CRONACA SARDEGNA - GALLURA

Alà dei Sardi, la guerra di Piero alle fiamme: "La campagna è abbandonata"

piero corda mostra i terreni distrutti dal fuoco ad al dei sardi
Piero Corda mostra i terreni distrutti dal fuoco ad Alà dei Sardi

Piero Corda dice che "la campagna abbandonata fa gioco a chi appicca gli incendi". Sono trent'anni che sta qui, nell'avamposto del cantiere di rimboschimento Sos Lithos, il più importante dei cinque - 20 mila ettari in tutto - curati da Forestas ad Alà dei Sardi, spicchio di Monte Acuto al confine con la Barbagia.

IN TRINCEA - Cinquantasette anni, tre figli, la qualifica di capocantiere e caposquadra, non c'è stata stagione del fuoco che lui non fosse in prima linea. C'era anche due settimane fa, nei quattro giorni dell'incendio più devastante, "uno che ha fatto il danno di venti". Il fuoco che veniva spento e che poi ripartiva, con tre Canadair e tre elicotteri in cielo e centinaia di uomini a terra, fino a che le fiamme non si sono mangiate duemila ettari del comunale, terre affittate ai pastori che adesso, oltre alla disgrazia più evidente, si ritrovano col contratto sospeso.

"L'incendio ha sfiorato anche il cantiere, ma siamo riusciti ad arginarlo. Certo, è stata una battaglia dura, ma col fuoco lo è sempre di più. Oggi la situazione è cambiata, negli anni passati riuscivamo ad affrontarlo meglio".

LE FORZE - Dice che intanto è per via dell'età media degli operai. "Sui 55 anni. Insomma, pensi al mio cantiere: siamo sessanta effettivi, ma solo 15 sono impegnati nel servizio antincendio. Meno male che ci sono una trentina di giovani stagionali, assunti per tre mesi. Ma il discorso che faccio io è proprio quello delle forze in campo, serve svecchiare. Per questo spero che la politica ascolti quello che dice il professor Pulina".

TERRA ACIDA - Età media del personale a parte, il grosso del problema è quest'abbandono della campagna, il deserto che avanza dove un tempo c'erano pascoli e boschi. "Ci sono territori, nel comunale, dove non ricresce più neanche l'erba. Questo dipende anche dall'abitudine di alcuni pastori che mettono ancora il fuoco per fertilizzare la terra e fare pascolo. Ma se il primo anno può andare bene, sempre che piova, al secondo non funziona più perché la terra diventa acida e finisce per crescere soltanto il cisto".

Da queste parti, avvisa il capocantiere, "anche l'economia del sughero ha risentito del passaggio degli incendi. Molto di quel che è sopravvissuto ha perso in qualità passando da sughero gentile a sughero cattivo".

OVILI DISABITATI - È cambiato il paesaggio rurale. "Molti pastori hanno abbandonato la campagna e quelli che rimangono, invece, non abitano più nell'ovile. Sa cosa significa, questo, per la tutela dell'ambiente? Significa che in campagna non c'è una presenza costante, che i poderi non vengono curati come una volta coi muretti a secco e le strade di accesso tenute bene, terra battuta lavorata col trattore. Non succede solo ad Alà, va così in tutta la Sardegna".

Quando parte il fuoco in un territorio abbandonato, è evidente, il lavoro per le squadre a terra diventa più difficile. "Ci sono terreni dove non arrivano i mezzi perché non ci sono strade d'accesso, e allora dobbiamo trovare un varco da altre parti". E poi l'acqua, un problema non solo per la siccità. "Non ci sono più i laghetti collinari, quei vasconi che diventavano provvidenziali per l'antincendio".

Piera Serusi

© Riproduzione riservata

COMMENTI


UOL Unione OnLine

PIÙ LETTI
Loading...
Caricamento in corso...