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Uri

URI, villaggio della Sardegna nella provincia di Sassari, compreso nel mandamento di Itiri, sotto la giurisdizione del tribunale di prima cognizione di Sassari, già parte dell’antica curatoria di Coros, appartenente al regno torritano.

La sua situazione geografica è nella latitudine 40° 38' e nella longitudine occidentale dal meridiano di Cagliari 0° 37' 50’’.

Giace in una valle al piè boreale del pianoro di N. D. de Paulis, pel quale è coperto dalla tramontana, dal greco e dal levante. Si può dire che sia in una convalle, perchè a tutte le altre parti tiene delle eminenze, piccole colline, tutte spianate sul dorso, perchè tutte facean parte dello stesso pianoro; ond’è che anche dalle altre parti sia poco ventilato.

Da questo si può dedurre quanta sia la forza del calore che vi si sente nella estate, quanta la umidità, e come l’aria non debba essere molto salubre.

Territorio. Ha grande estensione ed è nella massima parte montuosa, sebbene sono pochi i tratti dove la roccia sia scoperta e non si possa volendo coltivarvi o i cereali o gli alberi da frutto.

La roccia predominante è la trachitica e in qualche parte si trova il diaspro variamente tinto e del quarzo concrezionato.

Nel paese trovansi acque un po’ salmastre; nel resto del territorio le fonti non sono nè in gran numero, nè molto abbondevoli. Alcune danno un’acqua salubre e in notevole copia.

Da presso la chiesa di s. Maria de Paludibus è una gran fonte, la quale è principio del rivolo che scorre la valle, dove trovasi il paese, verso il ponente per tre miglia in circa.

A questo rivo si aggiungono due rigagnoli, che portano le acque di due valli, discendenti nella suddetta in direzione a maestro-tramontana.

Queste acque uscendo dalla valle, dov’è Uri, cangiano direzione (Rio Mandra) volgendosi quasi alla tramontana lungo la base del suddetto altipiano, e dopo circa 4 miglia si uniscono al fiume torritano, che scorre lunghesso i termini settentrionali dello stesso pianoro.

Scorre pure per le terre uresi il fiume d’Alghero sotto la strada provinciale che si sviluppa di sopra la sua sponda destra e a poca distanza, fuorchè nel sito detto Scala Cavallo, dove vedesi lontana circa un miglio.

Gli altri rivi che si formano in questo territorio versano le loro acque nel suddetto fiume d’Alghero, tra’ quali è notevole quello che si valica dopo la discesa di Scala-Cavallo.

In questo territorio sono molto frequenti i grandi vegetabili ed in alcune regioni formano selva, dove predominano le specie ghiandifere, massimamente la quercus suber. Le foreste uresi sono belle per l’amenità, ed abbondanti di caccia di daini e cinghiali. Le volpi e le martore, come le lepri vi sono in molto numero, e si prendono facilmente le pernici, che si trovano ad ogni passo. Le caccie grosse riescono molto dilettevoli per la forma de’ luoghi dove si fanno, nelle corte o pendici, dove ogni cacciatore può vedere il movimento di tutti i suoi compagni, della fiera e de’ cani.

I sassaresi vanno spesso per divertirsi in partite di caccia.

Popolazione. Nel censimento del 1846 si computarono anime 1017, distribuite in famiglie 252 e in case 242.

Il totale suddetto distinguevasi ne’ due sessi secondo le età nel modo seguente. Si numeravano sotto gli anni 5, maschi 66, femmine 56; sotto i 10, mas. 61, fem. 62; sotto i 20, mas. 98, fem. 87; sotto i 30, mas. 108, fem. 94; sotto i 40, mas. 68, fem. 64; sotto i 50, mas. 46, fem. 54; sotto i 60, mas. 46, fem. 46; sotto i 70, mas. 17, fem. 28; sotto gli 80, mas. 8, fem. 6; sotto i 90, fem. 2.

Distinguevasi poi secondo le condizioni domestiche, il totale de’ maschi 518, in scapoli 323, ammogliati 187, vedovi 8; il totale delle femmine 499, in zitelle 255, maritate 181 (!), vedove 74.

Il movimento della popolazione si rappresenta dalle seguenti medie, nati 40, morti 22, matrimoni 8.

Le principali professioni sono l’agricoltura e la pastorizia, e se gli applicati a questa sono in numero assai minore, esso è però ancora considerevole.

Le persone addette a’ mestieri non oltrepassano i 25. Nelle professioni libere si numerano due notai, un chirurgo, un flebotomo, un farmacista. La massima parte delle famiglie uresi sono possidenti.

La scuola elementare si frequenta da non più di 10 fanciulli. Le persone che nel paese sanno leggere e scrivere sono 18.

Le donne lavorano tutte su’ telai, che non sono meno di 220. Fabbricano tele e panni.

Gli uresi sono gente vivacissima e coraggiosa sino alla temerità.

Agricoltura. In questo territorio sono qua e là terreni ottimi per la coltivazione di cereali, e si ha un buon prodotto se le stagioni non disfavoriscano. L’arte è però imperfetta e la diligenza nel lavoro non da lodar molto.

La quantità ordinaria della seminagione è come nelle seguenti cifre: starelli 1200 di grano, 350 di orzo, 100 di fave, 50 di legumi. Il prodotto ordinario è del 10.

Il terreno è molto idoneo a’ lini, i quali sono pregiatissimi, e facilmente si smerciano a’ galluresi. Il che animò ad estendere questa cultura più che si faccia nelle terre vicine. Il prezzo che ricavasi è notevole e molte famiglie povere si provvedono con esso delle cose più necessarie, altre pagano i debiti.

L’orticoltura ha siti molto adattati, ma è trascurata, e pochi coltivano delle specie per uso proprio.

L’arboricoltura non è molto estesa, e il totale degli individui di poco sorpassa i 3000.

Le valli di Uri sarebbero attissime alla cultura degli agrumi. I pochi giardini attinenti alle case de’ principali producono limoni così enormi e di tanta bontà, che non sieno migliori quelli delle altre parti dell’isola, dove queste specie vengono più prosperamente.

La vite ha parimente molto propizio il clima, quindi la vendemmia è copiosa. Ma bisogna dire che il vino non è di molta bontà, e questo dipende dal pessimo metodo della manipolazione, perchè chi faccia meglio ottiene vini così buoni, come sono quelli d’Alghero.

Ne’ tempi in cui gli agricoltori vacano dalle opere campestri, molti lavorano a tagliar legne, che riducono in carbone e vendono a’ paesi d’intorno, o portano in frequentissimi carichi a Sassari. Fanno pure del carbone di fucina dalla pianta detta da’ sardi castagnargiu, e provvedono a tutti i fabbri-ferrari del dintorno e di Sassari.

Noteremo qui la distinzione che era non ha molto nelle parti di questo territorio, dove i pascoli pubblici si computavano di giornate 3517, i terreni aperti di coltivazione 3517, il prato comunale 35, i terreni chiusi

450. I terreni demaniali, dove si trovano le principali selve, aveano in superficie giornate 550.

Pastorizia. I terreni incolti sono fertilissimi di pascolo per le capre e le vacche, perchè sparsi di frequentissime macchie, e se questi paesani sapessero usare de’ beneficii della natura, potrebbero formare de’ prati, e ottenere maggior guadagno dalla educazione delle varie specie.

Il bestiame, che dicono manso, perchè serve per l’agricoltura e pel trasporto de’ prodotti, consiste in circa 350 buoi, in cavalle e cavalli 80, in giumenti 140. Aggiungeremo un centinajo di majali.

Il bestiame rude numera vacche 450, cavalle 200, capre 140, pecore 4000, porci 1000. Vendonsi giovenchi e poledri, e non poca quantità di formaggio di mediocre bontà. L’apicultura, che potrebbe dare gran frutto, è piuttosto negletta. Commercio. Gli uresi vendono le loro derrate a’ negozianti di Sassari e di Alghero. Gli articoli sono grani, un po’ di legumi, lino, vino, capi vivi, formaggi, pelli, cuoi, lane. La media de’ prezzi si può calcolare di lire nuove 115000.

Il sovero, che vi è abbondante porge ne’ sugheri un altro articolo, e notevole, al commercio.

Uri trovasi a distanza di circa 4 chilometri dalla strada di Alghero. I trasporti per la malagevolezza delle strade si devon fare sul dorso de’ cavalli.

 
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