CRONACA SARDEGNA

Casu marzu e cavallette, il commento del direttore

casu marzu
Casu Marzu

Aggiungi una cavalletta a tavola. Anzi, nel piatto. In questi giorni, nel Bel Paese, si parla più di “novel food” che di Renzi, Di Maio e Berlusconi. Bombardati dai dubbi degli italiani, al ministero della Salute si sono affrettati, l'altro giorno, a chiarire che no, gli insetti non si possono vendere per il consumo umano.

Certo, nessuno - questione di gusti - può impedirci di mangiare a casa nostra un lombrico destinato a produrre humus in campagna. Ma la legge lo vieta. Per sdoganare i grilli serve un doppio passaporto europeo.

La Regione sarda, con un comunicato dell'assessorato alla Sanità, ha ribadito che il semaforo è rosso, per queste proteine più o meno nobili, anche dall'Asinara a Serpentara. Noi sardi, tuttavia, inguaribili buongustai (non tutti, per la verità), di vermi ce ne intendiamo.

E su casu marzu (o, se preferite, su casu frazigu ) è uscito da tempo dagli spuntini carbonari. Il formaggio marcio figura infatti tra i 193 prodotti agroalimentari tradizionali della Sardegna, con tanto di decreto dell'assessorato all'Agricoltura blindato in Gazzetta ufficiale con altre italiche bontà.

Sì, difficilmente si trova al supermercato, ma non ci mettono la multa se spalmiamo la crema (e i vermetti della mosca casearia) nel carasau. Sul web troverete che di recente è stato ribattezzato come il formaggio più pericoloso del mondo. È sempre questione di gusti, certo. Ma di casu marzu non risulta sia mai morto nessuno.

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