CRONACA - ITALIA

Elezioni, la Cei: "Immorale lanciare promesse che non si possono mantenere"

gualtiero bassetti
Gualtiero Bassetti

È un invito alla sobrietà quello che Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, ha rivolto ai politici italiani nel suo intervento davanti al Consiglio Episcopale Permanente dei vescovi.

Una sobrietà "nelle parole e nei comportamenti. La campagna elettorale sta rendendo serrato il dibattito, ma non si può comunque scordare quanto rimanga immorale lanciare promesse che già si sa di non riuscire a mantenere. Altrettanto immorale è speculare sulle paure della gente: al riguardo, bisogna essere coscienti che quando si soffia sul fuoco le scintille possono volare lontano e infiammare la casa comune, la casa di tutti".

"Bisogna reagire a una 'cultura della paura' che, seppur in taluni casi comprensibile, non può mai tramutarsi in xenofobia o addirittura evocare discorsi sulla razza che pensavamo fossero sepolti definitivamente. Non è chiudendo che si migliora la situazione del Paese".

"Richiamato il valore morale e democratico del voto, voglio essere altrettanto chiaro sul fatto che la Chiesa non è un partito e non stringe accordi con alcun soggetto politico".

LA POVERTÀ - "Un altro dato che inquieta - prosegue Bassetti - è quello relativo alla condizione di povertà assoluta delle famiglie: si parla di oltre un milione e mezzo, con un aumento di ben il 97% rispetto a dieci anni fa".

"Se si fermano le famiglie, si ferma il motore sociale del Paese. Smette di battere il cuore della società. È necessario ripeterlo con forza: è urgente e doveroso aiutare, curare e sostenere, in ogni modo possibile, le famiglie italiane".

L'URGENZA DI RICOSTRUIRE - "C'è un'urgenza morale di ricostruire ciò che è distrutto - ha concluso, rivolgendo un pensiero ai terremotati -. L'Italia è il Paese di una bellezza antica e prodigiosa, ricca di umanità e fede, di paesaggi incantevoli e con un patrimonio culturale unico al mondo. Una bellezza, però, estremamente fragile nel suo territorio, nei suoi borghi medievali, nelle sue città".

"Ancora oggi non possiamo dimenticare quelle migliaia di persone che hanno perso tutto con il terremoto. Sentiamo una vicinanza intima e profonda con questi uomini e queste donne. Ricostruire quelle case, riedificare quelle città, significa donare un futuro a quelle famiglie e vuol dire ricostruire la speranza per l'Italia intera".

(Unioneonline/D)

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