CRONACA

"C'è la moneta, manca l'Europa": 2001, l'editoriale di Savona su L'Unione Sarda

Pubblichiamo, in versione integrale, l'editoriale sulla moneta unica che Paolo Savona ha scritto su L'Unione Sarda il 30 dicembre del 2001.

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Dopo due anni di “bilinguismo monetario”, il 1° gennaio 2002 si penserà e si parlerà solo in euro. La lira andrà in pensione dopo una vita di intenso e tormentato lavoro durato poco più di 139 anni. Un bel record per un pensionamento nel nostro Paese! Ci andrà in pace, per volontà del popolo sovrano, e non per eventi bellici o per altri cataclismi, come sempre accaduto per le monete scomparse dalla scena mondiale.

Essa nacque nel 1862, dopo che il Regno sardo-piemontese aveva ottenuto la ratifica delle sue conquiste territoriali con referendum indetti nei vari reami, principati e ducati che costellavano lo Stivale. I suoi genitori sono stati il marengo dei Savoia e la lira tornese dei Borboni. Poiché nel corso della sua vita ha perso circa 6000 volte il suo valore iniziale, va in pensione senza troppi rimpianti.

Forse il desiderio di disfarsi di una moneta debole ha segnato l’ansia degli italiani a voler entrare da subito nell’euro, senza tenere conto degli svantaggi che ciò poteva causare; si è detto e scritto che questi ultimi sono inferiori ai vantaggi che esso ha già procurato e ancora procurerà. Cominciamo da questi ultimi.

L’euro ha certamente consentito un enorme risparmio in termini di interessi sul debito pubblico per il quasi immediato allineamento dei tassi dell’interesse italiani a quelli tedeschi. Certamente porterà risparmi di costo nei cambi con le 11 monete che hanno aderito all’Unione Monetaria Europea e piena confrontabilità nei prezzi sull’intero continente europeo. Certamente ha protetto la lira contro gli attacchi speculativi che avrebbero continuato a deprezzarla come in passato. Certamente induce a collaborare politicamente con gli altri paesi stretti dallo stesso vincolo monetario.

Qualche scetticismo, se non proprio vera preoccupazione, desta invece l’assenza di un potere politico vero e proprio dietro la moneta europea. La più efficace esemplificazione è stata data da Clinton che chiese: a chi devo telefonare per parlare di euro? Altre perplessità sono state avanzate da numerosi economisti, ove si escluda uno dei padri Nobel e nobili dell’euro, il professor Robert Mundell.

L’Europa non è un area monetaria ottimale e, quindi, gli interventi sulle quantità di moneta o sui tassi dell’interesse non si ripercuotono nello stesso modo su tutti i paesi: quando si allargano i cordoni della borsa il denaro si dirige verso i più forti e quando si restringono i denari vengono sottratti ai più deboli.

Tutto ciò richiederebbe la presenza di un potere direttamente eletto dal popolo capace di attivare politiche di compensazione in caso di danni causati per via monetaria. Questa è l’idea sottostante al Patto di stabilità e di sviluppo firmato a Dublino pochi anni dopo il Trattato di Maastricht, ma la seconda parte è sovente trascurata.

Venendo alla Sardegna, essa - per fortuna - è saldamente ancorata all’Europa e al resto del mondo. Avrà quindi svantaggi e vantaggi come gli altri, forse più i primi che i secondi. Essere però ancorati alla Madre Patria, partecipare agli accordi internazionali e far sentire la propria voce nei consessi europei sono condizioni indispensabili per combattere l’isolamento e inseminare la cultura sarda con il fertilizzante della modernità. I problemi dell’Isola ereditati dal passato restano ancora tali: l’euro è però un’occasione per voltare pagina.

Comincia pertanto una nuova era, quella dell’euro. Intraprendiamola con serenità e accogliamola con favore.

Paolo Savona

© Riproduzione riservata

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