CRONACA SARDEGNA

Deposito nucleare, l'Isola trema
A breve l'elenco dei possibili siti

Attesa spasmodica e dita incrociate, anche in Sardegna. Dovrebbe arrivare tra questa e la prossima settimana la Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee (Cnapi) in cui creare il deposito unico nazionale delle scorie nucleari.

È quanto ha dichiarato questa mattina il ministro allo Sviluppo economico Carlo Calenda, nel rispondere a chi gli chiedeva se il decreto sul Cnapi sarà emanato prima che lasci il ministero: "Assolutamente sì. La Cnapi sta arrivando, ha fatto delle correzioni l'Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, ndr) e le ha mandate al ministero dell'Ambiente che deve poi rimandarle a noi. Non appena ci arriva facciamo il decreto, conto di farlo tra questa e la prossima settimana".

Una vicenda, quella del sito unico in cui depositare le scorie nucleari, che va avanti da anni e tiene col fiato sospeso diverse zone dell'Italia, Sardegna compresa. L'Isola infatti è stata più volte indicata come sito potenzialmente adatto.

È molto probabile che tra le aree individuate dal decreto ce ne sia anche una nell'Isola, ma non è detto che sia poi quella scelta per il deposito.

La scelta del sito avviene infatti in tre fasi: la prima è quella del Cnapi appunto, delle aree potenzialmente idonee; nella seconda vengono selezionati alcuni di quei siti da sottoporre a indagini approfondite; nella terza si arriva alla scelta del luogo in cui piazzare il deposito unico delle scorie nucleari.

Da cronoprogramma i lavori per la realizzazione del deposito dovrebbero iniziare a fine 2019 e concludersi entro il 2025.

IL DEPOSITO - In Italia sono una ventina i siti in cui sono depositati rifiuti radioattivi, il governo Berlusconi nel 2010 ha individuato l'iter per arrivare al deposito unico, che consente di smaltire più in sicurezza i rifiuti di questo tipo. Dovrebbe essere un sito da 150 ettari, 110 per il deposito e 40 per il parco tecnologico, in cui saranno svolte attività di ricerca sulle nuove metodologie di gestione dei rifiuti radioattivi. Costerà un miliardo e mezzo di euro e ospiterà 75mila metri cubi di rifiuti a bassa e media radioattività, che dovrebbe scendere a valori minimi e trascurabili entro 300 anni. Di tutti questi rifiuti, 56mila metri cubi derivano dall'esercizio e lo smantellamento degli impianti nucleari, 19mila dai settori della medicina nucleare e dell'industria. Ci saranno, inoltre, altri 15mila metri cubi di rifiuti ad alta radioattività.

LA SARDEGNA - E l'Isola è sempre stato uno dei posti papabili, così come Scanzano (Matera), sulla costa jonica della Basilicata. A Scanzano Berlusconi ci provò, ma si ritrovò a fronteggiare la protesta della popolazione, dei sindaci e degli amministratori locali, che arrivarono anche a bloccare strade e ferrovie.

A lanciare invece l'ennesimo allarme sull'Isola, pochi mesi fa, è stato Mauro Pili, secondo cui la procedura "porta dritti alla Sardegna", perché nel piano dell'Ispra "ci sono carte e mappe che indicano rischi e pericoli e, in sintesi, affermano che la Sardegna sarebbe la terra più sicura". L'ex deputato aveva anche inviato ai sindaci sardi uno schema di delibera da approvare nei consigli comunali per opporsi a questo disegno, e alcuni comuni - tra cui Oristano e Quartu - l'hanno approvato.

(Unioneonline/L)

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