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Ussana

USSANA, villaggio della Sardegna nella provincia di Cagliari, compreso nel mandamento di s. Pantaleo, sotto la giurisdizione del tribunale di prima cognizione della anzinominata città, e già parte della curatoria Dolia, che apparteneva al regno di Cagliari o di Plumino.

La sua posizione geografica è nella latitudine 39° 23' 40" e nella longitudine occidentale dal meridiano di Cagliari 0° 2' 10".

Siede tra la sponda sinistra del fiume che forma i rivoli che scendono dal territorio montuoso del detto dipartimento di Dolia o Jola, e la sponda destra di quello che proviene dalla Trecenta, in esposizione a quasi tutti i venti, perchè le eminenze vicine non sono tali da fargli riparo, se si eccettua nella regione meridionale il colle di Moristene, o dirò meglio il gruppo del monte Olàdiri.

Nell’estate sentesi forte il calore, nelle stagioni medie e principalmente nell’autunno assai grave la umidità, e soffresi molto spesso della nebbia, la quale spesse volte è perniciosa. L’aria è niente salubre, e quelli che sono avvezzi a miglior cielo bisogna che tengano tutte le precauzioni, che consiglia la igiene per salvarsi dalle febbri.

Territorio. Una sua parte è basso piano, l’altra collina, ma poco elevata e quasi in ogni parte coltivabile. La superficie si calcola di più di 8000 giornate, delle quali non sono forse 200 quelle che restano senza nessuna coltura, compreso il luogo detto is Serras verso levante, e quello che dicono Su benazzu alla parte opposta.

Le fonti che si trovano ne’ salti, cioè nelle regioni dei terreni aperti, non sono più di tre; una detta di Solomea, chiusa nella tanca del già feudatario, a minuti 5 dal paese; l’altra di Perdu Lai, che fu parimente incorporata in altra tanca del medesimo a minuti 8, e un’altra detta sa mitza de Olastu, a circa un’ora verso ponente. Nelle case si hanno pozzi, che servono a tutti gli usi, e per il comune un gran pozzo che trovasi a una parte dell’abitato, le cui acque però non sono migliori di quella che attingesi da’ pozzi particolari, ed è poco salubre.

Il fiume della Trecenta attraversa le regioni di ponente del territorio. Manca di ponte sin dal 1810, quando una inondazione lo rovesciò sebbene ancor recente di sette anni, il quale era stato fatto a spese del comune.

Manca il bosco e gli ussanesi devon provvedersi altrove e dovranno finchè non piantino, come potrebbero fare in molti siti, e principalmente sulla sponda dei fiumi.

La caccia si restringe alle lepri ed a’ conigli, alle pernici, quaglie ed anitre. I passerotti vi sono a sciami immensi; ma non sono tanto dannosi quanto le cornacchie, che si divorano i seminati nella prima germinazione. La pesca ne’ fiumi si fa nel solito modo delle chiuse con le nasse. Si prendono sole anguille.

Popolazione. Nel censimento del 1846 si numerarono in Ussana anime 1154, distribuite in famiglie 273 ed in case 266.

Distinguevasi quel totale secondo le varie età in uno ed altro sesso nel modo seguente: sotto gli anni 5, maschi 62, femmine 62; sotto i 10, mas. 56, fem. 75; sotto i 20, mas. 127, fem. 98; sotto i 30, mas. 94, fem 93; sotto i 40, mas. 63, fem. 82; sotto i 50, mas. 77, fem. 67; sotto i 60, mas. 46, fem. 54; sotto i 70, mas. 33, fem. 42; sotto gli 80, mas. 9, fem. 8; sotto i 90, mas. 2, fem. 4.

Distinguevasi poi secondo le condizioni domestiche il totale de’ maschi 569 in scapoli 333, ammoglia-ti 222, vedovi 14; il totale delle femmine 585 in zitelle 291, maritate 229, vedove 65.

Il movimento della popolazione dà le seguenti medie, nascite 40, morti 22, matrimoni 10.

Gli ussanesi hanno il carattere degli altri campidanesi nel fisico e nel morale.

Applicati al lavoro e corrisposti bene dalla benignità del suolo, vivono i più in qualche agiatezza e se maggiore fosse l’industria, otterrebbero duplo almeno il profitto che or hanno, massime per la comodità del sito prossimo alla strada di Cagliari e poco da essa distante.

L’architettura e il compartimento delle abitazioni è il solito: le strade son tutte selciate, il che diminuisce i danni dell’umido, e facilita il passo, che in altri paesi è impedito dai fanghi, su cui le case sembrano galleggiare. Ma nei cortili vedesi qui pure lo stesso sudiciume dei letamai, che molto contribuiscono alla contaminazione dell’aria.

La professione generalissima è l’agricoltura. Sessanta persone attendono alla sartoreria, alla muratura, a’ lavori in legno e ferro. Ussana ha circa 20 persone esperte nella musica delle zampogne, i quali sono condotti a certi patti in altri paesi, per servire alla pubblica ricreazione della gioventù.

Le donne si occupano ne’ tessuti di lino e lana, e si hanno non meno di 220 telai, tutti però di antica forma.

La scuola primaria vi fu aperta, ma poco profittò. Nelle terre de’ campidani intendesi il beneficio del-l’istruzione popolare meno che altrove.

Prima di questa istituzione eravi per l’insegnamento quella del Martis Lussorio, il quale insieme con sua moglie Rosa Caschili lasciò circa 100 giornate di terreni aratori per l’insegnamento sino alla rettorica da farsi da un maestro distinto. Da questa scuola escirono quasi tutti quelli che progredirono negli studii e studiarono o la teologia, od altro.

Agricoltura. I terreni di Ussana, come gli altri vicini, sono di una gran fertilità, se non contrari la vegetazione la condizione atmosferica.

La solita misura della seminazione è di starelli 3000 di grano e 500 tra fave e legumi. Di lino si semina non più che vogliasi dal bisogno delle famiglie.

La fruttificazione ordinaria comune non è meno del decuplo.

Le specie ortensi sono coltivate in una estensione considerevole di terreno non solo per la consumazione del comune, ma per venderne altrove, e massime nella capitale.

Le vigne occupano uno spazio minore di quello che parrebbe giusto per il solo approvvigionamento del paese, onde devono domandar ad altri paesi quello che manca. Nè questo dipende da che non vi sieno terreni buoni, giacchè nelle piccole colline che sono prossime al fiume, ed in quella maggiore, che sorge a circa mezz’ora dal paese alla parte di greco si trovano le condizioni più felici, che domanda questa specie per la sua prosperità; ma perchè non è molto idoneo il terreno circostante al paese, dove si sogliono piantar le viti.

Gli alberi fruttiferi che si coltivano sono di poche specie. Le più comuni ficaje, peri, mandorli. Il numero de’ ceppi di poco oltrepasserà i 5000. In questa parte egli è evidente che gli ussanesi male intendono il proprio interesse, privandosi di un prodotto, che darebbe una parte al loro vitto, e produrrebbe un guadagno. Non mancano i siti dove anche gli agrumi prospererebbero, come vi prospererebbero i gelsi.

I terreni chiusi di grande area, o le tanche, come sono comunemente appellate, non hanno complessivamente più di giornate 240. Esse servono all’agricoltura.

I piccoli chiusi destinati parimente ai cereali non oltrepassano di molto le giornate 300, escluso il terreno occupato dai canneti e dai pioppi, la cui superficie si computa di circa 25 starelli.

Pastorizia. Il bestiame di servigio consiste in circa 250 gioghi, o capi 500, in cavalli e cavalle da sella e da basto 50, in giumenti 120, i quali pascolano ne’ territori particolari e nel prato comunale, ma non sempre, perchè si provvede alla loro sussistenza con provviste sufficienti per il caso che manchi il pascolo naturale.

Il bestiame rude numera vacche 130, porci 300, pecore 7000. Il prodotto si smercia nel Campidano e nella capitale.

L’apicoltura è praticata da pochissimi, e si avranno al più 500 alveari.

Religione. Ussana era compresa nella diocesi Doliense, ed è adesso con le altre parti della medesima compresa nella giurisdizione dell’arcivescovo di Cagliari.

 
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