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Ula

ULA [Ula Tirso], villaggio della Sardegna nella provincia di Oristano, compreso nel mandamento di Busachi, sotto la giurisdizione del tribunale di prima cognizione di Oristano, e nell’antico dipartimento di Parte Barigadu-Susu o Superiore, appartenente all’antico regno di Arborea.

La sua situazione geografica è nella latitudine 40° 2' 50" e nella longitudine occidentale dal meridiano di Cagliari 0° 12' 40".

Siede alle falde del colle, su cui è sito il capoluogo Busachi, dal quale dista poco più di mezzo miglio verso greco-tramontana, e circa un miglio dalla riva sinistra del Tirso.

Trovasi in un seno in esposizione al ponente ed al maestrale, ma difeso dai venti di sirocco, levante e greco per l’elevazione del suolo sotto quelle direzioni.

Sui particolari del clima non si potrebbero notare delle differenze considerevoli, da quelli del clima di Busachi, come può a qualunque apparire, supposta tanta vicinanza. Non ometto però di dire che il suolo declive, su cui le abitazioni sono disposte, poco patisce dell’umidità.

Territorio. Gli ulesi hanno un territorio piuttosto ristretto, ma ben sufficiente ai loro bisogni, in quelle parti che possono essere facilmente coltivate, che sono molte in comparazione delle altre, dove trovasi quasi nuda la roccia. Fra le eminenze più notevoli sono, quella che dicono Borrumbeo ed il monte Ula.

Si possono notare due fonti, una appellata di Nighio a distanza d’un quarto d’ora dalla popolazione, dalla quale prende tutto il popolo per i bisogni domestici, l’altra detta di Gurtai; la quale essendo abbondantissima è così situata che può irrigare una estensione di circa rasieri quaranta divisa in moltissime aree, perchè quasi ogni famiglia vi ha la sua parte, dove esercitasi l’orticoltura per quelle erbe e frutta che sogliono servire al vitto. Vedesi una terza fonte, che dicono Sa Funtanedda, presso cui sono delle vasche e vi si intromette l’acqua per abbeverare il bestiame.

Nella valle, in cui trovasi il paese formasi dalle suddette fonti ed altre un rivo, che si versa nel Tirso.

Questo fiume divide il territorio, e nell’autunno, quando cresce per le pioggie, incomoda gli agricoltori che hanno le loro terre dall’altra parte. Se la crescenza è mediocre essi formano un ponte con travi distese, dove l’alveo è men largo, qual è nel sito che dicono Sinnili.

Pel tratto in cui il gran fiume traversa questo territorio le sue sponde sono formate di rupi.

Per la pesca, che anche gli ulesi fanno, vedasi quello che fu notato nell’articolo Busachi.

Il selvaggiume grosso è piuttosto raro nel territorio di Ula ed è caso raro, che trovisi qualche cinghiale

o daino. Abbondano però le lepri, le volpi, ed anche le solite specie di uccellame.

Vedonsi sparsi molti alberi silvestri, ma raramente, eccetto nel ghiandifero, che è compreso in un’area non molto considerevole, in cui predomina la quercia sovero.

Popolazione. Giusta il censimento del 1846 erano allora in questo paese anime 586, distribuite in famiglie 161 ed in case 152.

Ripartivasi quel totale secondo le varie età nel modo seguente: sotto gli anni 5, maschi 31, femmine 20; sotto i 10, mas. 27, fem. 23; sotto i 20, mas. 65, fem. 66; sotto i 30, mas. 46, fem. 43; sotto i 40, mas. 36, fem. 43; sotto i 50, mas. 41, fem. 33; sotto i 60, mas. 31, fem. 29; sotto i 70, mas. 19, fem. 19; sotto gli 80, mas. 5, fem. 5; sotto i 90, mas. 1, fem. 1; sotto i 100, fem. 2.

Secondo le condizioni domestiche distinguevasi il totale de’ maschi 302, in scapoli 162, ammogliati 120, vedovi 20; il totale delle femmine, che erano 284, in zitelle 140, maritate 120, vedove 24.

Il movimento della popolazione dava le seguenti medie, nascite 24, morti 17, matrimoni 4.

Abitano gli ulesi in case terragne, ma ve n’hanno per i benestanti più di 20 con un piano superiore.

La principale occupazione è l’agricoltura, pochi attendendo alla pastorizia. Le donne lavorano tutte al telajo impiegando il lino e vendono un gran numero di pezze di tele principalmente nel Campidano.

L’istruzione primaria qui pure è poco curata. I ragazzi che vi intervengono quando sono molti non sopravanzano i sedici. Forse neppure otto dopo trent’anni da che è istituita uscirono sapendo leggere e scrivere.

Agricoltura. Il terreno non pare molto idoneo a’ cereali, e la fruttificazione lo prova.

Nelle terre basse si semina grano e legumi, nelle alte l’orzo. La seminagione del grano sarà di circa 350 starelli, quella dell’orzo di 150, quella delle fave di circa

60. Il prodotto comune del grano è del 7. L’orzo rende il 10, e poco più le fave. I legumi che servono per provvista della casa si coltivano negli orti con molte specie, principalmente zucche, cipolle, cavoli.

La vite non è molto prospera, ma forse di ciò è causa piuttosto il pessimo metodo e la negligenza che la natura del luogo. I vini sono deboli per la stessa causa e la vendemmia non dà la sufficienza per tutto l’anno: il che prova come questi paesani sieno stolidi, che vogliono comprare da altri una derrata, della quale potrebbero abbondare ed aver guadagno.

L’arboricoltura è più trascurata ancora e forse non si possono annoverare più di 2000 alberi fruttiferi. Le specie più comuni sono peri, ciliegi, peschi, castagni, pomi.

Non si hanno tanche, ma piccoli chiusi di mezza o di una giornata, essendo rarissimi quelli, che abbiano maggior superficie. Quando vi è dell’erba vi si introducono a pascolo le bestie di servigio. Il numero de’ medesimi sarà di 130.

Pastorizia. Ho detto che pochissimi sono applicati alla pastorizia e da questo s’intenda lo scarso numero di capi, che compongono gli armenti e le greggie degli ulesi. Le vacche non eccederanno i capi 200, le capre possono sommare a 450, le pecore a 800, i porci a 150.

I cavalli e le cavalle manse non sono in totale più di 60, i buoi 100, i giumenti 45.

Religione. La parrocchia di Ula è compresa nella giurisdizione dell’arcivescovo di Oristano, ed è amministrata da un parroco proprio, detto rettore, al quale assiste nella cura delle anime un altro prete.

La titolare della chiesa è la nostra donna di Monserrato; la sacristia non è molto fornita, e la chiesa di mediocre capacità è mal adorna.

Si hanno due chiese filiali, una denominata dalla Vergine del Rosario, dove ufficia una confraternita dello stesso titolo; l’altra dalla s. Croce e da s. Maria Maddalena, officiata da un’altra confraternita.

Le feste principali e più solenni del paese sono per s. Luigi Gonzaga, per s. Maria Maddalena e per s. Lucia. La prima, alla quale concorrono molti forestieri, è rallegrata dallo spettacolo della corsa nel vespro.

Invece di campo santo si ha l’antico cemitero a’ fianchi della parrocchiale nell’estremità dell’abitato.

Antichità. In questo territorio si riconosce un solo nuraghe, che vedesi nella regione appellata Tuselo, posto sopra una piccola eminenza. È in gran parte distrutto e le rovine giacciono intorno. Si indica pure verso il maestrale uno di quelli antichissimi monumenti, che sono detti sepolture di giganti.

In distanza di mezz’ora dall’abitato, nella regione che appellano di Tilisai, verso settentrione, si osservano vestigia di un’antica popolazione, ed altre a distanza di un’ora di pedone verso ponente nel luogo detto Sos contones dove si vedono sparse molte pietre quadrate e si scoprono molte fondamenta di abitazioni. Non resta però nessuna memoria del tempo in cui furono distrutte o disertate, che dobbiamo congetturare molto lontano.

 
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