mayer: "Non è solo l'Italia ad essere contraria, in altri Paesi c'è un'opposizione ancora più forte".

L'obiettivo era quello di arrivare ad una riforma del sistema di Dublino entro la fine della presidenza bulgara, cioè entro il Consiglio Europeo di fine giugno.

Ma l'impresa appare complicata.

(Unioneonline/D)

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