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Ulassa

ULASSA [Ulassai], villaggio della Sardegna nella provincia di Lanusei, compreso nel mandamento di Jerzu, sotto la giurisdizione del tribunale di prima cognizione del suddetto capoluogo, e nel dipartimento della Barbagia orientale, detto poi Giudicato dell’Ogliastra, pertinenza dell’antico regno di Plumino, o Cagliari.

La sua posizione geografica è nella latitudine 40° 49' 10" e nella longitudine orientale dal meridiano di Cagliari 0° 22' 50".

Giace alla falda orientale della lunga catena di Tisillo, dove in pari modo sono situati Jerzu ed Osini, e però resta protetto dai venti che sono tra maestrale e scirocco per la parte di ponente, e resta esposto agli altri. Il piano su cui si trova è inclinato verso levante, e dall’altezza in cui è assiso gode per il mezzo orizzonte, che ha aperto una bellissima prospettiva, la quale si stenda illimitata sopra il mar tirreno. Dall’altra parte sorgono le rupi delle colline, ed avviene nell’inverno che il sole tramonti troppo presto alla popolazione, e questa resti nell’ombra per l’interposizione delle colline. Come si può supporre avviene parimente così in tutte le altre stagioni.

Il calore vi si sente forte nell’estate, e sarebbe insopportabile massime nelle ore mattutine per il riflesso delle rupi, se nol mitigassero molto i venti marittimi, che spirano periodicamente. Nell’inverno è una temperatura mitissima eccetto se spiri la tramontana ed i suoi collaterali. Le pioggie sono piuttosto frequenti, le nevi poco durevoli, rara la nebbia ed innocente; dannosi talvolta i temporali, l’aria salubre.

Territorio. Un terzo del medesimo è montagnoso, idoneo al pascolo delle capre e delle vacche, ed in alcune parti anche per la vigna e gli oliveti.

Le fonti vi sono frequenti, perenni, ed alcune abbondanti. Nelle stagioni piovose si formano de’ rivi e torrenti, che spesso impediscono il transito; quindi spariscono ed appena restano alcuni rigagnoli, che nella stagione calda mancano.

Nella montagna si trovano cinghiali e cervi, e si incontrano anche de’ mufioni; ma non sono in molto numero, onde alcuni cacciatori ritornano senza preda.

I grandi vegetabili sono per lo più della specie de’ lecci, e la selva è piuttosto popolata, minori essendo stati i guasti che ha patito finora.

Domina la roccia calcarea, ed è a notarsi la spelonca naturale detta Sa Grutta de su marmuri, dove si possono osservare molte di quelle concrezioni, che diconsi stelattiti e stelagmiti. Dicesi profonda di metri 240 e piena di diversi laghi; la quale, perchè nel percorrerla vi è pericolo, è da pochi conosciuta.

Eco di Marosini. In via ad Osini e in distanza di poco più di un chilometro da Ulassa vedesi in mezzo la strada una pietra triangolare, il cui menomo lato è di circa metri 0,75, nella quale trovasi il foco di un eco, che fa maraviglia a’ passeggieri. I paesani spiegano il nome che ha favoleggiando, che una certa Maria di Osini, ascesa sopra la roccia, la quale ha una profonda cavità e resta di contro al punto indicato ad un tiro di archibuso, essendole caduto il fuso nel suo spiraglio, mentre sforzavasi a ripigliarlo vi sia precipitata, e che dal suo spirito sieno ripetute le parole, che proferiscono le persone collocate sopra l’indicata pietra.

Popolazione. Notasi nel censimento del 1846 il numero di anime 1288, distribuite in famiglie e case 332.

Esse sono distinte ne’ due sessi e secondo le età nel modo seguente: sotto gli anni 5 maschi 112, femmine 101; sotto i 10 mas. 99, fem. 84; sotto i 20 mas. 112, fem. 110; sotto i 50 mas. 111, fem. 94; sotto i 40 mas. 99, fem. 92; sotto i 50 mas. 73, fem. 78; sotto i 60 mas. 42, fem. 37; sotto i 70 mas. 15, fem. 22; sotto gli 80 mas. 11, fem. 2; sotto i 90 mas. 3, fem. 1.

Si distinguono poi i totali de’ maschi e delle femine secondo la condizione domestica in quest’altro modo: il totale maschi 677 in scapoli 414, ammogliati 236, vedovi 27; il totale femmine 611 in zitelle 320, maritate 229 (?), vedove 52.

Le medie del movimento della popolazione sono: nascite 55, morti 25, matrimoni 12.

Agricoltura. L’ampia estensione che si coltiva a cereali è divisa in tre parti, su ciascuna delle quali si semina successivamente per due anni, per poi lasciar-la quattro anni a maggese. Così praticossi finora; ma pare che per le novità che portarono le nuove leggi si cangierà tenore.

La quantità ordinaria della seminagione annuale si computa di starelli 800 di grano, 400 d’orzo, 100 di fave.

La fruttificazione è dall’8 al 16, secondo che la meteorologia sia più o meno propizia.

Si semina in alcune parti del lino, tanto che si abbia quello che domandasi dal bisogno delle rispettive famiglie.

Delle diverse specie di legumi poche son coltivate, e non si vuol più di quello che vuolsi per la consumazione.

Anche l’orticoltura è ristretta a poche specie ed al quanto amasi nel vitto della famiglia.

Le vigne sono distese in una mite pendenza solcata in molte parti al levante del paese.

Le uve vi prosperano e producono abbondantemente. La vindemmia dà circa 200 carratelli. Il superfluo della consumazione si trasporta in Tortolì per venderlo ai genovesi e ad altri che frequentano quel porto. Se ne suol vendere una parte ai paesi della Barbagia. Il vino è stimato per la sua bontà come quello di Jerzu e di altri paesi dell’Ogliastra.

L’arboricoltura è assai estesa, e si possono calcolare più di 15 mila ceppi nelle diverse specie coltivate nell’isola. Le più comuni sono ciriegi, peri, noci, castagni, mandorli, olivi.

Dalla parte settentrionale ed orientale contigui al paese si vedono alcuni chiusi di piccola estensione, che nell’autunno si seminano a fave, e nel finire della primavera a fagiuoli, inaffiando con l’acqua, che si fa passare a traverso dell’abitato deducendola dalle fonti, che sono aperte alla parte orientale e meridionale,

Pastorizia. Il bestiame di servigio consiste in circa 350 buoi per l’aratro ed il carreggio, cavalli e cavalle per basto ed alcuni per sella 100, giumenti 120.

Il bestiame rude ha nelle solite specie i seguenti particolari numeri: vacche 1200, cavalle 150, capre 6000, pecore 4000, porci 1000.

I formaggi, sebbene non lavorati con buon metodo, hanno della bontà. Se ne fa gran quantità di bianchi per venderli ai napoletani.

Apicoltura. Essa è piuttosto negletta, sebbene il sito sia favorevolissimo. Non possiamo neppur determinare il numero de’ bugni.

Commercio. I principali articoli sono i vini ed i prodotti pastorali; la somma che guadagnasi sorpassa certamente le lire 100 mila.

Quando sarà tracciata la strada provinciale all’Ogliastra, sulla quale già si lavora, gli ulassesi potranno con poca spesa unirsi alla medesima per il ramo che si trarrà da Jerzu, e porrà in comunicazione anche Osini e Gàiro.

Religione. Questa popolazione è sotto la giurisdizione del vescovo dell’Ogliastra, ed è amministrata da un vicario, il quale teneva il luogo finora del prebendato, ed aveva coadiutore un altro sacerdote.

Il titolare della chiesa parrocchiale è il martire s. Antioco; la sua capacità sufficiente nelle tre navate, il fornimento scarso, perchè il prebendato badava più a’ suoi comodi, che a’ bisogni del culto.

Si festeggia due volte pel titolare, nella seconda domenica di Pasqua e nel 1.º di agosto.

Si usa di dare allora in limosina pane bianchissimo e carne arrostita a tutti i poveri del paese ed esteri, che vengano alla festa. Alle provvisioni ed alla distribuzione attende un comitato.

Per s. Antonio di Padova addì 13 giugno si fa una simile limosina. Questa non si usa però nella solennità della Natività di Maria Vergine sotto il titolo di Monferrato: invece si corre il palio.

 
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