POLITICA

Giorgia Meloni a L'Unione Sarda: "Prima l'Italia e la zona franca"

Ci sono sogni irrealizzabili: "Come sta la mia Sardegna?", chiede Giorgia Meloni prima di partire per Cagliari, "mi manca. Vorrei starci un po', fare un bagno al mare...". Ma in campagna elettorale e col fresco di febbraio non si può, e lei lo sa. Poi ci sono sogni altrettanto audaci, però chissà mai: "Mi piacerebbe essere la prima premier donna", dice la leader di Fratelli d'Italia, "il Paese è pronto".

Premier per fare cosa?

"Un governo di patrioti, che metta al centro dell'agenda il lavoro italiano, le imprese italiane, la sicurezza, la difesa dei confini e delle nostre identità e tradizioni: anche dal tentativo di sostituzione etnica voluto dalla sinistra. In sintesi: la difesa dell'Italia e degli italiani".

Salvini parla di flat tax, Berlusconi vuole ritoccare le pensioni. FdI per quale proposta si caratterizza?

"Ovviamente la priorità è il lavoro, e non basta una proposta sola. Cito però l'iniziativa "più assumi meno paghi": una superdeduzione del costo del lavoro per le imprese con alta percentuale di manodopera in rapporto al fatturato".

Questo perché temete una ripresa senza occupazione?

"Esatto: non sempre se cresce la produzione cresce l'occupazione, per varie ragioni. Noi aiuteremo le imprese con più dipendenti, rispetto a quelle del web che hanno alti fatturati e pochi dipendenti".

Quale tipo di sviluppo auspicate?

"Vogliamo andare sempre più verso una tutela del marchio italiano. Nel mercato globalizzato non potremo competere sulla quantità o su prodotti non brandizzabili , in cui non si riconosca l'origine nostrana. Siamo una nazione medio-piccola ma con un marchio fortissimo: se non si può contraffarlo, non temiamo di stare sui mercati internazionali".

E come si tutela il "brand"?

"Con la difesa feroce del made in Italy, in agricoltura e non solo. Contro i trattati che non tutelano il marchio Italia e le nazioni che fanno dumping all'importazione".

Anche l'agroalimentare sardo soffre di concorrenza sleale.

"Lo so benissimo, e sono prodotti unici al mondo. Non devono subire il cosiddetto italian sounding . Più in generale, il punto è investire su tutto quello che i cinesi non ci possono copiare".

Quindi anche nel turismo?

"Eccome. Intendiamo rivedere le competenze di Stato e regioni, ragionare di Iva sul turismo, vincolare la tassa di soggiorno a investimenti precisi".

Il caso Embraco era evitabile?

"Sì, se l'Italia avesse una seria politica contro le delocalizzazioni. Proprio su questo abbiamo definito la nostra proposta di tassa piatta (non parlo di flat tax perché non mi piacciono le parole straniere)".

C'era da immaginarlo. Cosa prevede la vostra proposta?

"Che valga solo per imprese che non hanno delocalizzato. E chi ha ricevuto incentivi statali, se delocalizza deve restituirli. Aiutiamo solo chi produce e assume qui".

Non è un problema che si risolve solo dentro i confini italiani.

"È chiaro che a monte c'è un nodo europeo: Embraco chiude in Italia per aprire in Slovacchia, che applica il dumping salariale ed esprime un commissario Ue che a noi ha creato vari problemi. Ma certo non può porre il problema in sede europea un governo fantoccio come quelli recenti. Lo farà il nostro governo di patrioti".

Ma il premier lo esprimerà il partito più votato della coalizione.

"Questa cosa funziona se tutti i nomi sono sul tavolo prima del voto. Gli italiani devono sapere chi stanno scegliendo: fu proprio il centrodestra a inserire il principio dell'indicazione del candidato premier, anche se non formale".

Se fosse Tajani?

"Non è esattamente il mio modello. Vorrei qualcuno più capace di battere i pugni in Europa. Però se FI prima del voto dice che il candidato è Tajani e gli elettori la premiano, ne prendo atto".

Si sentirebbe più garantita con Salvini a Palazzo Chigi?

"Mi sento più garantita da me stessa. Con Salvini abbiamo fatto battaglie importanti, ma ci sono anche differenze fondamentali".

È per superarle che ha proposto una manifestazione unitaria?

"Diciamo che dare segnali di unità farebbe bene al centrodestra, dopo una campagna elettorale in cui sembra che scipparci voti tra noi conti più che contenderli agli altri. A questo gioco, a dire il vero, FdI non partecipa: perché così il rischio di apparire una coalizione incapace di governare è reale".

Ma ancora non c'è l'ok degli alleati alla manifestazione, solo Salvini sembra interessato.

"Vedo che lui ci sta invitando a partecipare alla sua chiusura della campagna elettorale, ma è cosa ben diversa da ciò che ho proposto. Io parlo di manifestazione unitaria, e ho indicato il primo marzo proprio per non disturbare quelle di chiusura dei singoli partiti".

Ha anche scelto il luogo?

"No, ma direi in una località del Centro-Sud per dare un segnale di attenzione al Mezzogiorno, dopo tante iniziative al Nord".

Insomma, c'è da temere più gli avversari o gli alleati?

"Beh, no, chiaramente noi vogliamo battere gli avversari. Ciò che temo è la legge elettorale proporzionale, che infatti noi non votammo, fatta per favorire il caos".

Il 4 marzo non vincerà nessuno?

"Il 4 marzo ci sono solo due possibilità: o vince il centrodestra, l'unico che può avere una maggioranza chiara, o sarà il caos. E allora può capitare di tutto. Magari un governo Gentiloni oppure, che so: Minniti, Bonino. O Di Maio".

Mai larghe intese, per voi?

"In nessun caso. Chi ci sceglie sa che il suo voto non sarà mai usato per un governo di quel tipo. I nostri candidati hanno firmato un impegno solenne. Se non lo fanno anche i nostri alleati, confesso che non mi sento tranquillissima".

Hanno firmato anche l'impegno a non cambiare casacca in Parlamento. Ma se per la maggioranza di centrodestra fossero decisivi eventuali fuorusciti dal M5S, lei come la prenderebbe?

"Chiederei che semmai diano la disponibilità a sostenere di volta in volta le nostre proposte. Senza un ingresso stabile in maggioranza".

La sua visita a Cagliari inizierà da Sant'Elia. Perché?

"Lo stiamo facendo in tutte le città d'Italia: partiamo dai quartieri popolari, dalle situazioni più complesse di abbandono. Come nelle aree terremotate, dove da anni aspettano le casette. Mentre il governo in un pomeriggio trova 20 miliardi per il Monte dei Paschi. O trova il modo di aiutare il Sud del mondo ma non il Sud d'Italia. Vede, il sentimento di insicurezza generato dai flussi migratori si lega anche alle questioni economiche. Questa situazione disincentiva gli investimenti, uccide il piccolo commercio".

Sardegna zona franca: secondo lei è una possibilità o un'utopia?

«Non solo è possibile: la consideriamo un diritto. Abbiamo avviato uno studio serio per verificarne gli effetti su entrate e occupazione".

Quindi se vincerà il centrodestra sarà nel programma di governo?

"Di sicuro noi la proporremo".

Condivide la battaglia per inserire il principio d'insularità nella Costituzione?

"Sono per il riequilibrio dell'insularità; non per un contentino in Costituzione che resti inapplicato come tante dichiarazioni di principio. Alla Sardegna, come al Sud, serve un piano straordinario di investimenti in infrastrutture".

Lei difende la patria italiana. Nell'Isola però ci sono forti sentimenti indipendentisti.

"Da patriota, comprendo i sentimenti d'appartenenza. Io però credo nell'Italia unita, pur riconoscendo una specificità ai sardi, orgogliosamente italiani da sempre. Attenzione però: oggi le divisioni convengono ai poteri forti".

Che cosa intende dire?

"Che le piccole nazioni non possono competere nel mercato globale. Non a caso dietro la questione catalana c'è Soros. Oggi per l'Italia l'unità nazionale è la grandezza minima per difendersi".

Giuseppe Meloni

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