Valle-Ermosa

VALLE-ERMOSA (Val bella) [Vallermosa], villaggio della Sardegna nella provincia di Cagliari, compreso nel mandamento di Villa-Sorri, sotto la giurisdizione del tribunale di prima cognizione di Cagliari. Era parte dell’antico dipartimento del Gippi, o Gippiri, appartenente al regno di Cagliari.

La sua posizione geografica è nella latitudine 39 21' 40" e nella longitudine occidentale dal meridiano di Cagliari 0° 19' 20".

Siede nella falda d’uno dei colli del gruppo de’ monti di Villa-Cidro in mezzo a due valli che convergono a mezzo chilometro di distanza verso sirocco, alla qual parte trovasi esposto l’abitato.

In queste due valli scorrono due rivoli, che si riuniscono alla notata distanza, provenienti ambedue dalle fonti della montagna detta Su Cucuroni, che resta al ponente-maestro ed a chilometri 9 dal paese, uno, quello che scende al levante del paese, dopo undici chilometri di corso, l’altro dopo una linea quasi retta di sei.

Sentesi gran caldo nell’estate, perchè vi è poco sentito il vento marino, ed è dal gruppo suindicato di montagne coperto ai venti salutari di ponente e maestro, mentre per lo contrario vi soffiano liberamente i venti caldi del levante e del sirocco. Il settentrionale vi passa pure, sebbene non manchino alcuni ostacoli nelle molte piccole colline, che sorgono a circa 3 chilometri alla parte del medesimo e del prossimo greco.

Le pioggie sono in qualche anno frequenti, e vi si patisce pure dalle tempeste, dalla nebbia e dall’umidità.

L’aria non è insalubre, e se le acque scolassero in ogni parte sarebbe migliore.

Il territorio è in parte piano, in parte montuoso. Le montagne sono in molte parti spoglie di vegetabili, e potrebbero in grandi tratti essere coltivate a viti e ad olivi.

Le sorgenti si trovano frequenti, e danno acque assai buone. Esse formano i due notati rivi, ed un altro ancora, che ha le prime scaturigini nel suddetto Cucurone, e dopo dieci chilometri di corso si unisce a quello che, come abbiam notato, formasi dalla riunione dei due primi dissotto a circa chilometri 2. 500. Riunite queste acque in un canale scorrono costeggiando le colline di Fanari e di Siliqua, indi scendendo verso levante si gittano nel Botrani sotto l’abitato di Villaspeciosa.

La valle per cui scorrono riuniti i due primi rivi ha dato il nome al paese. Ed è veramente una bella valle, che potrebbe essere bellissima se gli abitatori fossero uomini che sapessero lavorare, perchè potrebbe diventare un giardino delizioso e proficuo.

Nella regione montana trovasi un po’ di caccia; ma le fiere di rado sono offese dai vicini abitatori.

Vi abbondano gli uccelli, e nella bella stagione frequentano le amene rive quelli del canto.

Popolazione. Nel censimento del 1846 si notarono in Villa-ermosa anime 1076, distribuite in famiglie 267 ed in case 237.

Distinguevasi quel totale secondo le varie età ed in uno ed altro sesso nelle seguenti parziali: sotto gli anni 5 maschi 92, femmine 82; sotto i 10 mas. 87, fem. 57; sotto i 20 mas. 107, fem. 91; sotto i 30, mas. 77, fem. 94; sotto i 40 mas. 76, fem. 76; sotto i 50 mas. 69, fem. 55; sotto i 60 mas. 38, fem. 37; sotto i 70 mas. 17, fem. 12; sotto gli 80 mas. 4, fem. 4; sotto i 90 mas. 1.

Si distingueva poi secondo la condizione domestica il totale de’ maschi 568 in scapoli 339, in ammogliati 215, in vedovi 14; il totale delle femmine 508 in zitelle 259, in maritate 215, in vedove 34.

Questa popolazione è notevolmente cresciuta dal 1824 in qua, perchè nel censimento di quest’anno furono numerate anime 718, e nel 1834 sommavano a

997.

La sua esistenza è di recente data, della quale però non possiam dar la cifra, perchè non trovammo documenti, e quei del paese niente ne sanno, e non ne sa di più il prete che serve la parrocchia, il quale era un povero provicario dipendente da un canonico della primaziale, e nient’altro sapeva dire se non che il popolo era miserabile per i pagamenti che dovean fare allo stato ed al feudatario, che pure in totale erano minori delle decime ecclesiastiche.

Pare che il feudatario volendo aver qualche profitto da questo territorio vi abbia riunito alcune famiglie, le quali vi poterono allignare.

Nel territorio di Vallermosa furono già due paesi detti ambedue Pau (Pagus), uno superiore e l’altro inferiore.

Per la nessuna istruzione che ebbe questo popolo esso è affatto rozzo, sì che eccita indegnazione veder l’abbandono, in cui finora giacquero.

La loro occupazione principale è l’agricoltura e la pastorizia. I mestieri più necessarii sono professati da pochissimi e pessimamente. Le donne lavorano sui telai.

La scuola elementare fu trascurata più che altrove, e non pertanto pagavasi. Era un puro aggravio, perchè non dava nessuna utilità.

Agricoltura. Le regioni di questo territorio sono in massima parte di gran fertilità, alcune di una particolare fecondità, e vi si potrebbero tentare molte coltivazioni. La canna a zucchero vi riuscirebbe, e gli agrumi vi prospererebbero quanto nei climi più favorevoli a questa specie.

La coltivazione de’ cereali prende incremento. Nel 1831 non si seminava più di 450 starelli di grano; ora questo numero è ben cresciuto.

Coltivansi pure l’orzo, le fave, i legumi, il lino. L’arte non è accorta, l’opera è poco diligente, e non pertanto rende la terra più che merita il colono.

L’orticoltura avrebbe nelle valli amplissimi spazi; ma questi paesani poco se ne curano, perchè coltivano poche specie.

Sono pure per la vigna ottimi siti, come si può dedurre dalla nozione che abbiam data del territorio; non pertanto non basta alla provvista la vindemmia, e devono comprar mosto da altri paesi. Gli stupidi domandati perchè scarseggiassero di questo prodotto, rispondeano perchè erano poveri; e certamente erano poveri perchè non aveano copia di prodotti da mettere nel commercio, nè l’aveano perchè non lavoravano per averli.

Gli alberi di tutti i generi di frutta coltivati nella Sardegna meridionale prospererebbero bene. Non pertanto vedonsi poche specie e pochi individui.

Le terre chiuse per seminarvi e tenervi a pastura il bestiame sono poche.

Pastorizia. Il bestiame di servigio consiste in 70 gioghi di tori, in alcune vacche, in circa 40 cavalli e cavalle, ed in una sessantina di giumenti.

Il bestiame rude numera vacche 400, capre 1600, pecore 2500, porci 700.

I pascoli sono copiosi, e potrebbero bastare ad un numero tre e più volte maggiore.

I formaggi, sebbene male manipolati, hanno qualche bontà.

L’apicoltura è generalmente negletta, sebbene il cielo sia molto propizio alla medesima.

Il commercio si fa con la capitale.

Religione. La parrocchia di Vallermosa è compresa nella giurisdizione dell’arcivescovo di Cagliari, ed è ministrata da un prete, che si intitola provicario, il quale dipende dal beneplacito del prebendato.

Il titolare della medesima è s. Lucifero di Cagliari, al quale festeggiasi con molto concorso dai vicini paesi, massime per lo spettacolo della corsa dei barberi.

Non si ha camposanto, e i cadaveri sono sepolti nel cimitero contiguo alla chiesa, e niente si bada perchè l’aria non si infetti.

Abbiamo notato che in questo territorio sono i due Pau, che i paesani dicono Pau-mesu e Pau-mannu. Forse vi era qualche altra villa di quelle che si notano deserte nell’antico dipartimento del Gippiri; ma a noi mancano i documenti e gli uomini del luogo hanno perdute le tradizioni.

 
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