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Uras

URAS, villaggio della Sardegna nella provincia d’Oristano, capoluogo di mandamento compreso nella giurisdizione del tribunale di prima cognizione di Oristano, e già parte dell’antica curatoria di Bonorchili appartenente al regno di Arborea.

La sua situazione geografica è nella latitudine 39° 41' 40", e nella longitudine occidentale dal meridiano di Cagliari 0° 25'.

Giace al piede della massa de’ monti Arci ad ostro-libeccio, ed essendo scoperto al maestrale e al ponente e al mezzodì, è riparato dal settentrione e greco per la suddetta eminenza, e un poco a sirocco da’ rialti o terrazzi che sorgono, però poco elevati alla parte di sirocco.

I calori estivi sono mitigati da’ venti periodici di mare, il freddo invernale è niente molesto, le pioggie sono piuttosto frequenti, non così però le tempeste di grandine d’estate e la neve d’inverno, che subito si scioglie.

Siede sopra un suolo umido e cresce la sensazione dell’umidità da’ vapori che vengono dagli stagni non molto lontani della maremma arborese. Questi vapori si rendono spesso sensibili alla vista nella nebbia, la quale spesse volte è assai crassa e perniciosa alla vegetazione. Per i miasmi che si formano nel suo territorio e per quelli più copiosi che sono trasportati dal vento marino, l’aria di Uras è temuta dai forestieri come insalubre nella stagione estiva ed autunnale.

Territorio. È assai ampia l’area che contienesi nella circoscrizione di questo paese, in parte montuosa, per la parte che si ha nelle falde della montagna Arci, in parte piana. La superficie coltivata supera di molto le tremila giornate, e può computarsi un terzo del totale.

Avendo altrove parlato della suindicata montagna non ripeteremo qui le cose dette, massime che questo paese possiede poche parti della medesima. Noteremo però che in questo territorio si trova della lava spugnosa e porosa, bigia e rossigna, della ossidiana vitrea in pezzi arrotolati, del calcedonio in forma tavolare, e del medesimo con quarzo ed anche bigio della varietà che dicono perigonale.

Alle falde ed a’ piedi dell’Arci sono aperte molte fonti, ed alcune assai copiose da formare de’ rigagno

li. Nel piano mancano e bisogna scavar de’ pozzi, i quali spesso danno acqua insalubre.

Si raccogliono in questo territorio dalle fonti del-l’Arci alcuni ruscelli, i quali discendono contro ostro-libeccio e si versano per la sponda destra nell’alveo del fiume che raccoglie le acque che dal monte Arci e dal pianoro della Giara discendono nel vallone e campidano usellense.

Il paese si trova tra due di questi rivi, i quali subito si riuniscono.

Maggiore di questi due riuniti, è quello che si versa inferiormente a mezzo miglio dal precedente. Il suo corso è più lungo e raccoglie molte acque.

L’ultimo e minor degli altri e si versa nel suindicato fiume non lungi da Terralba al suo ostro-sirocco.

Questo fiume traversa il territorio d’Uras per circa tre miglia. Dopo pioggie dirotte esso cresce e straripando occupa molto terreno, danneggiando ai seminati od alle messi secondo il tempo.

Su questo fiume è un ponte, il quale serve in tempo di piene, senza il quale si correrebbe pericolo di affogarsi.

In questo fiume si prendono delle anguille nella sola stagione invernale, ed allora attendono alla pesca quattro o cinque persone, le quali provvedono le case dei benestanti.

Il selvaggiume è rarissimo e per trovare qualche cinghiale o daino bisogna avvicinarsi alla montagna. Sono rari quelli che caccino le pernici e le lepri, delle quali trovasi copia.

Popolazione. Si numeravano nel censimento del 1846 anime 1896, distribuite in famiglie 486, ed in case 446.

Distinguevasi il suddetto totale ne’ due sessi secondo le varie età nel modo seguente; sotto i 5 anni, maschi 140, femine 125; sotto i 10, mas. 53, fem. 120; sotto i 20, mas. 126, fem. 171; sotto i 30, mas. 120, fem. 117; sotto i 40, mas. 98, fem. 121; sotto i 50, mas. 181, fem. 168; sotto i 60, mas. 92, fem. 88; sotto i 70, mas. 42, fem. 50; sotto gli 80, mas. 25, fem. 31; sotto i 90, mas. 13, fem. 11; sotto i 100, mas. 4.

Distinguevasi quindi secondo le condizioni domestiche il totale maschi 894 in scapoli 445, ammogliati 368, vedovi 83; il totale femmine 1002 in zitelle 487, maritate 410 (!!), vedove 105.

Il movimento della popolazione dà le seguenti medie nati 64, morti 32, matrimoni 20.

Generalmente gli uresi sono di temperamento forte, vivaci, laboriosi, religiosi ed anche tranquilli. Nella prima età i piccoli patiscono nell’estate per il sole, per la malaria, per le frutte malsane, e ne muore gran numero; di che è causa la poca cura che ne hanno le madri, massime nella classe povera, mentre devono andare in campagna a lavorare, e la ignoranza delle principali regole igieniche. Nella età maggiore le malattie più frequenti sono le infiammazioni di petto e segnatamente i dolori laterali.

La massima parte hanno nessuna fede ne’ medici e nelle medicine, e non pare che abbian torto, in rispetto a’ primi, perchè non sanno far altro che salassare; in rispetto alle seconde, perchè le droghe delle farmacie de’ villaggi sono il rifiuto delle farmacie delle città, e le droghe di queste il rifiuto di quelle del continente.

L’occupazione comune degli uresi è l’agricoltura, essendo pochi quelli che attendono ai mestieri, non più che quanti voglionsi dal bisogno del paese.

Le donne lavorano a tessere il lino e la lana, ma sono pochissime che ne facciano smercio.

La scuola elementare è frequentata non più che da dieci a dodici fanciulli, e finora non ha dato il frutto desiderato, come si può vedere da che in tutto il paese non sono forse trenta che sappiano leggere e scrivere, compresi quelli, che hanno studiato nei collegi.

Agricoltura. I territori di Uras sono bene idonei ai cereali, e producono con abbondanza, se il cielo sia favorevole, dando le pioggie opportunamente, e se quando la messe è in fiore non vengano quelle nebbie perniciose, che annichilano i frutti.

Si semina annualmente starelli di frumento 1200, di orzo 250, di fave 300, di legumi 100.

La fruttificazione nelle annate ordinarie è del 10.

La seminagione del lino non sopravanza gli 80 starelli.

L’orticoltura è molto ristretta, non impiegandosi che piccole aree per poche specie, e per quanto può bastare alla particolare famiglia.

Di alberi fruttiferi se ne vedono pochissimi e di poche specie. Forse il totale non oltrepassa il migliajo. E tuttavolta il clima sarebbe ottimo per gli olivi, massime prossimamente al piede della montagna e nella falda. Non intendesi il proprio interesse. Parimente potrebbero coltivarsi gli agrumi essendovi siti molto favorevoli.

Il vigneto è piuttosto esteso, ma l’arte del vinificio è molto imperfetta. Non si hanno che poche qualità di uve, e non si fa che vino comune nero di non molta bontà. Anche in questo vedesi la negligenza de’ paesani di Uras, i quali potrebbero dalla coltivazione della vite e da una meglio intesa manipolazione ottenere il triplo e più di quello che ora guadagnano vendendo a Terralba quanto rimane ad essi dalla vindemmia dopo fatta la provvista.

È piccola la porzione del territorio che si è chiusa per potervi alternatamente seminare e tenere a pascolo il bestiame. Forse dopo che i diritti della proprietà hanno ottenuto una valevole tutela nella repressione de’ pastori erranti, si chiuderanno tutte le proprietà e vi si lavorerà con più cura.

Pastorizia. Il bestiame di servigio consiste in trecento buoi per l’agricoltura ed il carreggio, in 100 tra cavalli e cavalle per sella, basto e tiro, in 150 giumenti per la macina e trasporto di legna pel focolare.

Il bestiame rude numera capi vaccini 450, cavalle 160, pecore 4000, capre … ? porci 800, majali 70.

La lana in massima parte serve al paese, e solo vendesi alcun poco di formaggio, il quale, come può supporsi, non è di gran bontà.

 
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