#CARAUNIONE

La lettera del giorno: "In coda al collocamento, ma il fallimento non è il mio"

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Pubblichiamo oggi la lettera ricevuta da una 38enne sarda, laureata 15 anni fa a pieni voti. Una riflessione dopo un'estenuante fila all'ufficio di collocamento, fra senso di fallimento e profonda rabbia verso un Paese che non sa investire sulle proprie professionalità.

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"Gentile redazione,

ieri mi sono recata all'ufficio di collocamento della mia città, donne e uomini di tutte le età, etnie, ceto sociale e istruzione creavano una lunga ed estenuante fila d'attesa, nei loro occhi si poteva leggere la speranza, l'aspettativa o, peggio, la rassegnazione.

Sono state tre lunghe ed interminabili ore durante le quali mi chiedevo se i nostri politici sappiano cosa voglia dire doversi recare all'ufficio di collocamento, a 38 anni, con una laurea conseguita 15 anni fa a pieni voti, una specializzazione presa oltre mare e un curriculum ricco di esperienze lavorative che evidenziano versatilità e competenza.

Quello che tuttavia penso, è che il fallimento che ho provato io ieri è il fallimento di una politica che non è stata in grado di tutelare i giovani di allora e i meno giovani di oggi, una politica che non ha saputo investire sulle professionalità del nostro Paese.

Sono un Veterinario, mi sono occupata di clinica nei primi anni dopo la laurea, e da parecchi anni mi occupo di Sanità Animale e di Benessere animale. Sapete cos'è la Sanità animale? È quella branca della Veterinaria che si interessa agli animali da reddito, il primo gradino di ciò che mangiate.

Io mi occupo di voi e dei vostri figli e continuerò a farlo, se me ne sarà data la possibilità, perché amo il mio lavoro anche se voi continuerete a non fare nulla per me.

'Buona giornata dottoressa, e in bocca al lupo', mi ha detto l'impiegato dopo tre ore di attesa consegnandomi un fascicolo di tante pagine.

Sono uscita da quell'ufficio, e il senso di smarrimento è tanto... per fortuna gli impiegati erano almeno simpatici.

Sfoglio il fascicolo, è il mio curriculum, neanche ricordavo quante cose avevo fatto. E ancor più capisco che il fallimento non è il mio ma il tuo, mio caro Paese".

Giorgia Pintus, una disoccupata - Cagliari

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