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Tres-nuraghes

TRES-NURAGHES [Tresnuraghes], villaggio della Sardegna nella provincia di Cuglieri, capoluogo di mandamento, compreso nella giurisdizione del tribunale di prima cognizione di Oristano, e parimente capoluogo dell’antica curatoria detta Planargia, che era un dipartimento del regno torritano.

La sua denominazione è da tre di quelle antichissime costruzioni, che sono dette dai sardi nuraghes, uno dei quali è all’orlo dell’abitato, il quale è in gran parte disfatto; il secondo vedesi a pochi passi dal paese verso ponente, ed è detto su nuraghe de Tirrùla, parimente in gran parte distrutto; il terzo resta al meriggio a circa 600 metri di distanza, ed è nominato nuraghe de porcos, da che vi si tenea porcile.

La sua situazione geografica è nella latitudine 40° 15' 10" e nella longitudine occidentale dal meridiano di Cagliari 0° 35' 50".

Siede nella estrema parte occidentale dell’altipiano della Planargia in distanza dalla costa, o sponda, di 3 chilometri, scoperto a tutti i venti, perchè le eminenze gli restano lontane, ed appena il monte di s. Lussurgiu lo ripara dall’ostro-sirocco, il monte Taratta, o gruppo del Marrarjo dal maestro-tramontana.

Nell’estate per la sua vicinanza al mare i calori sono temperati da’ venti marini; nell’inverno poco si patisce del freddo se non soffi il maestro o la tramontana.

Le pioggie sono frequenti nell’autunno, inverno e nel primo mese della primavera; nell’estate scoppiano non di rado terribili temporali, ma più spaventano i tuoni fortissimi, che nuoccia il danno. La neve non può durar molto, e la nebbia che qualche volta ingombra il paese, mentre invadon la terra li bassi nugoli marini, non causa nessun lamento.

L’umidità che talvolta sentesi viene dalla evaporazione del mare; mentre il suolo, su cui stanno le abitazioni, è totalmente secco, e sono piccole e poche le concavità del suolo, dove può raccogliersi l’acqua delle pioggie.

L’aria è perfettamente pura di miasmi, e se uno badi a difendersi dalla intemperie atmosferica, voglio dire dalle frequenti e repentine variazioni di temperatura, può vivervi sanissimo, come ne’ luoghi più salubri.

Nella posizione, in cui è il paese, godesi di un bellissimo orizzonte. Da una parte il littorale del gran seno aperto tra Capo Marargio e Capo Manno e quello del golfo d’Oristano con l’immensa estensione del mare, dove vedonsi frequentissime passar le navi, e l’isole di Maldiventre, dove sarà posto un faro; dall’altra la bella prospettiva delle regioni montuose della provincia, e delle più lontane montagne di Guspini e di Capocaccia.

Il territorio di Tres-nuraghes non è di gran superficie, perchè verso settentrione ha prossimo Magumàdas per l’intervallo di circa 1100 metri, verso greco levante Sàgama a circa 5 chilometri, verso ostro-sirocco Senneriolo alla stessa distanza; sì che la parte principale delle sue terre è alla sponda del mare distendendosi verso ostro-libeccio sino alla punta detta di Foghe, perchè sotto vi è la foce del così detto Riumannu.

Del littorale compreso ne’ suoi termini, cioè dal porticello denominato dal paese sino alla punta di Foghe si è già parlato nell’articolo Sardegna, dove si descrissero tutti li particolari della circonferenza dell’isola.

Osservo però qui che cotesto porticello è un seno, formato da due promontori, capace di piccoli battelli ed esposto al maestrale. Nella sua maggior larghezza può avere da 700 metri, circa la metà nell’imboccatura, e circa 500 di entratura, dove si ricoverano spesso le barche pescareccie e le coralliere, che lavorano ne’ prossimi paraggi, e che in qualche anno furono numerate più di ducento.

Vi è poi notevole il promontorio detto di Columbargia, il quale ha due seni ma assai piccoli da una ed altra parte, dove pure frequentano le sunnotate barche.

La lunghezza delle sponde, nelle quali questo comune ha i suoi confini occidentali è di chilometri 9.

Il pianoro nella parte che è compreso nella circoscrizione di Tres-nuraghes ha tre sfossamenti, che formano tre valli; la prima quella che apresi a poca distanza al meriggio dell’abitato e poi continua verso ostro-libeccio sino a Foghe; la seconda che vi discende nella direzione di greco-libeccio cominciando da Sagama; la terza che parimente comunica con quella a poca distanza dalla prima e procede nella direzione dal greco-levante al ponente-libeccio.

La prima è lunga dieci chilometri, la seconda sette circa, la terza poco più di dieci.

Una quarta valle discendente dall’alte pendici boreali del monte di s. Lussurgiu, presso s. Leonardo, per chilometri 8 a maestro-tramontana, fa gomito presso Scano volgendosi da greco a libeccio per chilometri sette nel territorio di Senneriolo. Si congiunge allora con la valle di Cuglieri, che comincia dalle alte pendici dello stesso monte di s. Lussurgiu, nella parte che dicono monte Urticu, e scende per chilometri sette sino a trovar la predetta, la quale procedendo verso ponente passa sotto il colle di

s. Vittoria e si congiunge con la prima delle valli sopraenunciate, quella cioè di Tres-nuraghes, a poca distanza dall’antica fabbrica ora rovinante della cartiera.

La roccia calcarea è largamente sparsa, e se ne cuoce molta per calcina.

Pare che anticamente si scavasse una miniera di ferro, nel luogo detto Sa ferrera, dove sono alcuni avanzi dello stabilimento, che i paesani dicono Sa domo dessu ferru.

Noterò poi che in tutta la superficie indicata non si osservano che tre soli punti, dove il suolo si leva sul circostante livello e forma tre collinette, una a ponente-maestro a chilometri 2 1/2, la seconda e la terza a chilometri 5 1/2 o 6; la prima detta di s. Vittoria a sinistra della valle principale, l’altra detta di s. Marco, a destra, divise tra loro per un burrone.

Sono in questo territorio molte fonti, ma nessuna notevole per copia di acque, come si potea supporre. Le più vicine sono ad utilità della popolazione.

Le correnti o rivi che scorrono in questo territorio, o toccano i suoi limiti, sono il Molineddu, che propriamente è torrente di stagioni piovose, prossimo all’abitato, ed ha un piccol ponte fabbricatovi a spese della popolazione.

Nella seconda delle valli notate scorrono le acque provenienti da Sagama.

Nella terza è il fiume, che viene dalle notissime fonti della chiesa silvestre di s. Antioco, le cui acque mettono in moto molti molini di Scano, servono per le gualchiere a quei di Flussio, quindi a’ molini di Tres-nuraghes.

Nella quarta v’è il fiume di Scano accresciuto dalle acque di Cuglieri, proveniente per uno ed altro ramo dalle fonti superiori del monte di s. Lussurgiu.

Riunite queste acque presso l’antica cartiera possono impedire per molti giorni il passaggio; quindi sboccano in mare nel luogo detto Foghe, che vale foce, dove frequentano e si ricoverano le gondole coralline napoletane, ed algheresi, ed anche i battelli che attendono alla pesca delle acciughe, sardelle ed altre specie.

In alcune regioni così alla marina, come nelle valli, fanno selva gli alberi di alto fusto, i più ghiandiferi delle specie più comuni. Ma bisogna dire che vi è gran negligenza a ristaurare i danni che furono fatti dagli incendi e dalla scure dei pastori; il che sarebbe una grande utilità al comune nell’avvenire. Non sarebbe poi grande spesa chiuder in modo che non passasse il bestiame un tratto di terreno, porvi i semi o i piantini di quercia, soveri, elci, e mantener quella chiusura e curar la vegetazione de’ medesimi finchè si possano abbandonare alla natura.

Il selvaggiume non è raro ed il cacciatore può incontrare spesso cinghiali e daini, che i sardi dicono erroneamente caprioli.

Nelle specie minori si possono notare le volpi, lepri e martore e molti gatti selvatici.

L’uccellame è copioso e di moltissime specie, e indicherò delle specie principali di caccia le pernici, le tortori, i colombi che hanno nido nelle fessure della costa ed altri oltre le specie piccole che abbiam notato nelle altre parti dell’isola.

 
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