CRONACA

Il Cagliari siamo noi. L'editoriale del direttore

"Una vittoria, vogliamo una vittoria". È il grido di battaglia della Nord. Ieri al Sant'Elia, oggi alla Sardegna Arena, domani, speriamo, nello stadio che verrà. Quel grido di battaglia, carico - sia chiaro - di sana passione sportiva, oggi deve levarsi nel mondo ovunque ci sia un cuore rossoblù. O semplicemente il cuore di un sardo.

Perché il Cagliari, con i quattro mori sul petto di chi indossa quella maglia, è un patrimonio Nostro, ci piaccia o no quel pallone che rotola sull'erba.

"Il Cagliari siamo noi", sintetizzano sugli spalti, ritmandolo, i tifosi che ci mettono la faccia e la voce. Sarebbe qui inutile ripercorrere le gioie e i tanti dolori di questa strana stagione.

L'Unione Sarda lo ha fatto, lo fa e continuerà a farlo tutti i giorni con una squadra attenta, affiatata e competente di cronisti sportivi. Oggi conta solo conservare in Sardegna la Serie A.

Da domani il presidente Giulini e i suoi collaboratori, siamo certi, troveranno il modo di farci soffrire di meno. Ecco perché, pensando all'importanza di Cagliari-Atalanta, ci piace ripartire dall'abbraccio ai rossoblù dopo la sconfitta, immeritata, con la Roma. È in quel momento che, insieme, squadra, società e tifosi hanno firmato un patto.

A Firenze si va a vincere. E così è stato. Quel fuoco dentro, in campo, deve ardere anche oggi. Levando lo sguardo ogni tanto verso i distinti . È scritto lassù: "Una terra, un popolo, una squadra". Forza Casteddu!

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