CRONACA

Emergenza idrica, gli ambientalisti contestano i dati. Bacini vuoti? No, si butta l'acqua

acqua gettata in mare dalla diga del liscia
Acqua gettata in mare dalla diga del Liscia

Nel bacino di Sos Canales c'è acqua per soli 40 giorni, per 60 nella diga di Mannu e per 90 nel Liscia.

I numeri diffusi due settimane fa dalla Regione sono inquietanti tanto che la Regione ha valutato l'opportunità di chiedere la dichiarazione dello stato d'emergenza al governo. "Ci servono poteri speciali per realizzare alcuni interventi risolutivi", ha detto l'assessore regionale ai Lavori pubblici Paolo Maninchedda annunciando di aver istituito un tavolo per l'emergenza idrica che coinvolge Regione, il Distretto idrografico, Arpas, Protezione Civile, Egas, Abbanoa ed Enas.

Secondo il monitoraggio mensile del Distretto idrografico, pubblicato sul sito della Regione, nel sistema dell'Alto Coghinas è presente solo il 36% del volume autorizzato, cioè 13,8 mln di metri cubi d'acqua rispetto a una capienza massima di 37,7 milioni nel Liscia, invece, su 104 milioni di metri cubi autorizzati ce ne sono solo 35,9 milioni.

Fin qui i dati ufficiali. Contestati oggi dal Gruppo di intervento giuridico.

Secondo il presidente della Onlus ambientalista, Stefano Deliperi, "ottobre 2015 è stato il migliore degli ultimi 6 anni quanto ad apporti agli invasi della Sardegna, anche se all'opinione pubblica è stato raccontato l'opposto"

"Se poi si analizza la differenza tra il 30 settembre e il 31 ottobre", prosegue, "il dato è ancora più eclatante: nel 2015 il calo è stato di soli 6 milioni di metri cubi contro valori che oscillano tra i 29 del 2012 e gli 86 del 2014.E i dati dell'ultimo ottobre sarebbero ancora migliori se dalla diga di Macheronis (Posada) intorno al 10 ottobre non fossero stati scaricati 1,2 milioni di metri cubi d'acqua al giorno per un periodo".

"Insomma", sostiene Deliperi, "l'invaso è stato svuotato e i numeri dimostrano che l'ottobre passato è stato un ottimo mese sotto il profilo della ripresa degli apporti idrici negli invasi sardi e che l'origine della persistente carenza nei bacini del nord Sardegna è dovuta a un regime siccitoso che si trascina in quelle aree da circa 2 anni e, soprattutto, a un disastroso tasso di perdita delle reti e a una perdurante assenza di connessioni fra gli invasi".

In realtà il fatto che gli invasi del nord dell'Isola siano quasi a secco è un dato incontrovertibile, come si può verificare non solo dai dati ma anche vedendo dal vivo il livello dell'acqua nei bacini più a rischio.

E in effetti la riattivazione delle connessioni tra i bacini per creare la cosiddetta "ridondanza" è tra gli interventi previsti dalla Regione da sottoporre al tavolo per l'emergenza assieme a quelli già in atto sui potabilizzatori sui quali Abbanoa e al ripristino di pozzi esistenti e abbandonati.

Il problema è: perché tutto questo si sta facendo solo adesso?

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