#CARAUNIONE

La lettera del giorno

"Il ricordo di Marco Biagi, e il futuro del mercato del lavoro"

Una riflessione sul mercato del lavoro a partire dal pensiero di Marco Biagi, giuslavorista barbaramente ucciso il 19 marzo 2002
l economista marco biagi in una foto del 2000 (ansa)
L'economista Marco Biagi in una foto del 2000 (Ansa)

"Gentile redazione,

difficile dimenticare la lezione di chi ha pagato con la vita per le sue idee.

Marco Biagi, nel 2001 nel 'Libro Bianco' sul mercato del lavoro, tendeva a differenziare in maniera molto chiara la flessibilità dalla precarietà, sostenendo che 'un mercato del lavoro flessibile, deve anche migliorare la qualità, oltre che la quantità dei posti di lavoro, rendere più fluido l'incontro tra obiettivi e desideri delle imprese e dei lavoratori e consentire ai singoli individui di cogliere le opportunità lavorative più proficue, evitando che essi rimangano intrappolati in situazioni a rischio di forte esclusione sociale'.

I diritti dei lavoratori, diceva Marco Biagi, si conquistano prima di tutto nel mercato. Ma se le regole del mercato tolgono opportunità, invece di crearne, se soffocano tutte le iniziative di imprenditori lungimiranti invece di stimolarle, se costringono all'esilio le forze migliori, allora a pagarne il prezzo più alto sono proprio i lavoratori. Bisogna rompere, quindi, la falsa equazione tra 'flessibilità' del lavoro e diminuzione dei diritti dei lavoratori.

Il mercato del lavoro dal 1997 è stato ampiamente riformato, ma strada facendo sono stati persi elementi che dovevano completare quella riforma.

Bisogna lavorare in modo tale che s'impedisca che alla flessibilità del lavoro si aggiunga la precarietà sociale, quindi si lavori affinché il lavoratore possa essere tutelato nel mercato del lavoro.

Serve una nuova fase post Decreto Dignità: bisogna intervenire soprattutto sul passaggio da un posto di lavoro a un altro, facilitando questo processo con Agenzie per il lavoro più responsabilizzate ed efficienti e politiche attive legate alla formazione. Bisogna lavorare su strumenti che facilitano l'integrazione tra scuola e lavoro e su stimoli attivi alla formazione continua. Infine bisogna sviluppare modalità di protezione e di tutela dei nuovi lavori. Solo così si può ipotizzare un futuro nel lavoro".

Andrea Zirilli

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