CRONACA - ITALIA

"Vada a bordo c...", la telefonata "che ha crocifisso mio padre": parla Rossella Schettino

rossella schettino (foto facebook)
Rossella Schettino (foto Facebook)

Ha deciso di aprire un profilo Facebook per spiegare quello che pensa e, anche, accusare Gregorio De Falco. Lei è Rossella Schettino, 21 anni, figlia dell'ex comandante della Costa Concordia, naufragata davanti all'isola del Giglio il 13 gennaio 2012, provocando 32 morti, e che è detenuto a Rebibbia dopo la condanna a 16 anni di carcere.

Punto di partenza, scrive, è l'informazione "manipolata": da uno screenshot si legge la probabile risposta di un giornalista che le dice "l'intervista è interessante, ma il direttore ha deciso di non pubblicarla". "Vi pare normale?", commenta Rossella.

"Sono 6 anni - aggiunge - che l’informazione intorno alla vicenda di mio padre è manipolata, a partire da quella telefonata di De Falco hanno iniziato a costruire la verità di comodo".

La vicenda, nota, è quella relativa alla conversazione telefonica avvenuta la notte del naufragio tra Schettino e Gregorio De Falco, all'epoca alla capitaneria di Livorno, in cui quest'ultimo ordinava: "Vada a bordo c..." al comandante che, invece, era sceso dalla nave e si trovava su una scialuppa.

"In questi anni - prosegue il post della figlia del comandante - ho letto titoli di giornale che non avevano nessuna attinenza con la verità. Virgolettati attribuiti a mio padre su cose mai dette. Ancora in questi mesi ho dovuto leggere cose al limite del ridicolo. Hanno scritto che porto bottiglie di acqua di mare a mio padre e che se le versa in testa. È una cosa assurda ed anche totalmente inverosimile, non si può portare nessun liquido all’interno di un carcere. Questo solo per farvi un esempio delle totali falsità che si sono inventati per portare a termine quel progetto di demolizione personale e mediatica finalizzata allo scopo di creare il colpevole perfetto."

"Credere essere informati - conclude - perché si leggono i giornali o si vede la televisione è un’illusione".

E poi, ancora, punta il dito contro De Falco dopo la diffusione delle notizie su una presunta aggressione nei confronti della propria moglie e della figlia.

"Al di là di quale sia la realtà dei fatti e la misura dell’episodio mi indigna sentire che lui e la moglie si lamentino di essere vittime di strumentalizzazione mediatica. Lamentano inoltre che fatti famigliari e personali vengano riportati dai giornali, la signora De Falco dice ora che vuole siano tutelate le figlie. Ciò che mi indigna - prosegue Rossella Schettino - è che sia proprio De Falco a ritenersi vittima di una strumentalizzazione mediatica. Proprio lui che con la celebre telefonata del 'Vada a bordo ca..o', crocifisse mediaticamente mio padre".

"Quale tutela - si domanda - ebbi io che all’epoca avevo 15 anni? Quale rispetto e tutela ci fu nei miei confronti? Queste cose non gli interessavano quando rilasciava certe dichiarazioni? Chi diede quella telefonata in pasto ai giornali?"

"De Falco in quella telefonata dimostrò di non sapere neppure quale fosse la situazione in quel momento, ignorava completamente le informazioni e non era interessato a collaborare con chi era sul campo come mio padre. Continuava a dare ordini impraticabili come quello di risalire a bordo di una nave ribaltata di 90° (e non fatevi ingannare da chi dice che ci fu chi risalì, nessuno tornò a bordo a quell’ora, in quella condizione ormai definitiva di ribaltamento, da quel lato della nave e senza ricevere il supporto tecnico necessario, ciò che veniva richiesto a mio padre era impossibile). Faceva richieste inutili, come la conta e la suddivisione dei passeggeri".

"Ma la cosa più grave - aggiunge - fu la divulgazione di quella telefonata nell’esclusivo interesse di De Falco. Fu utile solo a lui che ottenne la visibilità e la notorietà cui ambiva. Quella telefonata doveva rimanere agli atti processuali come tutte le telefonate intercorse quella notte. Invece, stranamente, il file venne fatto pervenire alla stampa come se una lunga mano sapesse esattamente dove attingere. Ricordo che a seguito di quella divulgazione venne aperto un fascicolo per fuga di notizie dimenticato poi chissà dove e chissà perché. Non dimentico neppure che accusò mio padre di aver portato via la scatola nera della nave, salvo poi dover ritrattare quell’accusa il giorno successivo".

(Unioneonline/s.s.)

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