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La lettera del giorno: "Ore di attesa in ospedale, mio padre morto nell'indifferenza"

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Pubblichiamo oggi il drammatico racconto dell'esperienza vissuta da una lettrice all'ospedale Sirai di Carbonia. Una vicenda per cui la donna, ci spiega, ha deciso di "non sporgere denuncia alle autorità competenti", ma che intende segnalare "la totale mancanza di umanità e attenzione nei confronti dei malati che si recano al Pronto Soccorso" per evitare che situazioni come la sua si ripetano in futuro.

***

"Gentile redazione,

lunedì 23 aprile ho accompagnato mio padre, quasi novantenne, al Pronto Soccorso dell'Ospedale Sirai di Carbonia poiché, a causa di un'accidentale caduta, ha battuto la testa con una momentanea perdita dei sensi e parziale perdita della memoria (non ricordava dove, come e quando fosse caduto).

Siamo arrivati al Pronto Soccorso intorno alle 18.

Preso subito in consegna dall'infermiera per l'accettazione e dopo il controllo dei vari parametri (pressione sanguigna, battito cardiaco e saturazione dell'ossigeno), ho consegnato all'operatrice sanitaria il foglio di dimissioni (risalente a dieci giorni prima) del suo precedente ricovero nel reparto di Cardiologia del medesimo ospedale, poiché a marzo gli era stato impiantato un pacemaker a causa di un'insufficienza cardiaca.

Nel suddetto foglio di dimissioni erano elencate le varie patologie di cui mio padre soffriva e i farmaci da assumere giornalmente, tra cui il Coumadin (un anticoagulante).

L'infermiera, nel frattempo, ci ha fatto accomodare all'interno del Pronto Soccorso dove tante altre persone erano presenti.

Passavano le ore in attesa di essere chiamati e, intorno alle 21.45, l'infermiera gli ha effettuato un prelievo di sangue per il controllo dei valori sanguigni, tra cui il tempo di protrombina (PT).

Intanto mio padre ha iniziato ad avere mal di testa sempre più forte, tanto che abbiamo chiesto all'infermiere di poter parlare con il medico, ma la risposta è stata: "Il medico sta visitando, lo vede quando è il suo turno".

Mio padre continuava a peggiorare e intorno alle 22.30, oltre al forte mal di testa, ha cominciato ad avere forti conati di vomito. Ho chiesto nuovamente aiuto all'infermiere, il quale mi ha portato una traversa per raccogliere il vomito e mi ha chiesto: "Perché suo padre è qui?". "E' caduto e ha battuto forte la testa", ho spiegato. "Il medico lo vedrà non appena arriva il suo turno", la risposta.

Mio padre stava sempre peggio, chiedeva aiuto a chiunque gli passasse davanti e io, non sapendo più cosa fare, ho spinto la sedia a rotelle dove stava seduto e l'ho posizionata davanti alla sala visite, in attesa del dottore, che è uscito poco dopo.

"Dottore, potrebbe visitare mio padre? Sta troppo male". E lui, senza neanche informarsi della causa di tanto malessere, mi ha risposto: "Lo visito sicuramente, quando è il suo turno".

Il suo turno è arrivato all'una di notte, dopo sette ore di attesa.

In sala visite il medico mi ha chiesto la conferma dei farmaci assunti da mio padre (era registrato dal ricovero in cardiologia) e io gli ho risposto "no, non sono più quelli elencati, la terapia gli è stata cambiata; all'accettazione ho consegnato all'infermiera il foglio di dimissioni della Cardiologia, dove sono elencati i nuovi farmaci".

Mi ha subito risposto di non aver visto questo foglio, trovandolo poi sotto una pila di fogli. "Vedo che alla fine gli hanno prescritto l'anticoagulante, lo mandiamo subito a fare la Tac".

Il responso della Tac è arrivato alle 2 e il medico mi ha detto: "Signora, c'è un'importante emorragia cerebrale, abbiamo già prenotato un consulto con il neurochirurgo all'Ospedale Brotzu, lo sta aspettando. Lo portiamo immediatamente con l'ambulanza".

Panico. Ho subito guardato mio padre, fino a quel momento abbastanza vigile, che con una voce strana e inclinando la testa, mi ha detto di avere molto sonno. Ho cercato di scuoterlo, ma lui in preda a spasmi alle braccia e alla mandibola, da quel momento non ha risposto più a nessuno stimolo.

Alle quattro del mattino, accompagnato da una dottoressa della rianimazione, intubato e sedato, è stato portato al Brotzu per la visita neurochirurgica.

Alle sei di mattina era già di ritorno. Ricoverato in rianimazione è deceduto alle 20 del 25 aprile.

LE DOMANDE SONO TANTE - A conclusione di tutto questo, consapevole della gravità dell'emorragia e che nessun antidoto per l'anticoagulante e nessuna sacca di plasma avrebbero cambiato la prognosi, neanche se visitato tempestivamente, le domande sono tante.

Perché al Sirai un paziente anziano con trauma cranico, perdita di coscienza e di memoria, per di più in terapia con anticoagulanti, non è da considerarsi codice rosso? Perché il medico non è stato avvisato?

Con la presente voglio denunciare la grave negligenza e mancanza di umanità verificatasi quella sera da parte del personale infermieristico e medico.

Perché quando la situazione è andata via via peggiorando nessuno ha prestato attenzione, nessuno ha ascoltato quel vecchietto che urlava per il dolore e chiedeva aiuto, lo avete ignorato deliberatamente per ore! Non era il suo turno!

L'unica considerazione è stato un telo per raccogliere il suo vomito!

Dove era la vostra professionalità, la competenza, l'umanità, la disponibilità e l'amore verso il prossimo, che chi come voi SCEGLIE di intraprendere questo mestiere deve avere? Le avete lasciate a casa!

Con voi avete portato la noncuranza, l'indifferenza, la negligenza, il menefreghismo e la scarsa disponibilità!

Quel vecchietto era importante per noi.

Quanto a me, non dimenticherò mai i suoi lamenti di dolore e il suo implorare aiuto. E dovrò fare i conti con i sensi di colpa per non aver, forse, fatto abbastanza affinché venisse visitato e per non aver ascoltato le sue parole: "Non portarmi al Sirai, lo sai che quel posto non mi piace".

Ivana Scanu - Santadi

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