« I l lockdown? Non voglio nemmeno che me lo nominiate!». I ministri che in queste ore hanno discusso con Giuseppe Conte, mi raccontano di essere rimasti molto colpiti da questa sua frase, e dalla forza con cui il premier l'ha messa sul tavolo, nel dibattito rovente e drammatico di queste ore. La posizione di Conte è il vero colpo di scena nel dibattito sul Dpcm. Non ci vuole un retroscenista di Palazzo per sapere che la divisione sul modo di leggere il Covid (e il modo in cui fronteggiare l'epidemia) è diventata nettissima, e attraversa tutti i livelli delle istituzioni italiane a livello trasversale: governo, conferenza Stato-regioni, Comuni, ha fatto saltare tutte le posizioni politiche precedenti.

Due ministri come Dario Franceschini e Roberto Speranza (per dire) volevano chiudere, soprattutto le scuole, e allargare il “coprifuoco” (lo chiamano così) fino alle 22. Lucia Azzolina ha fatto le barricate per tenerle aperte («Ve lo dico, io mi metto di traverso»), Vincenzo De Luca (che è del Pd) ha già firmato un'ordinanza che mette i sigilli alle classi, ma Francesco Boccia (che è anche lui del Pd) era d'accordo con l'Azzolina nel tenere aperti gli istituti (e alla fine ha mediato, facendo prevalere la posizione).

Ma anche al livello dei governatori se ne sono viste di tutti i colori: Luca Zaia (Lega) e Stefano Bonaccini (Pd) volevano la didattica a distanza e hanno fatto fronte comune per imporla, mentre Stefano Giani (Pd) e Attilio Fontana (Lega) hanno sostenuto la Azzolina (M5s).

I n questa sorta di Helzapoppin, dove tutto è possibile, l'assoluta intercambialibiltà delle posizioni non è un segnale di libertà ed eclettismo, ma un indicatore del fatto che emotività e improvvisazione in queste ore comandano nei Palazzi. Su queste scelte contano anche i modi di vivere la pandemia: Franceschini, per esempio, al ministero ha sospeso gli incontri istituzionali in presenza, Fabiana Dadone si è trovata in isolamento per un contatto nel suo staff (ma senza sintomi): la cautela estrema del primo, l'impazienza della seconda. Ma dopo il decreto, è esplosa la rabbia dei sindaci (di tutti i partiti, compreso Enzo De Caro, anche lui del Pd) perché il governo giallorosso delega a loro il potere di decidere caso per caso, ad esempio quali strade chiudere o meno. Anche questo è un paradosso nel caos italiano: per settant'anni abbiamo assistito alla lotta per avere più potere. Adesso, nei giorni in cui il Covid impone decisioni gravi, si lotta perché se ne vuole meno.

La scelta di “chiudere” (una strada, un negozio, un quartiere, una città) oggi è la più impopolare immaginabile, e quindi tutti gli amministratori vorrebbero che la responsabilità fosse del livello superiore al loro: un meccanismo andato in scena per la prima volta ad Alzano, ma che si ripeterà spesso: se davvero bisogna farlo, almeno imponetecelo voi. Ultimo punto: il ministero della Sanità in questi giorni è vicino al Comitato tecnico scientifico, e il Cts è il baluardo di quelli che reputano ormai indispensabile un lockdown parziale o un coprifuoco forte. Ecco perché, in questo clima, e con questi rapporti di forza, le parole di Conte (per ora) fanno pendere il piatto della bilancia verso chi non vuole drammatizzazioni. Su queste linea c'è anche il ministro Roberto Gualtieri, preoccupato dai licenziamenti che emergeranno quasi cadrà il blocco importo dal governo (a dicembre): sono almeno un milione - stima prudenziale - e l'anima realista del governo teme che con nuove chiusure i segnali di ripresa sarebbero stroncati sul nascere. Il coprifuoco alle 22 significa “de facto” il lockdown per tutto il settore della ristorazione, che proprio ora, e con fatica, inizia a rimettersi in piedi.

Il premier opponendosi alle chiusure contro il parere di alcuni suoi ministri si è messo su una strada non facile. Anche perché, qualunque sia l'effetto delle nuove misure, non si vedrà prima di due settimane, i contagi cresceranno comunque. Questo significa che nelle prossime ore, ogni positivo in più segnerà un punto a favore dei “chiudituttisti”. Se non si cede all'estremismo e alle verità rivelate, si capisce che questo è un conflitto che riguarda le nostre vite, in cui ci sono pochissime certezze, e buone ragioni su ogni piatto della bilancia. Ci aspettano giorni difficili.

LUCA TELESE
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