CRONACA

Padre Roberto Carboni domenica sarà vescovo: "Il mio pensiero per i più poveri"

padre roberto carboni
Padre Roberto Carboni

Domenica padre Roberto Carboni, 57 anni, originario di Scano Montiferro, dell'ordine dei frati minori conventuali, sarà ordinato vescovo della diocesi di Ales-Terralba.

Subito dopo il solenne ingresso in diocesi, con una processione che arriverà in cattedrale.

La cerimonia inizierà ad Ales alle 16,30 in piazza Monsignor Tedde.

Padre Roberto, come sta vivendo questi giorni d'attesa?

"Da qualche giorno mi trovo nel convento di san Francesco ad Oristano, accolto con fraternità dalla comunità dei frati minori conventuale. Cerco di mantenere la concentrazione sulla dimensione spirituale dell'Ordinazione episcopale, confidando nelle tante persone, sacerdoti della diocesi e frati, che si sono offerti per occuparsi degli aspetti organizzativi e liturgici. Dedico tempo alla preghiera e alla meditazione, ma anche a leggere anche il vostro quotidiano. Testi che mi aiutino ad entrare mentalmente e affettivamente nella realtà che vive quotidianamente la gente della diocesi".

Quale notizia l'ha colpita di più?

"Mi rattrista vedere confermata l'informazione che il Medio Campidano è la regione più povera d'Italia. Penso alle tante famiglie che lottano con la disoccupazione e la povertà; ai tanti giovani che devono emigrare per trovare lavoro e mi chiedo cosa si può e deve fare per alleviare questa situazione drammatica".

Che idea si è fatto della diocesi di Ales?

"In primo luogo l’accoglienza e la disponibilità delle persone. Da quando è stata resa pubblica la mia nomina, il 10 febbraio scorso, ho percepito l’accoglienza sia del vescovo Dettori, sia dei preti della Diocesi ma anche di molti laici che ho avuto modo di incontrare. In diocesi ci sono tante iniziative a livello di pastorale che si occupano di accoglienza, di formazione dei laici attraverso l’Istituto di formazione Teologica, di pastorale giovanile e dei malati. Insomma, l’impressione positiva di una Diocesi piccola ma viva e animata dal desiderio di dare il meglio. Infine credo che la decisione di camminare verso la realizzazione delle unità pastorali credo sia una scelta coraggiosa, che dovrà crescere con la collaborazione di tutti, preti e popolo di Dio, ma che ha già iniziato il suo cammino”.

A chi penserà durante il rito dell’ordinazione?

“La liturgia di Ordinazione di un vescovo è complessa, con molti aspetti simbolici (l’anello, il pastorale, la mitria, la croce,) resi evidenti dalle preghiere che accompagnano ciascuno di questi elementi oltre alla grande centrale preghiera di consacrazione e all’unzione con il crisma. In questi mesi ho avuto modo di approfondire tutto questo e spero proprio di concentrarmi sull’essenziale: Gesù Cristo, che mi chiama a questo servizio a favore della Chiesa di Ales-Terralba e mi invia come pastore del suo popolo secondo il suo stile. Inoltre, la presenza del vescovo che mi consacra, monsignor Atzei, arcivescovo di Sassari, e degli altri vescovi presenti, mi immette nella linea ininterrotta della continuità apostolica che risale sino al Signore Gesù. Penserò dunque al Signore, ai primi discepoli di Gesù, agli apostoli e alla gente che sono chiamato a servire entrando in questa Diocesi”.

Ha voluto all’arrivo in cattedrale il saluto di un giovane. Un primo segnale di grande attenzione per i giovani della diocesi?

“Sì, questo è un aspetto a cui tengo molto. Senza dubbio desidero che tutte le persone, anziani, giovani e bambini, sentano il mio abbraccio di accoglienza e la mia disponibilità verso di loro. Ma voglio comunicare questo con maggior forza ai giovani, che sono il futuro della Chiesa universale e in particolare della nostra Chiesa di Ales- Terralba. Sono essi che con il loro entusiasmo, l’esigenza di una vita cristiana coerente ma anche gioiosa, spingono tutti noi a camminare con sempre maggior fedeltà al Signore Gesù, a non essere formali o statici, a liberarci dalle sovrastrutture presenti anche nella religione e ritornare all’essenziale. A loro chiedo che mi accolgano come io voglio accoglierli, e che si mettano a disposizione per il cammino che faremo insieme”.

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