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Villasor

VILLASOR, comune della Sardegna, capoluogo di mandamento nella provincia di Cagliari; dipende dall’intendenza, e dal tribunale di prima cognizione di questa città; è compreso nel distretto esattoriale di Serramanna, e nella tappa d’insinuazione di Cagliari.

Giace nel Gippiri inferiore, regione compresa nel Capo di Cagliari, a maestrale di questa città.

È distante poco meno di due miglia da Serramanna.

Villasor come capoluogo di mandamento ha soggetti i comuni di Decimo-Putzu, s. Sperato e Vallermosa.

Il territorio di Villasor è bagnato dal Riu Mannu, e dal rio Forada, che in distanza di un miglio a ponente-libeccio di questo villaggio si getta nel Botrano.

L’agro ne è fecondo, e produce in copia cereali e civaje, uve e frutta d’ogni specie.

L’ordinaria seminagione ne è di starelli 1500 di grano, 500 d’orzo, 600 di fave, 400 di legumi, e 60 di lino. Il terreno occupato da vigneti è dell’estensione di starelli 18000. Le piante fruttifere si possono calcolare a 1500.

Il bestiame è anche un prodotto considerevole di Villasor; perocchè da quei terrazzani vi si mantengono 500 vacche, 540 buoi, 300 capre, 7500 pecore, 250 cavalli, 500 asini, e 500 majali.

In questo territorio evvi una sorgente di acqua minerale e termale detta Acqua cotta. Presso ad un’eminenza in cui termina la catena delle colline di Guttur-e-Forru scaturisce a larga vena un’acqua limpida e calda, la quale dopo breve tratto va a mescolarsi con quelle d’un vicino rio. Il Fara fa menzione di questa sorgente, e ne loda le sue virtù medicinali. La sua temperatura si mantiene costantemente al 32° R. L’analisi chimica scoprì in quest’acqua la presenza del solfato di calce; di soda: del muriato di calce; di soda: e del jodio.

In occasione di feste popolari, si tengono in Villasor alcune annue fiere, nelle quali per altro non si fanno che piccole contrattazioni.

Dal commercio delle derrate del vario bestiame ne ridondano a favore dei villasoresi lire nuove 65,000.

Tra il selvaggiume portato dagli abitanti di Villasor sui mercati vi si veggono fagiani, specie per l’addietro ignota nell’isola; vuolsi sian essi di quelli che il re Carlo Felice portò dalla Sicilia in Sardegna, e che qui, riacquistata la nativa loro libertà abbiano figliato.

I frati minori dell’osservanza della provincia di Cagliari, denominata di s. Saturnino, furono nel 1610 introdotti in Villasor, e n’ebbero la chiesa dell’arcangelo s. Michele.

Questo comune novera 435 case, 486 famiglie e 2061 abitanti, i quali sono pressochè tutti dediti all’agricoltura ed alla pastorizia.

Vi sorge un castello che venne fabbricato nell’anno 1415: di esso si fa menzione in una pergamena esistente nell’archivio arcivescovile di Cagliari, nella quale leggesi, che Pietro, arcivescovo di questa città, col suo capitolo concedeva a Giovanni Sinelleris, signore della spopolata Villa di Sorres, la facoltà di fabbricare sui ruderi dell’antica chiesa parrocchiale un castello in difesa dei nuovi abitanti che questi voleva stabilirvi. Da un tal documento si riconosce, che il luogo di Sorres, sulle cui rovine sorse dappoi Villasor era stato ridotto a deserto per l’accanita guerra che da oltre 50 anni ardea tra gli arboresi e gli aragonesi.

Villasor veniva eretto in marchesato che compone-vasi di sedici ville.

 
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