CRONACA

Delitto Macchi, chiesta dopo 30 anni la riesumazione dei resti di Lidia: caccia al Dna del killer

Secondo quanto si apprende da fonti legali, il sostituto pg di Milano Carmen Manfredda ha chiesto la riesumazione del cadavere di Lidia Macchi.

La giovane venne uccisa a gennaio 1987 con 29 coltellate, e il corpo sepolto nel cimitero di Casbeno a Varese.

A trent'anni dal delitto, lo scorso 15 gennaio, la clamorosa svolta con l'arrestodi Stefano Binda, 47 anni, ex compagno di scuola della vittima.

A inchiodarlo sarebbe stata una lettera anonima fatta pervenire alla famiglia della vittima nei giorni successivi all'omicidio.

Una lettera mostrata due anni fa in una trasmissione tv alla quale ha assistito una donna che aveva ricevuto altre lettere da Binda. La donna ha riconosciuto la calligrafia dell'uomo, oltre al suo stile di scrittura, ed ha segnalato il fatto alla procura di Milano, che ha riaperto l'inchiesta.

Binda non era mai stato nemmeno indagato per quell'omicidio per il quale il principale indiziato era Giuseppe Piccolomo, già condannato all'ergastolo per aver ucciso una pensionata ed averle mozzato le mani.

La riesumazione della salma servirà a cercare tracce di Dna che potrebbero essere riconducibili a Binda.

Per lui l'accusa è di aver violentato e ucciso la ragazza. Dalle sostanze organiche potrebbe emergere con più chiarezza se la giovane, prima di essere assassinata, ha avuto rapporti con lui.

A chiedere la riesumazione dei resti, a novembre 2015, erano stati i famigliari di Lidia, dando disponibilità alla pg.

Ora sarà il gip, nell'attuale fase di indagine preliminare, a decidere se concedere la riesumazione con la forma dell'incidente probatorio, con quali termini e modalità.

"È un momento delicatissimo, e fare questo accertamento è indispensabile per far luce sulla vicenda", dice a LaPresse l'avvocato della famiglia Macchi, Daniele Pizzi. "Se è possibile riesumare una mummia dell'antico Egitto, ancor più lo può essere nel nostro caso, a 30 anni dal decesso", aggiunge il legale.

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